Una perdita netta di circa 20 milioni di euro al mese. A tanto ammonta il danno che l’emergenza da coronavirus ha prodotto per il settore museale statale. A fare i conti con AgCult è Antonio Tarasco, direttore del Servizio I della Direzione generale Musei del Ministero dei Beni culturali e del Turismo, che giudica “niente affatto felice l’impatto del Covid-19 sul sistema dei musei statali. Noi abbiamo una modalità di produzione dei ricavi basata principalmente sulla biglietteria. Pertanto, l'interruzione del servizio comporta immediatamente la soppressione di circa il 90% delle entrate”, spiega il dirigente Mibact. 

I numeri della crisi sono impietosi rispetto ai grandi numeri che la rete museale statale poteva vantare finora. Nel 2019 i musei dello Stato hanno incassato 365 milioni di euro lordi, 355 dai luoghi della cultura che fanno capo alla Direzione generale Musei e altri 12 circa da luoghi che fanno capo ad altri soggetti (ad esempio le Soprintendenze). Dalle biglietterie entrano nelle casse del Mibact 229 milioni di euro lordi che producono un incasso netto pari a 198 milioni di euro, circa 16,5 mln di euro al mese di media. Ma appunto di media si tratta, perché in realtà nei mesi di marzo, aprile e maggio si registra abitualmente una curva in salita rispetto ai mesi invernali che segnano in genere il punto più basso per gli incassi. La cifra realistica si avvicina quindi ai 20 milioni di euro netti al mese se all’incasso delle biglietterie si va ad aggiungere anche un 10% di altri ricavi legati ai servizi accessori (come bookshop, etc). 

E’ proprio questa percentuale di ‘altri ricavi’ che fa a dire ad Antonio Tarasco, autore, tra l’altro, di studi su Diritto e gestione del patrimonio culturale (Laterza, 2020), come questo dramma che si sta abbattendo sul nostro paese “pone in evidenza tutte le contraddizioni di un sistema basato sulla biglietteria. Dovremmo imparare - spiega - a sviluppare delle linee di guadagno diverse. In questo momento avremmo potuto controbilanciare gli effetti negativi di un’emergenza di questo tipo”. Se questa tragedia si abbattesse in America o in Inghilterra il discorso sarebbe invece molto diverso: “I musei anglosassoni fondano la prevalenza dei loro ricavi sui servizi accessori, donazioni e sul merchandising. Ci sono poi i marchi che all’estero sono valorizzati (vedi l’esempio del Louvre che incassa 400 milioni di euro dagli Emirati Arabi)”.

Insomma, il virus ha gettato in una crisi nera il settore dei musei di Stato. “Con quegli introiti avremmo finanziato le altre strutture della rete museale. Dal 2016 a oggi siamo sempre cresciuti con gli incassi da biglietteria e le previsioni erano ulteriormente in crescita per l’anno in corso”, ribadisce Tarasco. Oltre alla biglietteria, ci sono altre voci che vanno a comporre l'incasso complessivo della Dg Musei: servizi aggiuntivi, sponsorizzazioni, mostre, prestiti, donazioni. E anche queste sono messe in grave difficoltà dall’emergenza per la quale, al momento, non è possibile ancora scorgere la fine.

 

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