Tornano a casa i 150 ritratti di artisti del ‘900 della collezione di Cesare Zavattini. A conclusione della mostra “Zavattini oltre i confini. Un protagonista della cultura internazionale” che si è tenuta a Palazzo da Mosto a Reggio Emilia dal 14 dicembre 2019 al primi marzo 2020 in occasione dei trent’anni dalla scomparsa, tornano alla Pinacoteca di Brera di Milano i 150 ritratti 8x10 dei più importanti artisti del Novecento che Cesare Zavattini aveva collezionato nella sua vita.

La prima accoglienza ai dipinti viene data dai restauratori della Pinacoteca che verificano le condizioni delle opere d’arte. “Dobbiamo accertarci che il dipinto non abbia sofferto danni durante il trasporto - spiegano dalla Pinacoteca in un video pubblicato sul canale YouTube del museo -. Le casse sono coibentate e permettono anche di controllare i parametri climatici all’interno”.

Tra i 150 ritratti ci sono artisti del calibro di Giacomo Balla, Antonio Ligabue, Alberto Burri, Enrico Baj, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Bruno Munari, Claudio Parmiggiani, Gillo Dorfles, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Mario Sironi, Alberto Magnelli e poi ancora Pietro Consagra, Roberto Crippa, Fortunato Depero, Filippo De Pisis, Gianni Dova, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella e tanti altri.

In realtà, i 152 quadri in possesso della Pinacoteca di Brera sono solo una piccola parte (circa il 10%) della collezione di Zavattini. Universalmente noto per la straordinaria attività di scrittore e sceneggiatore del cinema neorealista, Zavattini coltiva costantemente un’altrettanto entusiasta dedizione all’arte, alla pittura soprattutto, di cui è sia autore che accanito collezionista. 

Si legge in un articolo pubblicato sul sito del ministero dei Beni culturali in occasione della prima esposizione al pubblico della collezione di Brera nel 2013: l’interesse per il pennello è una “folgorazione”, la scoperta di un “divertimento”, che lo porta a dipingere e a circondarsi per tutta la vita di quadri: “… Che gioia profonda mi danno i quadri, se avessi soldi non farei altro che comprare quadri”. Infatti in circa quarant’anni Zavattini ne raccoglie quasi 1500, in una collezione unica soprattutto per il formato prescelto: 8 x 10 cm. Non potendo permettersi “quadri grandi perché costavano troppo”, ripiega sui “piccoli” e si inventa il collezionismo di “opere minime”. La dimensione ridotta va richiesta e Zavattini, committente esigente e appassionato, stabilisce lo standard dimensionale delle opere, lasciando agli artisti libertà di scelta di materia, tecnica e soggetto. L’invito a entrare a far parte di una serie, unica e straordinaria, perché volutamente non monumentale, raggiunge praticamente tutti gli artisti dell’epoca e trova consenso pressoché unanime.

La raccolta, iniziata nel 1941, trova spazio nella casa romana di via Sant’Angela Merici, le cui pareti in breve tempo si rivestono completamente di una tappezzeria di minuscole: nature morte, paesaggi, soggetti astratti, ritratti e soprattutto autoritratti. “A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto, così ho anche gli autoritratti di quasi tutti i pittori italiani nelle dimensioni suddette”. 

Ogni dipinto appare opera singola e autonoma, esemplare raro nella produzione dell'autore, e allo stesso tempo parte di una serie, anch’essa unica nel suo genere. La rarità e preziosità della collezione Zavattini risiede soprattutto nell'essere realizzata interamente su
commissione.

Purtroppo nel 1979 Zavattini è costretto, per ragioni economiche, a vendere questa “enciclopedia della pittura del Novecento”, che verrà quindi smembrata e in parte dispersa.

Nel 2008 un consistente nucleo di ben 152 dipinti, tutti “autoritratti”, viene recuperato e acquisito al patrimonio pubblico nazionale, come proprietà della Pinacoteca di Brera.

 

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