L’ultima volta, un anno fa, Vittorio Sgarbi e Sebastiano Tusa erano venuti insieme a tourismA, il Salone dell’archeologia e del turismo culturale di Firenze. Col presidente del FAI Andrea Carandini, avevano lanciato il loro accorato appello per l’abbattimento del Ponte Morandi di Agrigento. Ora, a distanza di un anno, quella stessa manifestazione (conclusasi ieri) è stata l’occasione per commemorare il noto archeologo siciliano scomparso nel tragico incidente aereo dell’Ethiopian Airlines il 10 marzo 2019.

E non sono mancati momenti di commozione alle parole di Vittorio Sgarbi che davanti ad una folta platea, ha ricostruito così il suo rapporto con Tusa: "Delle cose che accadono nella vita, la peggiore è quella che investe il tema della morte, che in questo caso è speculare a mio vantaggio e a suo danno. Quando me ne andai in modo burrascoso e polemico con il presidente, dissi che il mio successore ai Beni Culturali doveva essere Tusa. Così è accaduto. Quindi lui ha preso il mio posto e l’ultimo viaggio che ha fatto, lo ha fatto al mio posto, morendo al mio posto. Da questo punto di vista ciò che ci lega è proprio la sua morte".

A tourismA un accenno poi da parte del critico d’arte ai grandi progetti e alle visioni comuni con Tusa tra cui la ricostruzione del “tempio G” di Selinunte, mentre l’ultimo ricordo che Sgarbi ha dell’archeologo è "mentre a Palazzo Reale a Milano guardiamo la mostra su Antonello da Messina perdendo poco dopo per sempre i rapporti della nostra vita".

 

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