Una serata dedicata a un grande protagonista dell'arte rinascimentale, raccontata in un documentario in prima visione assoluta: è “Raffaello. Il mito e la modernità”, il documentario inedito che il programma di Rai Cultura "Art Night", in onda venerdì 20 marzo alle 21.15 su Rai5, dedica al Maestro urbinate di cui quest'anno ricorrono i 500 anni dalla morte (6 aprile 1520).

Il filmato ricostruisce, con studiosi ed esperti, la figura e la carriera dell’artista che non fu solo pittore e architetto, ma anche intellettuale capace di interpretare il progetto di un’intera società. Grazie ad alcune riflessioni dello scrittore e restauratore Antonio Forcellino, il documentario ripercorre quello che viene considerato il “periodo d’oro”, gli anni romani dal pontificato di Giulio II alla morte di Leone X nel 1521, scenario storico dell’attività di Raffaello.

Si parte analizzando le opere d’architettura, completate dai suoi allievi ma rivelatrici del suo stile inconfondibile: con lo storico dell’architettura Alessandro Viscogliosi visitiamo la splendida Villa Madama e la Cappella Chigi in S. Maria del Popolo, mentre l’architetto Paolo Portoghesi spiega Raffaello e il fondamentale riferimento alla classicità. Dall’amore di Raffaello per l’Antico nasce la “Lettera a Leone X”,  scritta con l’amico Baldassarre Castiglione, primo esempio di storia della tutela del patrimonio artistico: ne parla lo storico Francesco Paolo di Teodoro ai Mercati di Traiano, sottolineando come tale patrimonio sia considerato da Raffaello fondamento dell’identità italiana, giungendo fino a noi come principio ispiratore dell’articolo 9 della Costituzione Italiana.

E poi il rapporto intenso con i committenti, i papi naturalmente e l’amico banchiere Agostino Chigi: la Villa Farnesina, luogo di svago e delizie del ricco banchiere Agostino, mostra una perfetta simbiosi tra architettura e paesaggio. Raffaello lavorerà prima all’affresco della Galatea (illustrato dalla conservatrice della Villa, Virginia Lapenta) per poi passare a quelli della “Loggia di Amore e Psiche”, illustrati dalla esperta botanica Giulia Caneva e dal chimico Antonio Sgamellotti, realizzati dai migliori allievi della sua feconda bottega.

Raffaello ha trovato il modo di sviluppare anche il talento degli altri. Questa è un’altra delle caratteristiche straordinarie dell’artista che permette un excursus nel contemporaneo: la “bottega” di Vetrya, un’azienda che si occupa di intelligenza artificiale e, sul modello di una bottega rinascimentale, promuove innovazione e cultura. Ne parlano i fondatori Katia Sagrafena e Luca Tommasini (il più giovane Cavaliere del Lavoro).

Per approfondire la fortuna di Raffaello dal Cinquecento all’Ottocento, si visita la Collezione Davoli (illustrata dai curatori Zeno Davoli e Chiara Panizzi) nella Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, dove le incisioni di Marcantonio Raimondi ed altri sono la testimonianza della diffusione dei modelli raffaelleschi nelle corti d’Europa e non solo.

Per concludere, il lascito di Raffaello ad un artista contemporaneo, Luigi Ontani, autore di un autoritratto nelle vesti di Raffaello. Parla del suo percorso identitario anche attraverso l’ideale sublime di Raffaello, come simbolo dell’attualità dell’arte che contempli una memoria che guarda al futuro.

 

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