Già solo le procedure di selezione della Capitale italiana della Cultura servono ad ‘educare’ i territori alla costruzione di politiche di valorizzazioni integrate e partecipate con una visione strategica dello sviluppo a base culturale. Secondo il responsabile Cultura e Turismo dell’Anci Vincenzo Santoro, il bando della Capitale italiana della cultura “è stata un’intuizione molto positiva perché ha stimolato una serie di dinamiche territoriali veicolandole nella direzione di politiche di valorizzazione integrate: per partecipare è necessario infatti - spiega ad AgCult - un progetto partecipato, una strategia integrata con un piano strategico e una visione di medio lungo periodo”. 

Ora, la procedura che si è affinata nel tempo “costringe le città a cercare delle caratteristiche identitarie ma soprattutto le costringe a fare un ragionamento sulla strategia partecipata. E già questo di per sé è un aspetto molto positivo: induce una maturazione delle politiche di valorizzazione. Per chi vince poi questo rappresenta un’occasione di visibilità e di proiezione esterna di tutto rilievo”. 

In generale, quindi, l’aspetto principale di queste competizioni - sottolinea Santoro guardando il progetto da un osservatorio nazionale - è proprio lo stimolo che si esercita sui comuni a progettare in modo strategico e partecipato la candidatura. “In questo, è decisivo come viene impostato il bando. Quello sulla Capitale della cultura si è affinato nel tempo e ha raggiunto un buon equilibrio”. 

MISURARE GLI IMPATTI

Quindi l’idea è positiva e stimola anche la valorizzazione integrata e partecipata dei territori. Ma poi è possibile misurare realmente l’impatto sullo sviluppo e la crescita delle città che vincono queste competizioni? “L’impatto - spiega Santoro - è difficile da misurare e non spetta certo a noi farlo, tuttavia i risultati dipendono anche dalle risorse a disposizione e dalla capacità stessa dei territori di mobilitare risorse ulteriori rispetto a quelle assegnate. In linea di massima è sempre più difficile stimolare la produzione di infrastrutture culturali rispetto alle attività. Il rischio alla fine potrebbe essere proprio quello di ridursi a realizzare una rassegna di eventi”. 

Di sicuro c’è che, finora, le città coinvolte nel progetto hanno visto un incremento turistico considerevole durante l’anno del titolo, mentre è molto più complesso valutare l’impatto nel tempo. “Questo resta il problema da porre: su queste iniziative è necessario avere la possibilità di fare valutazioni scientifiche. Certo, il tempo passato è ancora breve e non è facile separare fattori esterni da fattori interni come ad esempio la crescita dei musei”.

LA CAPITALE DELLA LETTURA

L’esempio della Capitale italiana della cultura che ha raggiunto ormai un grado elevato di maturazione, aiuta anche a capire come sarà la Capitale italiana del libro, prevista dalla legge sulla promozione della lettura approvata poche settimane fa in Parlamento e che stanzia 500 mila euro all’anno per il vincitore. Per capire come effettivamente funzionerà questo nuovo riconoscimento bisognerà però aspettare l’emanazione dei decreti attuativi della legge. “Attraverso una corretta procedura di competizione si possono stimolare buone pratiche di tipo strategico. Un percorso già sperimentato con i patti locali per la lettura, stimolando i comuni a mettere insieme la filiera territoriale”. 

 

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