L’Europa, ovvero prima la Comunità e ora l'Unione europea, è il risultato di una costruzione graduale ma animata da una forte spinta utopica e politica fin dai suoi Padri fondatori negli anni ‘50 del secolo scorso.

Ci sono stati stop and go continui perché alla base ci deve essere la spinta dei cittadini attraverso il Parlamento europeo, ma anche le migliaia di reti e forum, la volontà degli Stati membri di conferire (non “cedere”) all'Unione europea poteri e competenze oltre che un bilancio proprio, la capacità e autorevolezza della Commissione europea di essere davvero “garante dei Trattati” e del metodo comunitario nonché di avere l’ambizione di realizzare e innovare processi e soluzioni.

Dopo la forte spinta degli anni ‘90 del XX secolo, di cui sono simbolo la cittadinanza europea approvata nel trattato di Maastricht, il libro bianco di Delors, la moneta unica e il progetto di Costituzione, l'Europa ha avuto una battuta d’arresto nei referendum di alcuni Paesi contrari a una costituzione ambiziosa. Ha dovuto accettarne una più timida con il Trattato di Lisbona (che però offre molte opportunità anche interpretative, tra cui il terzo pilastro Giustizia sicurezza e affari interni, a cui fa capo l’immigrazione).

Ma a mio avviso, vari fattori hanno contribuito negli ultimi tempi ad indebolire la costruzione europea: una moneta unica (fondamentale) non accompagnata da una gestione comunitaria della politica economica e fiscale, una rinazionalizzazione delle politiche da parte dei Governi in larga parte di centrodestra e con forze euroscettiche, l’interpretazione burocratica del ruolo della Commissione (penso a Barroso), una politica industriale non all’altezza della sfida della globalizzazione e quasi unicamente focalizzata sulla concorrenza interna, la difficoltà dei cittadini a individuare luoghi e opportunità di cittadinanza europea praticata (ad eccezione del programma Erasmus, dei gemellaggi e dei progetti europei e del recente Corpo europeo di solidarietà) e la conseguente minore consapevolezza e spinta “europea” dei cittadini - nonostante a mio parere i giovani non siano euroscettici ma “euroimpazienti” e attivatori di importanti movimenti a favore del progetto degli Stati Uniti d’Europa.

Su queste incertezze si è inserita la crisi finanziaria, economica e sociale del 2008, che ha colto le istituzioni europee impreparate a fronteggiarla, ha fatto prevalere in una prima fase solo le regole del deficit e dei bilanci, con il concreto rischio di una “Grecia-exit” che abbiamo scongiurato, ha rivelato e accentuato fragilità e disuguaglianze. Su queste stesse incertezze ha avuto buon gioco la predicazione anti-europea dei populisti e nazionalisti fino alla crisi della Brexit, accompagnata da una crescente percezione (a partire dai movimenti giovanili sul clima) dell'esigenza di risposte globali a temi globali.

Grazie al Parlamento europeo e ad alcuni governi più illuminati, a Junker (più politico e europeista del predecessore) e a Draghi, si è aperta la stagione di una solidarietà per l'immigrazione (purtroppo ancora su base volontaria nell'accoglienza), del piano di investimenti Junker, di una difesa e sicurezza europea non più tabù (dopo il no della Francia a De Gasperi nel 1954) e di una revisione del patto di stabilità, tra le altre cose.

Credo che questa crisi epidemica globale, pur tragicamente, segnerà una nuova inedita fase di grande accelerazione della costruzione della Unione ma a un patto: che insieme a un piano economico e di sviluppo per il “dopo” si lavori a un rilancio del Progetto europeo ORA, a partire dall’attuazione e ampliamento del pilastro sociale e SANITARIO dell’UE, dal superamento del patto di stabilità così come è, da una rifondazione del concetto di cittadinanza europea anche nell’ambito della educazione civica, da un finanziamento più ampio delle “Università europee” (il nuovo programma vede già 19 partenariati di Università di vari Paesi in ambito didattico, ricerca, mobilità studenti, joint degrees), da un ministro dell'economia dell’area euro, da una politica migratoria, di difesa e sicurezza comune, da un piano settennale di digitalizzazione delle scuole, università e patrimonio culturale.

E finalmente un rafforzamento di quella importante strategia europea per una politica culturale che abbiamo in questi anni costruito anche con CulturaItaliae e che oggi nel nuovo quadro finanziario europeo 2021/27 deve raddoppiare le risorse e rappresentare davvero il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Soprattutto in tempi di disaffezione e crisi del Progetto europeo.

Mi si dirà che per questo rilancio c’è bisogno di una forte condivisione che oggi politicamente in Italia e in Europa non c’è.

Ma io credo che mai come in questa crisi epidemica perfino i più riottosi euroscettici o nazionalisti abbiano evocato una politica solidale europea, una governance europea delle strategie e linee guida per la sanità, di un welfare e di un modello sociale europeo da esportare.

Mai come ora si sono levate grida contro l’egoismo degli Stati nazionali che non condividono regole, comportamenti, mascherine o strumenti salva vita.

E soprattutto, mai come in questa tragedia, italiani, francesi, tedeschi, rumeni hanno capito che non ci si salva da soli e che si può e si deve con umiltà scambiarsi esperienze, imparare dagli altri, dalle loro vittorie e dai loro errori, mettere a fattore comune conoscenze e strumenti. Come fanno e stanno facendo con dedizione e abnegazione scienziati, medici, operatori sanitari e volontari. Ma anche tanti amministratori.

Scienza, ricerca e medicina che, dopo i tempi dell’uno vale uno e dei no Vax (a proposito li avete più sentiti?) sono finalmente tornate ad essere autorevoli e rispettate.

E abbiamo scoperto che mentre qualcuno si attarda a parlare di sovranismi e di chiusura di confini, la cultura, la scienza, la ricerca e la solidarietà sono fari nella notte perché sono in dialogo, senza frontiere e danno speranza.

Letture Lente fa da soundboard a un’iniziativa di Andrea Bartoli (fondatore di Farm Cultural Park),  invitando altre voci a contribuire a una  riflessione corale sul futuro.

Laureata in lettere, giornalista professionista, attualmente Commissaria di Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano/ Ventotene, Silvia Costa è stata parlamentare europea (2009/2019) e presidente della Commissione cultura ed Educazione. Già Assessore della Regione Lazio alla istruzione e formazione (2005/2009) e deputato per tre legislature (1983/94) a Sottosegretario alla Universita e Ricerca nel Governo Ciampi (1992/94). Ha ricoperto diversi incarichi istituzionali tra cui quello di membro della  CCB della Fondazione Cariplo, Presidente della Commissione nazionale Parità (1996/2000) e precedentemente consigliere del CNEL, e Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

 

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