L’emergenza Coronavirus ha costretto i musei a chiudere le loro porte al pubblico lasciando spazio ad alternative digitali. ICOM - la principale organizzazione internazionale che rappresenta i musei e i suoi professionisti - ha raccolto i casi studio più “stimolanti”, raccontando come i musei di tutto il mondo riescono a raggiungere il loro pubblico da remoto. Si tratta di un elenco delle migliori pratiche di sensibilizzazione digitale, rese note anche in vista della Giornata internazionale dei musei 2020, in programma tra due mesi (il 18 maggio) e che secondo ICOM “è l’occasione perfetta per esplorare la capacità dei musei di sfruttare il potere dei social media”.

COLLEZIONI E TOUR ONLINE

Da diversi anni ormai i musei condividono le loro collezioni online. La digitalizzazione delle opere d’arte - sottolinea ICOM - rappresenta una grande opportunità per la promozione del patrimonio, per estendere la fruizione e il rapporto con i visitatori oltre il museo e, in definitiva, incoraggiare i processi di co-creazione con il pubblico. Recentemente, Smithsonian - il celebre istituto di ricerca, fondato a Washington nel 1846 - ha pubblicato 2,8 milioni di immagini ad alta risoluzione da tutte le sue collezioni su una piattaforma online ad accesso aperto. All’inizio di quest’anno, inoltre, i Musei di Parigi hanno messo in free download oltre 100mila capolavori. La crisi sanitaria sta spingendo sempre più istituzioni a trasformare le loro collezioni in virtuali: istituzioni culturali cinesi tra cui il Museo delle Tre Gole e il Museo di storia naturale di Chongqing, o il museo nazionale di Pechino, hanno deciso di aumentare le loro offerte digitali. È possibile accedere a circa 100 mostre online da qualsiasi luogo tramite il sito web della National Cultural Heritage Administration cinese.

FACEBOOK

Molti musei offrono regolarmente tour in diretta delle loro collezioni e mostre, spesso spiegate dai curatori o dai direttori dei musei stessi. Questo - secondo ICOM - rappresenta uno strumento straordinario per aumentare il coinvolgimento, con uno sguardo dietro le quinte del museo, e raggiungere un pubblico più ampio. ICOM ricorda in questo senso un evento straordinario, avvenuto il 14 agosto 2017, quando in diretta Facebook sono state riunite le cinque versioni dei Girasoli di Vincent van Gogh: quelle della National Gallery di Londra, della Neue Pinakothek di Monaco di Baviera, del Philadelphia Museum of Art, del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Sompo Museum di Tokyo.

INSTAGRAM E PINTEREST

Tra i casi studio c’è anche “Triennale Decameron” (storie in streaming ai tempi del Coronavirus), il “progetto di incontri con artisti trasmesso ogni giorno alle 17 sul canale Instagram della Triennale di Milano”, ricorda ICOM riportando le parole del direttore artistico Lorenza Baroncelli: “Questo momento di crisi può diventare un'opportunità per sperimentare linguaggi espressivi che in un regime di normalità non avremmo mai avuto il coraggio di sperimentare”. Anche Pinterest è un'ottima piattaforma per sperimentare nuove connessioni: qui - sottolinea ICOM - il Getty Museum mette a disposizione pezzi straordinari della sua collezione.

TWITTER

Il Museum of English Rural Life (MERL) utilizza Twitter per coinvolgere il proprio pubblico e promuovere la propria collezione in modo spiritoso e coinvolgente. Le discussioni su Twitter possono migliorare la narrazione: anche di recente ICOM ha fatto un tentativo durante la Giornata internazionale della donna, regalando al suo pubblico la storia di Margaret M. Brayton, una pioniera di #WomeninMuseums.

PODCAST E HASHTAG

I podcast sono una tendenza in aumento nel mondo dei musei. Sono convenienti e possono essere apprezzati durante gli spostamenti o mentre si è in quarantena a casa. Gli hashtag sono aggregatori di contenuti: i musei possono usarli per invitare il pubblico a seguire una storia o una serie di post, concentrandosi su un argomento specifico. A seguito della chiusura forzata dei musei, molte istituzioni italiane si sono rivolte ai social media per rimanere accessibili ai visitatori. A Milano, la Pinacoteca di Brera ha lanciato #ResistenzaCulturale con l’obiettivo di portare il museo a casa dello spettatore con storie personali e sguardi dietro le quinte. Progetto simile è #storieaportechiuse del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

 

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