AGTA Associazione Guide Turistiche Abilitate "si dissocia totalmente" dalla lettera aperta inviata ieri da ANGT Associazione Nazionale Guide Turistiche al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. In tale lettera ANGT propone di "mettere a disposizione” le “competenze” delle guide turistiche “in questo periodo di forzato riposo”, lasciando al Presidente del Consiglio e ai Ministri la scelta di come farne tesoro “nei beni culturali, nelle biblioteche, nei beni archivistici”, definendo tutto ciò “un gesto nobile …per dire grazie all’Italia”.

“In questi anni - spiega la presidentessa di Agta Isabella Ruggiero - la nostra associazione ha sempre seguito alcuni principi, semplici e chiari: per fare la guida turistica occorre l’abilitazione, ogni lavoro nei beni culturali (archivista, bibliotecario, ecc.) necessita di diverse competenze, il lavoro (anche) nei beni culturali si paga. Qui non siamo di fronte all’inondazione dell’Arno, per cui bisogna accorrere in migliaia a mettere in salvo opere e manoscritti. Gli archivisti e i bibliotecari ci sono, mancano i fondi e la capacità politica di assumere il personale invece che sfruttare il volontariato o il personale a basso compenso (ricordiamo il fenomeno degli scontrinisti e altri analoghi denunciati da Mi Riconosci?)”. 

Dunque, a che pro la proposta di ANGT? “In un primo momento, nel leggere il comunicato, siamo rimasti confusi, perché ci sembrava che intendessero offrire di far lavorare le guide gratuitamente (“un gesto nobile …per dire grazie all’Italia”). Poi oggi, leggendo le spiegazioni e i commenti scritti dei membri del Direttivo di ANGT su FB, sia sulla pagina pubblica ANGT sia nel Gruppo chiuso Coordinamento Guide, abbiamo capito quello che intendevano: siccome le guide rimarranno al palo per un periodo più lungo rispetto ad altre professioni, almeno 1 anno se non 2, allora ANGT propone al Governo di farci lavorare in vari luoghi della cultura in modo da darci l’indennità di 600-800 euro per un periodo molto lungo, invece che solo per alcuni mesi. Chiedono cioè un sussidio che permetta di sopravvivere nei tanti mesi in cui non ci sarà il turismo, offrendo in cambio lavoro nel campo dei beni culturali. Non siamo d’accordo, proprio per nulla”.

Primo, “perché un conto è l’indennità che viene data dal Governo a tutta le categorie in crisi e un conto è il compenso lavorativo. Il Governo sta dando l’indennità a tutte le categorie, comprese quelle che lavorano in nero, per fare in maniera che nessuno si trovi nella impossibilità di andare avanti. E’ una politica con aiuti a pioggia. Le somme sono basse e simili per tutti, perché non corrispondono a quanto uno guadagnava, ma a quanto serve per sopravvivere. Siamo felici che anche le guide possano percepire tale indennità. Non siamo però d’accordo che un professionista lavori nelle biblioteche e negli archivi a 600-800 euro al mese, neanche dopo la crisi del COVID-19”.

“Riteniamo indecente la proposta nei confronti dei colleghi dei beni culturali, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Proporre di lavorare negli archivi e nelle biblioteche a 600-800 euro equivale a una guida abusiva che toglie un servizio a una guida abilitata accettando la metà di un compenso. Anni di lotte per i compensi, sia da parte delle guide che da parte di Mi Riconosci? che da parte dei sindacati delle varie categorie spazzati via da una lettera”.

Secondo, “il messaggio che sembra emergere dalla lettera di ANGT è che in tempi di crisi ognuno possa fare tutto. Quasi tutte le guide attive sono laureate. Quindi quelle in possesso di altre competenze oltre all’abilitazione potranno decidere di intraprendere diversi percorsi lavorativi. Se alcune riusciranno a trovare un altro lavoro, vogliamo che lo facciano con le competenze appropriate richieste in quel campo, non per arrangiarsi per un po'. Quando poi tra 2-3 anni la crisi, si spera, sarà terminata, e magari il turismo sarà di nuovo il settore trainante del nostro paese in cui tutti vogliono lanciarsi, che ne dirà la presidente di ANGT se i bibliotecari e gli archivisti nella crisi profonda del loro comparto, chiederanno di poter fare le guide turistiche pur non avendo l’abilitazione?”.

Terzo, “la proposta di ANGT rischia di essere una bomba per il settore dei beni culturali, immettendo forza lavoro a bassissimo compenso, in un settore dove le associazioni e i professionisti già combattono da anni per far riconoscere i loro diritti. A nessuno piace vivere di assistenzialismo, men che meno ai liberi professionisti, ma non ci si guadagna l’indennità di 600 euro facendo i volontari nel campo dei beni culturali. La battaglia contro il volontariato è uno dei nostri pilasti da anni e non la rinnegheremo proprio ora”. 

Come AGTA “non approveremo mai che nessuna guida vada a fare concorrenza ad altri professionisti dei beni culturali, a togliere lavoro ad altri, a rovinare la battaglia per l’equo compenso e ad accettare come stipendio/compenso una somma che è invece una indennità per la sussistenza. AGTA in questo periodo si è impegnata nel sociale: abbiamo supportato la donazione del sangue quando mancava e molti nostri Soci sono attivi in organizzazioni che si occupano di assistenza. In questa tragedia, queste sono le attività che noi vogliamo svolgere gratuitamente per aiutare l’Italia e tutti coloro che stanno sul fronte sanitario a combattere la malattia senza i mezzi adeguati”. 

Noi, spiega Ruggiero, “chiediamo al Governo un forte sostegno, ma non a scapito di altri. Ora il rischio peggiore è di farci la guerra tra noi professionisti del turismo e dei beni culturali. Siamo tutti senza tutela, quasi tutti provenienti da lauree senza sbocchi lavorativi o con sbocchi lavorativi da 4 soldi, in cui ci costringevano a fare il volontariato, in cui ci guardavano male se osavamo sollecitare i pagamenti. Qualcuno di noi dopo anni di questa vita è passato al turismo, qualcuno ha trovato sbocco nell’insegnamento, qualcuno più fortunato è riuscito a entrare nelle Soprintendenze, qualcuno è rimasto nel precariato”.

“Ora - conclude la presidentessa di Agta - io prego tutti di rimanere uniti. Perché la cosa peggiore che può capitarci è di lasciare che ci dividano. Siamo già deboli. Negli ultimi anni siamo riusciti a coagularci su tante battaglie. Continuiamo così. Nella convinzione che nessuno di noi è una casta perché veniamo tutti dalla stessa base. La casta è quella di chi ci ha governato per decenni riducendo i beni culturali a uno sfacelo e il turismo a un bottino da dividersi; di chi ha condannato noi professionisti a una cassa INPS a gestione separata dove, dopo una vita di lavoro, percepiremo 400 euro al mese, la metà del reddito di cittadinanza. Queste sono le battaglie vere su cui combattere uniti”.

 

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