Nessuna speculazione sul patrimonio culturale, ma solo un sostegno all’imprenditoria culturale attraverso prestiti con la garanzia di restituzione. Il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, risponde a un articolo apparso sul Manifesto di oggi, a firma di Valentina Porceddu che riprende un comunicato diffuso ieri dall’associazione “Mi riconosci?” nel quale si sostiene che l’idea dell’istituzione di un fondo a sostegno delle imprese e degli operatori della cultura (proposta dal Corriere della Sera e rilanciata da Federculture), costituirebbe un’operazione speculativa a vantaggio di pochi e farebbe perno sulla pretesa di “giocarsi in borsa il patrimonio culturale”.

“Stupisce – spiega Cancellato - una ricostruzione così arbitraria e fantasiosa di una proposta, condivisa praticamente dall’intero comparto della gestione e della produzione culturale (aziende pubbliche, fondazioni, associazioni di categoria, cooperative, terzo settore), che ha tutt’altre caratteristiche e finalità. Stupisce anche perché gli autori del comunicato conoscono bene Federculture, la sua rappresentatività e il suo modus operandi, per aver avuto con la nostra federazione anche occasioni di collaborazione”.

Sarebbe inoltre “palesemente infondata – prosegue il presidente di Federculture - l’idea che possa essere messo in gioco il patrimonio culturale e che siano ipotizzate azioni speculative, addirittura sul mercato azionario. Non si capisce da dove sia nata questa suggestione e quali sarebbero i gruppi economici interessati a tale operazione”.

L’idea – ribadisce Cancellato – “è molto più semplice e nasce dall’esigenza indilazionabile per centinaia di aziende, soprattutto quelle piccole, e singoli operatori di avere un canale di acceso al credito, realizzando uno strumento che consenta, oltre alla normale azione di mecenatismo, a chi vuole sostenere l’imprenditoria culturale di farlo attraverso prestiti, senza aspettative di rendite ma con la garanzia di restituzione. I denari del fondo non costituirebbero massa per operazioni speculative ma andrebbero subito erogati a chi ne faccia richiesta in maniera motivata”.

Non a caso “abbiamo immaginato che tra le istituzioni pubbliche potesse essere l’Istituto per il Credito Sportivo a gestire l’operazione, perché è una banca pubblica, opera già a sostegno delle associazioni sportive e una legge del 2014 estende il suo campo d’azione anche alla cultura: basterebbe un semplicissimo decreto (per altro in lavorazione da tempo) o un emendamento a quello in via di conversione per rendere effettiva almeno questa parte della richiesta”.

 

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