“L’emergenza Coronavirus ha imposto al nostro Paese rigide misure di contenimento che, fin dalle prime fasi, hanno portato alla chiusura di musei, cinema, teatri e altri luoghi della cultura. In questo momento di difficoltà, Parma, che in quest’anno ricopre il ruolo di Capitale Italiana della Cultura, ha dovuto sospendere il suo programma, senza sapere se e quando potrà portarlo a termine. Pisa, candidata a Capitale italiana della Cultura 2021, sostiene Parma e si unisce all’appello lanciato perché il titolo della città emiliana venga esteso anche all’anno venturo, in modo che le energie, le risorse, i progetti messi a punto non vengano dispersi, ma offrano un’opportunità ad un territorio duramente colpito dall’emergenza sanitaria di rialzarsi”. Lo dichiara l’assessore alla cultura di Pisa, Pierpaolo Magnani, in merito alla proposta di rinvio al 2021 del programma di Parma, capitale della cultura.

“Il Comune di Pisa – prosegue l’assessore Magnani - si mette a disposizione perché il proprio progetto, con tutti quelli delle altre città che partecipano al bando in scadenza al 30 giugno, slittino di un anno e concorrano al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022. Pisa sostiene la cultura, Pisa sostiene le energie di Parma”.

L’APPELLO PER PARMA

Nei giorni scorsi in molti tra sindaci, assessori, governatori, ex ministri e intellettuali hanno condiviso un appello affinché fosse rinviata al 2021 Parma Capitale italiana della Cultura dopo che l'emergenza coronavirus ha di fatto azzerato tutta la programmazione di quest'anno. C’è l’ex sottosegretaria al Mibact Lucia Borgonzoni, ma anche l’ex numero uno del Collegio Romano Massimo Bray e il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, oltre a sindaci dal Nord al Sud del paese. 

"Parma, capitale della cultura in questo 2020 ormai compromesso, chiede di poterlo restare per il 2021", è stato l'appello lanciato negli scorsi giorni dalle pagine di Repubblica dal sindaco Federico Pizzarotti. 

“Teatri, cinema e sale da concerto sono chiusi e gli ospiti internazionali che avrebbero dovuto raggiungere Parma non riescono a farlo o non si sentono sicuri di venire nelle nostre zone”, aveva spiegato l’assessore alla Cultura della città emiliana, Michele Guerra. “Speriamo che il governo prenda in seria considerazione l’ipotesi di spostare Parma 2020 al 2021. Questo appello è stato rivolto con forza anche dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, perché è una occasione di grande sviluppo culturale, di attrazione per i nostri territori ma anche perché dobbiamo mantenere fede alla promessa che Parma, Piacenza, Reggio Emilia e tutta l’Emilia-Romagna hanno fatto al Paese”.

IL MIBACT

Quella di spostare al prossimo anno l’esperienza di Parma 2020 è un’ipotesi su cui al ministero dei beni culturali si sta ragionando da giorni. Tanto che in una delle bozze del decreto “Cura Italia” che hanno preceduto la versione definitiva del provvedimento, si prevedeva proprio che il titolo di Capitale italiana della cultura 2020 fosse conferito alla città di Parma anche per l'anno 2021. Il capitolo per ora non è chiuso: il Decreto deve passare in Parlamento per la conversione in legge e non è escluso che Franceschini abbia individuato proprio quella come la sede giusta in cui inserire norme 'a saldi invariati', come sarebbe appunto quella di Parma e come adesso viene chiesto dalle Regioni. 

 

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