Il 18 febbraio, giorno in cui si celebra il patrono di tutti gli artisti Beato Angelico, riapre alle 18 con una Messa il transetto di Santa Maria sopra Minerva. La Basilica torna così a essere accessibile per il culto, nonché fruibile dagli appassionati e dagli studiosi. Nel transetto sono conservate alcune delle opere più importanti della chiesa: la statua di Michelangelo raffigurante Cristo risorto, la cappella Carafa dipinta da Filippino Lippi, le tombe di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e dello stesso Beato Angelico.

Nell’edificio, chiuso dall’estate del 2019 per restauri e motivi di sicurezza, è in corso un importante intervento finanziato dal Fondo Edifici di Culto e realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, che interessa tutti gli interni della Basilica comprese le decorazioni architettoniche e i dipinti murali. Fino alla fine dei lavori l’ingresso al transetto della Basilica avverrà dall'entrata posteriore, sita in via Beato Angelico.

LA BASILICA

La piazza e la basilica che la domina devono il loro nome al Tempio di Minerva Chalcidica, eretto all'interno dei Sæpta Iulia dall’imperatore Domiziano nel I secolo dopo Cristo. Secondo un’antica tradizione, l’area fu concessa da Papa Zaccaria (741-752) alle suore Basiliane provenienti da Costantinopoli, che vi realizzarono una prima chiesa di piccole dimensioni, denominata fin da allora Santa Maria in Minervium. La costruzione dell’attuale edificio inizia nel XIII secolo, allorché i Domenicani subentrarono alle suore Basiliane.

I padri nel 1280 edificarono una chiesa di impianto gotico, ma a partire dalla metà del XV secolo il cardinale Giovanni Torquemada fece eseguire a sue spese la volta della navata maggiore, che era stata fino ad allora coperta da un soffitto a capriate. Dobbiamo al conte Francesco Orsini, prefetto di Roma, la facciata costruita nel 1453, come attesta una lapide. Nel 1557 papa Paolo IV elevò la chiesa a titolo cardinalizio: primo titolare fu Michele Ghislieri, divenuto poi Papa Pio V, mentre la facciata attuale è quella modificata nel XVII secolo dal cardinale Barberini. Questi e altri interventi mutarono l’originale aspetto dell’edificio secondo le estetiche e i gusti delle varie epoche, tuttavia tra il 1848 e il 1855 furono effettuati radicali restauri diretti da padre Girolamo Bianchedi, che volle riportare la chiesa alle primitive linee gotiche, con l’aggiunta di un partito decorativo delle pareti della navata centrale del transetto.

L'interno presenta tre navate, divise da 12 pilastri, e termina nel transetto con cappelle e coro: poche altre chiese possono vantare una raccolta così imponente e ricca di opere d'arte italiane. Lo stile monumentale del Rinascimento romano si dispiega nelle tombe del XVI secolo dei Papi della famiglia Medici, Leone X e Clemente VII, opere di Antonio da Sangallo, nel ritratto del cardinale Torquemada di Antoniazzo Romano, nella preziosa Cappella Aldobrandini e nella luminosa cappella Carafa affrescata da Filippino Lippi. Vicino ai gradini del Coro si trova la celebre statua di Cristo risorto, commissionata a Michelangelo nel 1514. Sotto l'altare maggiore spicca la tomba di Caterina da Siena, patrona d'Italia; la camera dove la Santa morì è stata ricostruita dietro la sacrestia nel 1637, con le medesime mura.

Anche l’obelisco che campeggia al centro di Piazza della Minerva è connesso alle vicende storiche della basilica: si tratta di un piccolo monumento eretto originariamente dal faraone Aprie (589-570 a.C.), di cui reca i geroglifici insieme ai nomi degli dei Atum e Neit, quest’ultima una figura della mitologia egizia che, non casualmente, in quella greco-romana corrisponde a Minerva. Si ignora quando l’obelisco sia stato trasportato a Roma per essere innalzato nel vicino Iseo Campense: lo trovarono i domenicani di Santa Maria sopra Minerva all'interno del giardino del loro monastero e vollero che venisse posto nella piazza di fronte alla chiesa. L'elefantino che lo sorregge, disegnato da Gian Lorenzo Bernini, è stato scolpito da Ercole Ferrata ed eretto l'11 luglio 1667.

 

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