“Un rinvenimento eccezionale perché dopo 120 anni abbiamo scoperto in maniera inaspettata quello che era il contesto descritto da Boni nel 1900 e che lui aveva portato alla luce in quegli anni. Pensiamo che possa essere il cenotafio di Romolo, un luogo dove veniva celebrata la memoria del fondatore della città”. Non nasconde l'entusiasmo la direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, nel presentare alla stampa l’eccezionale scoperta - accanto al complesso della Curia-Comizio - di un ambiente sotterraneo con all’interno un sarcofago in tufo di circa m 1,40 di lunghezza, associato ad un elemento circolare, probabilmente un altare. Il sarcofago è stato scavato nel tufo del Campidoglio e dovrebbe pertanto risalire al VI sec. a.C. Il contesto, già noto a Giacomo Boni e ad Alfonso Bartoli, risulta evidentemente preservato dalla sovrastante fabbrica della Curia e coincide con quello che le fonti tramandano essere il punto post rostra dove si collocano sia il Lapis Niger sia il luogo stesso della sepoltura di Romolo.

LA STORIA

Nel 1898 Giacomo Boni, veneziano, archeologo illuminato venne chiamato dal ministro Boselli a dirigere gli scavi al Foro Romano: a lui si devono importanti scoperte nel Foro e sul Colle Palatino. Fu il primo a portare avanti un progetto sistematico di scavo e valorizzazione dell’area archeologica centrale. Nel 1899 individuó a pochi metri dal Lapis Niger e dal Comizio, presso il portico d’ingresso della Curia Iulia, una cassa o vasca in tufo e un tronco di cilindro.

A questo rinvenimento Boni non attribuì una particolare importanza tanto che se ne perse la memoria e l’esatta ubicazione.

A 120 anni di distanza, gli archeologi del Parco del Colosseo, in particolare Patrizia Fortini, ristudiando la documentazione di scavo di Giacomo Boni hanno intuito l’importanza del rinvenimento, trattandosi di un vano ipogeo come desunto dai disegni di Boni, con all’interno un sarcofago, quello che Boni denomina cassa o vasca. Un monumento quindi ubicato in un luogo fortemente simbolico per la vita politica di Roma.

Nel novembre del 2019 si è avviato il cantiere di scavo con lo smontaggio della scala Bartoli finalizzato anche a riproporre filologicamente l’antico accesso con portico alla Curia Iulia. Ma con grande emozione lo scavo ha portato il rinvenimento del vano ipogeo così come l’aveva descritto Boni, intatto, dietro una tamponatura in mattoni risalenti al restauro della curia degli anni 30 del 1900 di Alfonso Bartoli.

VALORIZZARE E RENDERE FRUIBILE L’AREA

Boni, ricorda la Russo, “individua questo monumento ma non lo interpreta, lo descrive soltanto, uno dei motivi per cui poi è stato dimenticato e se n’è persa memoria. Noi abbiamo iniziato questo grande progetto di valorizzazione di questa area che prevede gli scavi di tutta questa parte antistante alla Curia, che si riconnettono con quelli già avviati dal 2014 del Lapis Niger e del Comizio. L’intento è quindi di valorizzare tutta questa area e renderla fruibile al pubblico, speriamo entro due anni. Per noi è stata veramente inaspettata questa scoperta perché pensavamo fosse andata distrutta negli anni. Uno scavo che ha origine dallo studio della documentazione d’archivio proprio sugli scavi Boni. Patrizia Fortini ha capito infatti l'importanza di questo scavo che era passato inosservato; poche settimane fa abbiamo individuato il vano ipogeo con quello che Boni credeva fosse una vasca ma in realtà è chiaramente un sarcofago. Analizzando bene si può dire che il vano doveva essere più ampio anche perché Bartoli dà una notizia, ovvero la presenza di due botole nella Curia proprio in asse con il vano ipogeo, che probabilmente si riferiscono alla parete di chiusura del vano”.

PERCORSO DELLA MEMORIA

“Spero che questo progetto – ha concluso la Russo - possa portare finalmente a una valorizzazione e a una completa fruizione dell’intera aera, un ‘percorso della memoria e delle origini’: questo è il nostro obiettivo. Noi abbiamo iniziato questo grande progetto di valorizzazione che prevede gli scavi di tutta questa parte antistante alla Curia, che si riconnettono con quelli già avviati dal 2014 del Lapis Niger e del Comizio. L’intento è quindi di valorizzare tutta questa area e renderla fruibile al pubblico, speriamo entro due anni".

“Lo scavo archeologico riprenderà alla fine di aprile e credo ci saranno ulteriori sorprese in quanto è evidente sul lato occidentale del vano una sezione stratigrafica intatta”, ha aggiunto la Russo. “Il Parco archeologico del Colosseo metterà a disposizione di tutti gli studiosi i dati che mano a mano produrremo”.

 

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