"Nei giorni scorsi vari giornali hanno diffuso la notizia che il Mibact ha elaborato un disegno di legge che riguarda tutte le questioni del settore turismo per le quali è urgente fissare nuove norme: imprese culturali, settore locazioni brevi, ecc. Tra questi temi c'è naturalmente anche la professione di guida turistica, che giace nel pantano del vuoto legislativo dal 2013". Lo sottolinea in una nota Agta, l'Associazione Guide Turistiche Abilitate. "Nel disegno di legge Franceschini la parte sulle guide consiste in una modifica dell'art. 3 della 97/2013, che si limita a fissare solo pochissimi punti:

  • laurea triennale come titolo di studio richiesto.
  • creazione di un elenco nazionale delle guide turistiche.
  • Soppressione della data entro la quale il MIBACT sarebbe stato obbligato, sulla base della 07/2013, a pubblicare i siti per i quali occorre una specifica abilitazione.
  • Inserimento di tutte le professioni turistiche (guida turistica incluse) tra le professioni non organizzate.
  • Si demanda tutto il resto delle norme (classi di laurea, profilo professionale, classi di laurea, modalità di esami, ecc.) a un successivo decreto ministeriale d'intesa con la Conferenza unificata.
  • Si demandano alle Regioni gli esami e il rilascio delle abilitazioni.

Il testo è però pesantemente criticato dalla maggioranza delle sigle turistiche, che sono sul piede di guerra. La presidente nazionale dell'AGTA Associazione Guide Turistiche Abilitate, Isabella Ruggiero, riassume i principali punti contestati:

  • Il rifiuto di fare una legge omogenea e competa sulla professione di guida. Si continua con modifiche dell'art. 3 e con Decreti Ministeriali da 7 anni.
  • L'annullamento, di fatto, dei siti specialistici che avrebbero almeno salvato la professione dalla deregolamentazione più totale. Vengono rimandati nel futuro come una cellula spaziale alla deriva.
  • La presa in giro di una abilitazione nazionale ma senza un esame di stato, bensì ancora basata su esami regionali, che ovviamente saranno “uniformi” ma non identici. Si correrà a fare l'esame dove sarà più facile.
  • La laurea triennale, che poi si troverà il modo di equiparare a diplomi di ogni tipo, come titolo di accesso. In un secolo come il nostro in cui i laureati sono costretti a lavorare nei call center per mancanza di sbocchi o a emigrare all'estero, si continua a pensare che la laurea magistrale non sia necessaria per una figura che illustra i beni culturali e la civiltà della nazione. Perché per le Regioni è importante rilasciare più abilitazioni possibili, che equivalgono a voti e introiti.
  • Il rifiuto di intervenire sul riconoscimento della abilitazione con diritto di stabilimento e sulla prestazione occasionale temporanea. Due questioni su cui la categoria ha sollevato da tempo le proteste per l'uso improprio che se ne fa e per la “facilità” con cui vengono rilasciate. Nessuno ha intenzione di mettere fine agli abusi evidenti, con la scusa che “l'Europa non lo permette”.

Le guide di AGTA commentano: “In conclusione, ancora una volta il Governo abdica di fronte alle Regioni. Non vuole imporre l'esame di stato. Lascia alle Regioni campo libero, tranne le poche regole che verrano scritte sul DM.

E purtroppo abdica pure di fronte all'Europa, anche quando avremmo tutte le carte per pretendere e imporre regole diverse. Non vogliamo impedire la professione agli stranieri, anzi, nelle nostre fila c'è un numero altissimo di guide abilitate da tutti i paesi del mondo. Chiediamo che però le guide con abilitazione rilasciate dall'Italia non siano discriminate rispetto a quelle di altri paesi, alle quali viene concesso tutto. 

La Sottosegretaria Bonaccorsi ha recentemente organizzato gli incontri per ascoltare le sigle di categoria, ma il risultato è esattamente l'opposto di quanto chiesto da due terzi delle sigle. Si pretende di decidere le regole di una professione facendole piombare dall'alto, con un testo redatto da funzionari e amministratori, imponendo anzi ciò che la maggioranza delle guide aveva contestato, invece che scriverle insieme alla categoria, a un tavolo comune. Chiediamo al Ministro e alla Sottosegretaria un incontro per confrontarsi in maniera costruttiva.”

Conclude Ruggiero: “Siamo una categoria in gran parte composta da liberi professionisti a Partita IVA. Sulla base dei prossimi passi del Ministero e del Governo, AGTA deciderà se chiedere la chiusura delle Partite IVA a tutti i suoi Soci e spingerli verso nuove forme di lavoro, come i free tour. Se per il Governo conta solo la liberalizzazione, noi ci adegueremo con forme di lavoro come quelle svolte dagli abusivi stranieri: servizi che non vanno contro le leggi ma che non portano un euro alle casse dello Stato. Se la guida la possono fare tutti e se dobbiamo essere tutti uguali, lo saremo anche nei contributi fiscali allo Stato.”

 

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