Sono settimane complesse quelle che stiamo vivendo, che stanno rimescolando le carte globali. Ci restituiranno diversi, in un mondo diverso, tutto da ripensare. Molti fotogrammi sono entrati e lavorano nell’immaginario collettivo. Le unisce tutte “l’uomo, solo, ma tra gli uomini e donne. Vestito di bianco, stanco, anziano e zoppicante, sotto la pioggia battente e il vento freddo saliva, con sulle spalle il dolore del mondo, ma carico di speranza”, come recita la poesia anonima ispirata dalla preghiera del Papa in una Piazza San Pietro deserta.

Fuori da ogni retorica, e con il rispetto profondo per i lutti, le nuove povertà che già si manifestano possono consegnarci un’opportunità importante: mettere in campo tutte le energie di cui disponiamo e lasciare al pensiero il tempo per fare il proprio mestiere per immaginare e co-progettare, con onestà e lucidità, nuove dimensioni sociali, economiche, ambientali.

Per reagire e ripartire con prontezza, con la voglia di vita che avremo al termine di questa sfida, facendo rete come è nel nostro DNA, abbiamo accolto ed esteso l’invito di un grande innovatore sociale, Andrea Bartoli, che mobilitando visioni, competenze, beni relazionali, ha dimostrato il senso del possibile realizzando a Farm Cultural Park di Favara una utopia. Andrea lancia ‘Fabbricare fiducia’ e condivide sui social il frutto di una domanda aperta a cento suoi compagni di viaggio: “Cosa (e come) potrebbe e dovrebbe diventare l’Italia e/o il Mondo non appena avremo messo il punto a questa terribile pandemia?

Come Letture Lente, facendo da sound board a questa iniziativa, abbiamo rivolto la stessa domanda alla nostra rete per contribuire ad alimentare l’interpretazione di scenari che oggi ci paiono surreali. 

È quasi impossibile avere oggi chiaro ciò che sta accadendo in questa situazione senza precedenti  che pare azzerare attività economiche, culturali e sociali, ma anche inquinamento e flussi insostenibili. È difficile scrivere di ciò che non si comprende, ma è necessario cercare di mettere sul tavolo le possibilità, che contemplano un ruolo della cultura e di nuove modalità di produzione e partecipazione.

Antonio Lampis, Direttore Generale Musei del Mibact, con umiltà ci ha scritto che “per chi deve decidere, nei momenti di crisi, è molto più importante leggere che scrivere. Ho sempre lavorato riflettendo in pubblico, ma in questo momento mi rendo conto che occorre una concentrazione molto più intensa del solito. Sono quindi molto, molto grato di questa iniziativa che mi consente di cogliere una riflessione corale che voglio ricambiare leggendo, ancora per un po’ in silenzio”.

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Come ne usciremo? Come ripartiremo? Se inedita è la sfida, inedita è stata anche la reazione delle persone e delle istituzioni culturali, palesando nuove risorse nell’attivismo e nell’accelerazione della mobilitazione digitale. Cosa servirà per ripartire? Che politiche vogliamo dopo questa crisi? Per esempio, come possiamo rendere sostenibile un settore come quello culturale il cui valore, ma anche fragilità diventano molto più evidenti in momenti di grande crisi? Come pubblico e privato potranno unire le forze? Quali i ‘buoni semi’ e le lezioni apprese dall’ultima crisi che possiamo continuare a coltivare? Non sono domande semplici, ma un futuro migliore richiede domande coraggiose.

Con forza ma anche con grande umiltà, lo speciale ‘Fabbricare Fiducia’ di Letture Lente raccoglie le prime idee, come quella di un grande evento collettivo nel post-pandemia (Flavia Barca), di un’alleanza tra il settore della cultura e quello dell’educazione che permetta al comparto culturale di integrare stabilmente contenuti nei percorsi formativi (Alessandro Bollo) o, ancora, di nuove forme di cooperazione tra mondo della cultura e del sociale (Elisa Fulco), di nuovo ‘patto’ per il Terzo Settore (Flaviano Zandonai e Francesca Gennai), a supporto delle strutture più che dei progetti (Carola Carazzone), o di una nuova visione per le città nel post Covid-19: luoghi di sperimentAzione per i CreAttivi (Fabio Viola). Ma è necessario anche riconoscere il valore del lavoro,  lasciando che quello volontario sia frutto di una scelta (Anna Chiara Cimoli e Maria Vlachou), nonché cambiare in maniera consapevole la nostra capacità di abitare il mondo (Cristina Da Milano) nella sua dimensione spazio-temporale (Alice Avallone, il cui contributo ha arricchito anche un nuovo alfabeto, nato in questi giorni di cambiamento: vedasi alla voce Armonia). E non manca l’appello a un progetto di Unità europea, che può funzionare solo a partire da una serie di condizioni molto chiare, tra cui l’attuazione e l’ampliamento del pilastro sociale e SANITARIO dell’UE (Silvia Costa). Anche il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Matterella è stato più che chiaro a tal proposito, nel suo discorso di qualche giorno fa: “Ora basta. L'Ue intervenga prima che sia troppo tardi. Mi auguro che tutti comprendano la gravità della minaccia per l'Europa”.

A questo affresco contribuiscono gli approfondimenti del numero di aprile. In settimane in cui impazzano questionari sulla dimensione della crisi e sul futuro del comparto culturale (v. in calce), Paola Dubini ci offre i primi dati per l’Italia. Ma non si tratta soltanto di perdite economiche: “è ragionevole aspettarsi che la ripresa del turismo internazionale sarà molto lenta e che invece ci sarà un gran bisogno di ripensare al ruolo dell’infrastruttura culturale su base locale e ricostruire l’idea di prossimità”. Le fa da contraltare Vittoria Azzarita che, con profondità di sguardo, rilegge i percorsi di digitalizzazione messi in campo - con grande tempestività - dal mondo della cultura a seguito del lockdown, identificando strategie digitali per il futuro, per una partecipazione più aperta e inclusiva (v. anche Annalisa Cicerchia in questo numero a proposito di cultura inclusiva e benessere).

Sono letture da prendere sul serio perché, come ci ricordano le parole semplici ed efficaci dell’antropologo Marco Aime: “Se questa pandemia non ci fa riflettere su certe questioni, sarà stata due volte dannosa: la prima dal punto di vista medico-sanitario, la seconda dal punto di vista culturale [...]. Bisogna [...] provare a ragionare come una macro-comunità, perché solo così potremo affrontare le crisi che ci aspettano [...]. La riscoperta dell'importanza dell'ambiente, che viene sempre proclamata a voce ma mai nei fatti, è la cultura che ci serve, una nuova concezione del genere umano e del Pianeta”.

Diventa allora d’obbligo capire come costruire questa macro-comunità, soprattutto in un Paese come il nostro, ‘costellato’ da un’arcipelago di città medie dimensioni che rappresentano allo stesso tempo “un’armatura importante del Paese in termini di ricchezza di risorse, di qualità del tessuto produttivo e di patrimonio sociale e culturale”. Di questa Italia (che rappresena quasi un quinto della popolazione nazionale) ce ne parla un’accurata ricerca coordinata e recensita da Ledo Prato (L'Italia policentrica. Il fermento delle città intermedie, ed. Associazione Mecenate 90, 2020). L’obiettivo è quello di fornire spunti a politiche territoriali che hanno generato fratture economiche, culturali, sociali gravi e che rischiano di essere ulteriormente esacerbate dall’attuale crisi sanitaria. E c’è un chiarissmo filo conduttore tra la ricerca di Ledo Prato e il libro ‘Futuro’ di Maurizio Carta (ed. Rubbettino, 2019), riletto per noi da Giancarlo Sciascia. Secondo Carta “serve un vero e proprio re-boot delle città medio-piccole e dei territori interni generato dall’azione congiunta del ridisegno dei tessuti urbani, della localizzazione delle nuove manifatture micro e nano, della capacità innovativa delle start up fondate sulle eccellenze locali”. Perché questo accada abbiamo bisogno di politiche culturali ‘sostenibili’. L’Italia a che punto è? Paola Dubini chiude il numero con un’analisi della legge di bilancio e della legge per la lettura secondo i principi della Agenda 2030: se la prima non offre segnali in direzione degli SDGs, la legge per la lettura se ne avvicina, quantomeno riconoscendo l’importanza della lettura e di una rete diversificata di punti vendita per una cittadinanza informata e consapevole.

Continueremo ad alimentare il dibattito, con onestà di racconto e senza mai abbassare lo sguardo. Perché, come scriveva Margaret Mazzantini, a cui ha fatto eco il film del regista (e marito) Sergio Castellito: “Nessuno si salva da solo”.

Questo mese, il team di Letture Lente dà il benvenuto a Vittoria Azzarita nel ruolo di Coordinatore Editoriale.

Catterina Seia e Valentina Montalto

 

 

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