La zona comprendente i siti di Monteaperti, di Sant'Ansano, di Santa Maria a Dofana nel Comune di Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena in Toscana è stata dichiarata di notevole interesse pubblico. Lo stabilisce un decreto del 17 marzo scorso della Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del Mibact e pubblicato il 2 aprile sulla Gazzetta Ufficiale. 

La Soprintendenza ha dato avvio l’11 settembre 2019 al procedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico della «Zona comprendente i siti di Monteaperti, di Sant'Ansano a Dofana e di Santa Maria a Dofana» in comune di Castelnuovo Berardenga (SI), trasmettendo tutta la documentazione al Comune di Castelnuovo Berardenga (SI) per la pubblicazione sull'albo pretorio, dandone contestualmente notizia alla Regione Toscana e alla Provincia di Siena.

L’AREA

L'area interessata dal vincolo ricade nel territorio del Comune di Castelnuovo Berardenga (SI), a sud ovest del capoluogo di provincia e ricopre una superficie di circa 910 ettari. Per quanto attiene gli aspetti morfologici il territorio oggetto di vincolo presenta caratteristiche ambientali e paesaggistiche tipiche delle colline di Siena, a confine con il territorio chiantigiano ed è contraddistinto dall'ampia valle ricompresa tra il torrente Arbia ed il fosso del Malena, a margine del quale spicca il rilevato di Monteapertaccio ed il basso promontorio di Dofana. Il mosaico agrario è interrotto da piccoli tratti di superficie boscata ed il paesaggio delle crete inizia ad aprirsi verso il Chianti. 

SITI DI INTERESSE CULTURALE

All'interno della zona, sono stati dichiarati di interesse culturale, con decreti emessi in data 17 luglio 2019 dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale, la cappella di Sant'Ansano a Dofana e il Monumento e Colle della battaglia di Monteaperti. Per la chiesa di Sant'Ansano a Dofana è stato avviato il procedimento amministrativo di verifica d'ufficio dell'interesse culturale. I beni culturali sopra indicati sono imprescindibilmente connessi al contesto paesaggistico e che la zona è caratterizzata dalla presenza diffusa e dall'interrelazione di ulteriori emergenze di notevole valore archeologico, architettonico, storico, demoetnoantropologico e identitario, nonché di architetture rurali afferenti alla tradizione costruttiva tradizionale. Un territorio pertanto la cui nota essenziale e significante è la spontanea concordanza e fusione fra espressioni della natura e quelle legate alla presenza dell'uomo già dall'età preistorica. Il paesaggio agrario è di grande valore percettivo, testimoniale, ambientale, caratterizzato da una relazione stretta e strutturante tra sistema insediativo storico e tessuto dei coltivi, leggibile a più scale da quella delle numerosissime ville-fattoria presenti in questa parte di Castelnuovo Berardenga - come fulcri organizzatori del paesaggio agrario -, a quella delle case coloniche collocate ognuna sul proprio podere. 

LA STORIA

La presenza umana nella zona è segnalata da un'alta concentrazione di materiali sin dal Paleolitico inferiore, ma si manifesta nella propria eccezionalità in epoca etrusca irraggiandosi dalla confluenza tra l'Arbia e il Malena: l'elemento saliente che ne qualifica la valenza sacra sono i grandi tumuli funerari (tra cui Montapertaccio). In epoca arcaica e ellenistica la frequentazione legata a specifiche devozioni ha uno dei fulcri nell'area sacra in corrispondenza dell'attuale complesso di Sant'Ansano a Dofana. 

Subito dopo lo spopolamento del territorio in fase tardo-antica, Sant'Ansano riafferma, come confermano le emergenze archeologiche e documentarie, la propria funzione di spicco lungo il tracciato viario. Il sito ha una intensa connotazione martiriale, testimoniata dall'edificio ottagono dove la tradizione ambienta il dies natalis del santo evangelizzatore di Siena, il luogo si identifica con le radici della Sena christiana. Le valenze dell'area non sono estranee alle tradizioni inerenti la Battaglia di Montaperti (1260), ovvero alla vittoria dei senesi e delle truppe ghibelline contro quelle fiorentine e guelfe. Benchè le fonti - indirette - e le emergenze materiali non consentano di delimitare in modo univoco il teatro della battaglia, esso è identificato, nella tradizione popolare (il luogo fausto ai senesi) come in quella culta (Dante, Inf. X, 85), con i campi attraversati dall'Arbia e dai suoi affluenti di sinistra (Malena e Biena). 

L'ambito è dominato dalla piramide eretta sul colle/tumulo di Montapertaccio: per volontà testamentaria di Guido Chigi-Saracini (1965) l'area costituisce proprietà indivisa tra le Contrade, che esprimono la propria potestà per il tramite del Magistrato. Tale peculiarità giuridica ribadisce l'eccezionalità e la forte connotazione identitaria del sito nel suo complesso; l'insediamento rurale è caratterizzato da un assetto poderale rarefatto, secondo il tipico ordine del «latifondo mezzadrile», con poderi localizzati con accuratezza sul colmo dei poggi per motivi di stabilità.

 

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