“Con l’arrivo del Coronavirus e dello Smart Working i buoni pasto sono ridiventati, improvvisamente, “oscuro oggetto del desiderio”, o meglio ancora, i veri protagonisti del dibattito interno ai mille uffici e tra i mille dipendenti delle imprese private e pubbliche. Il Decreto delle restrizioni di Governo che ha portato migliaia di lavoratori a lavorare a casa, con la formula di Smart Working, di fatto ha anche permesso alle aziende di tagliare dalla busta paga dei propri dipendenti i buoni pasto". Lo afferma il sindacato Confsal – Unsa Beniculturali.

"Vi direte, poca cosa! E invece no, assolutamente no. Dipende naturalmente da che parte si guarda al problema. Perché se lo stipendio di un Co.Co.Co è pari a 700 euro al mese, i buoni pasto lo portano a 800, a volte anche 850 e per chi guadagna così poco cambia anche la prospettiva.  E poi – aggiunge la nota Confsal – Unsa -. perché negare i buoni pasto a chi lavora a casa? Chi lavora a casa non ha gli stessi diritti di chi prima lavorava in azienda? Si potrebbe obbiettare che a casa propria è più facile mangiare un pasto caldo, ma se a casa sei solo e vivi di solo lavoro e hai bisogno di uscire per comprare un pasto caldo, appena il tempo che ti è concesso dallo Smart Working, perché togliere i buoni pasto? Dove sta scritto che in caso di Smart Working si deve rinunciare ai buoni pasto? E a chi obbietta che i buoni pasto sono dei benefit sullo stipendio base, chi stabilisce, e come e quando, che i benefit assicurati dallo stipendio di un dipendente possano essere eliminati dalla voce dei compensi spettanti al lavoratore? Nelle amministrazioni pubbliche è stato chiesto ai dipendenti di firmare un modulo, di chiedere di poter partecipare al processo Smart Working, ma nessun modulo spiega che il lavoratore deve rinunciare ai buoni pasto. Lavorare a casa, i dati lo dimostrano, significa lavorare molto meglio e anche molto di più".

"Bene, diciamo di sì al taglio delle ore di straordinario, ma i buoni pasto, da che mondo è mondo, sono   un banalissimo aiuto ai dipendenti: perché toglierglielo? Per giunta in un momento di crisi generale e in cui ogni famiglia ha bisogno di un segnale di fiducia?" conclude il sindacato autonomo Confsal Unsa- Beni culturali.

 

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