Da giovedì 26 marzo il Corriere della Sera sta promuovendo la creazione di un Fondo di Investimento legato al Patrimonio culturale, garantito dallo Stato. Non è chiaro se i pochi che la stanno sostenendo abbiano compreso i termini dell'operazione, che il Corriere non ha mai spiegato. II collettivo "Mi Riconosci", attivo su temi riguardanti la gestione del Patrimonio culturale, ha analizzato la proposta con l'aiuto di economisti, "per sottolinearne non solo l'infondatezza ma anche la gravità".

"Creare un Fondo di Investimento legato al Patrimonio culturale - sottolinea - significa giocare in borsa il Patrimonio culturale. Non comprendiamo come sia possibile che un quotidiano nazionale come il Corriere della Sera abbia potuto dare sponda a una proposta simile, senza paragoni in Europa, che non a caso in più di una settimana non ha trovato il sostegno di alcun economista" spiegano gli attivisti.

"Si tratta di un'operazione con vantaggi economici nulli e rischi altissimi, che favorirebbe solo pochissimi investitori senza scrupoli, nazionali e internazionali. Vogliamo sperare che chi l'ha sostenuta sia stato vittima di un malinteso e possa giustificarsi adeguatamente: in un momento di crisi come questo, è a dir poco incredibile che si arrivi a chiedere allo Stato di giocarsi in borsa il proprio Patrimonio culturale, a condizioni necessariamente molto sfavorevoli per lo Stato stesso. Possibile che qualcuno possa pensare di fare affari in Borsa sulla pelle del Patrimonio culturale italiano?"

 

Articoli correlati