Firenze è stata individuata come città ideale per un museo della lingua italiana, che potrebbe vedere la luce negli spazi del Complesso di  Santa Maria Novella. “Sono appena stato con Dario Nardella (sindaco di Firenze, ndr) a vedere un luogo molto bello e che non avevo mai visto, la parte dietro il Complesso di Santa Maria Novella, quella che affaccia sulla stazione, dove c’è un luogo che era una caserma di Carabinieri: sono degli spazi molto belli. Sapete che è partito un dibattito sull’idea che l’Italia dovrebbe giustamente avere un museo della lingua italiana. Un museo che non può che essere a Firenze, che non può che essere collegato all’Accademia della Crusca, che non può che essere in questa città alla viglia delle celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante”. Lo ha detto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini, intervenuto a Firenze a un incontro sul tema “Europa” con Ferruccio De Bortoli, nell'ambito del ciclo di conferenze #VieusseuxDieciParole. “Ci lavoreremo - aggiunge il titolare del Collegio Romano - sarebbe un’altra cosa importante per l’Italia e per Firenze”. Il progetto di un museo della lingua italiana a Firenze era stato annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il 21 gennaio durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell’Università di Firenze.

L’EUROPA E IL NOSTRO DESTINO

“Oggi si parla di Europa - afferma Franceschini -: c’è bisogno di capire che Europa per troppo tempo è diventato un termine quasi sinonimo di problemi, rigore e pericolosità. Dobbiamo avere la convinzione che l’Europa è nostro destino inesorabile. Semmai è mancata una classe dirigente di uomini politici europei che mettesse un po’ di rischio anche individuale, nazionale, nell’accelerazione del processo di integrazione europea, poiché la storia europea è quasi sempre segnata da operazioni difensive o preventive che poi sono diventati passi avanti”. Il ministro per i Beni culturali ricorda che “l’Europa è nata come strumento per prevenire altri possibili conflitti europei. Un’Europa ora circondata da giganti dell’economia mondiale, che è già un po’ piccola tutta insieme, figuriamoci i singoli Stati, anche più grandi, come possono reggere il ritmo della competizione globale”. Secondo Franceschini “le operazioni difensive possono diventare l’occasione per fare un passo avanti e anche la Brexit potrebbe diventare un possibile acceleratore di integrazione, se ci sarà una classe dirigente all’altezza di questa operazione”.

 

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