Nella convinzione che la funzione di tutela riesca a testimoniare pienamente il proprio valore di leva di sostegno e sviluppo sociale quando riesce a far 'toccare con mano', rendendolo visibile, il valore che individua, preserva e genera, la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia - diretta da Annalisa Rossi - partecipa al Dantedì proponendosi come leva di supporto e cassa di risonanza di alcuni esemplari significativi del patrimonio dantesco custoditi in territorio lombardo e in particolare di due delle città più martoriate dalla emergenza sanitaria in corso.

L'Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana e la Civica Biblioteca Queriniana di Brescia, lungi dal sottrarsi alla sollecitazione, hanno accolto con generoso entusiasmo la proposta di collaborazione della SAB Lombardia, offrendo la possibilità di valorizzare due loro esemplari nel più ampio contesto della narrazione del patrimonio dantesco in Lombardia.

Grazie alla collaborazione con l'Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana di Milano e con la Biblioteca Civica Queriniana di Brescia, la SAB Lombardia propone un viaggio virtuale alla scoperta di due testimoni eccezionali della tradizione dantesca:

  1. il Codice Trivulziano 1080, manoscritto membranaceo, datato 1337 (uno dei cosiddetti Danti del Cento): Il manoscritto fu già oggetto di una significativa mostra milanese nel 2015 "Il collezionismo di Dante in casa Trivulzio", curata dall'Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, nel corso della quale erano state esplorate le valenze della importante collezione trivulziana di esemplari danteschi. Adesso saranno mostrati del codice i tre capilettera istoriati che aprono ciascuna delle cantiche e, oltre ai rinvii alla edizione digitale integrale del manoscritto che compare nel catalogo online della mostra, ancora visibile, ne saranno offerte descrizioni di dettaglio, unitamente a curiosità e a riferimenti culturali al contesto nel quale l'esemplare fu redatto e al suo valore nel contesto della tradizione, circolazione e ricezione della Commedia.
  2. il Codice Trivulziano 1076, manoscritto membranaceo lombardo della fine del Trecento. L’eleganza della mise en page e dell’apparato decorativo, che orienta la confezione materiale del volume verso l’Italia settentrionale (molto probabilmente la Lombardia) alla fine del XIV secolo, lascia intravedere un ambiente di fruizione aristocratico e raffinato, fatto di dame e cavalieri analoghi a quelli che, in abiti trecenteschi, popolano i bas de page del volume. Non a caso, la decorazione illustrata del manoscritto è stata accostata a quella dei romanzi cavallereschi coevi e ricondotta all’attività del Maestro del De natura deorum, un anonimo miniatore influenzato dallo stile della bottega di Giovannino de’ Grassi. Di sua mano anche il bas de page di c. 13r miniato con la scena di Dante e Virgilio che incontrano Paolo e Francesca, una raffigurazione che invita ancora oggi all’ascolto del Canto V dell’Inferno, accompagnato da una rilettura scenica del personaggio di Francesca da Rimini, attraverso la viva voce di Giuliana Nuvoli (Università degli Studi di Milano – Associazione Culturale Dante e le Arti).
  3. l'incunabolo Commedia, con commento di Cristoforo Landino. Brescia, Bonino Bonini, 31 V  [Brescia, Biblioteca Queriniana, Inc. Lechi 197], del 1487, vero e proprio capolavoro della tipografia bresciana del XV secolo. La Biblioteca Queriniana aveva richiesto autorizzazione alla esposizione del volume per una mostra esclusiva in occasione del Dantedì 2020 presso il Palazzo Martinengo Colleoni di Brescia. La SAB Lombardia si propone a supporto dell'ente vigilato, valorizzando il grande lavoro svolto dal direttore Ennio Ferraglio e dal suo staff e rendendolo visibile, a sottolineare la resistenza e la resilienza culturale di  un territorio, quello bresciano, martoriato dalla emergenza in corso. Considerata il capolavoro della tipografia bresciana del XV secolo, questa edizione è adorna di 68 xilografie, che illustrano i canti fino al primo del Paradiso.  Le matrici impiegate dal Bonini sono in realtà 60 (ci troviamo, infatti, di fronte  a casi di riuso delle medesime matrici per illustrare canti diversi) e sono opera di mani differenti per stile e qualità dell’esecuzione: gli esiti migliori si ravvisano nelle immagini a corredo dei canti I-IV dell’Inferno. Si tratta, nel complesso, di un aristocratico in-folio di 310 carte, frutto di un ambizioso progetto editoriale: costituire la prima edizione interamente illustrata del poema dantesco; in poche parole, la risposta bresciana all’edizione fiorentina di Niccolò di Lorenzo del 1481, il cui apparato iconografico, con i rami tradizionalmente attribuiti a Botticelli, non andava oltre l’illustrazione dei primi 19 canti dell’Inferno. Si mostrerà la prima pagina dell'Inferno e 3 delle 68 xilografie, unitamente a curiosità sull'esemplare e sullo stampatore e decoratore, oltre a una peculiarità dell'esemplare, pensato per una personalizzazione ad opera del possessore in una specie di sfida enigmistica.

La mostra virtuale si svilupperà in una galleria di immagini e scritti, che saranno pubblicati in serie nel corso della giornata del 25 sulla pagina Facebook della SAB Lombardia, sul sito istituzionale e su DB Unico dedicato del MIBACT, in modo da accattivare il pubblico, anche generico, e da tenerlo tutto il giorno inchiodato al sequel…con la sorpresa finale del video con la rilettura scenica di Francesca da Rimini.

La serie sarà pubblicata nel numero di 1 post ogni ora a partire dalle ore 12 del 25, fino alle ore 20.

 

 

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