Istituire il Museo nazionale della guerra fredda con sede a Pordenone, i cui compiti sono la valorizzazione e la fruibilità, in modo unitario, del patrimonio relativo alla guerra fredda; la promozione degli studi sulla guerra fredda al fine di contribuire alla diffusione di una conoscenza critica della storia delle guerre e alla comprensione dei fenomeni di instabilità; lo sviluppo nelle giovani generazioni e nella più ampia opinione pubblica della cultura della pace e della collaborazione tra le nazioni e tra i popoli. E’ quanto prevede una proposta di legge presentata alla Camera da Debora Seracchiani (Pd), assegnata nelle scorse settimane alla commissione Cultura in sede referente.

In Italia, le istituzioni museali dedicate alla storia della guerra fredda sono da considerare limitate, sia per il nucleo tematico trattato, sia per la dimensione espositiva, sia, infine, per il carattere locale che esse assumono. Si segnalano, in particolare, la Base Tuono, museo a cielo aperto della guerra fredda a Folgaria (Trento), costituito da tre postazioni di missili terraaria Nike Hercules collocate in mezzo alle montagne del Trentino, e il Museo diffuso a cielo aperto lungo il confine a Gorizia-Nova Gorica, che consiste in un percorso interattivo tra luoghi e memorie basato sul concetto di ‘realtà aumentata’.

L’esigenza di fondo – prosegue la Serracchiani - è oggi quella di razionalizzare e mettere in rete le molteplici potenzialità esistenti, nonché di promuovere la conservazione e l’esposizione dei materiali documentali inerenti alla guerra fredda per una piena valorizzazione della memoria nazionale iscritta anche nella comune memoria europea e internazionale.

La proposta di legge nel dettaglio istituisce il Museo nazionale della guerra fredda con sede a Pordenone, presso idonei locali concessi dal Ministero della difesa (articolo 1), i cui compiti sono (articolo 2): a) la valorizzazione e la fruibilità, in modo unitario, del patrimonio relativo alla guerra fredda; b) la promozione degli studi sulla guerra fredda al fine di contribuire alla diffusione di una conoscenza critica della storia delle guerre e alla comprensione dei fenomeni di instabilità; c) lo sviluppo nelle giovani generazioni e nella più ampia opinione pubblica della cultura della pace e della collaborazione tra le nazioni e tra i popoli.

L’articolo 3 definisce le attività del Museo, ovvero: rendere fruibili i luoghi in cui organizzare la memoria della guerra fredda; recuperare, catalogare, conservare e proporre, con approccio multidisciplinare, il materiale documentario; promuovere la ricerca storica; proporre in forma multimediale quadri significativi dei materiali raccolti, attraverso percorsi espositivi, biblioteca, archivio, mostre permanenti e temporanee, pubblicazioni e altre iniziative; promuovere tutte le tipologie di eventi e manifestazioni, ai fini di una più ampia

conoscenza e dell’elaborazione di progetti di formazione; realizzare un sistema a rete con i musei della guerra esistenti in Italia e consentire la fruizione a distanza dei materiali custoditi ed esposti; collegare e coordinare la sua offerta espositiva con quella dei musei esteri sulla guerra fredda e con centri di studio, di documentazione e di ricerca universitaria di altri Paesi, allo scopo di realizzare progetti e iniziative comuni; fornire sostegno al lavoro della scuola e all’educazione permanente, anche attraverso proprie proposte didattiche o divulgative; promuovere e svolgere ricerche in materia di conservazione dei materiali di propria competenza e delle tecnologie utilizzate nel settore.

L’articolo 4 prevede l’istituzione della Fondazione del Museo, in collaborazione

con il comune di Pordenone, con la regione Friuli Venezia Giulia, con le università di Trieste e di Udine e con l’associazione culturale Centro di documentazione e ricerca sulla guerra fredda. La Fondazione programma l’attività del Museo su base triennale e ne definisce l’organizzazione, ha rapporti giuridici con l’esterno, regola le attività amministrative e predispone una relazione annuale sulle azioni realizzate.

L’organo di indirizzo della Fondazione nomina il direttore scientifico su proposta del Centro di documentazione e ricerca sulla guerra fredda. L’articolo 5 istituisce il comitato scientifico, presieduto da uno studioso o da una personalità di chiara fama e costituito da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri della difesa, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’economia e delle finanze, dell’istruzione, dell’università e della ricerca e per i beni e le attività culturali e per il turismo, nominati dai rispettivi Ministri, su proposta del Centro di documentazione e ricerca sulla guerra fredda. Il comitato scientifico ha il compito di elaborare le linee progettuali del Museo, di fare proposte di iniziative e di progetti scientifici e didattici, di indicare materiali da acquisire e di esprimere pareri sull’organizzazione scientifica sull’attività del Museo, di collaborare per la redazione del piano triennale e del programma annuale,

nonché di partecipare alla realizzazione della rete museale.

L’articolo 6 fissa la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2019 per la realizzazione della sede del Museo, nonché la spesa di 1,5 milioni di euro annui, a decorrere dal 2019, quale contributo per le spese di funzionamento.

 

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