Sono oltre 170 mila le persone del settore culturale e creativo che oggi non stanno lavorando a causa dell’emergenza coronavirus. La denuncia arriva dal vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel quale spiega: “Il sistema produttivo culturale e creativo genera direttamente quasi 96 miliardi di euro e ne attiva altri 170, contribuendo alla ricchezza nazionale con 265 miliardi in totale. I 96 miliardi generati nel settore culturale e creativo solo prodotti da 1,55 milioni di donne uomini che sono oltre il 6% del totale in Italia. A Roma il prodotto del settore di cui parliamo raggiunge addirittura il 9,9% del Pil locale e gli addetti sfiorano il 9% del totale. È un settore che abbraccia molti ambiti: dal cinema e audiovisivo allo spettacolo dal vivo, dall’editoria al multimediale passando per le attività espositive e museali”.

Si tratta, aggiunge, “di imprese e non profit che vivono in media di un’economia fatta di passione ma con ridotti margini di sostenibilità e costante rischio di impresa. Ad alimentare l’offerta culturale sono spesso lavoratori con contratti atipici, partita Iva, freelance, prestatori d’opera occasionale e a giornata. Solo questi ultimi stimiamo siano l’oltre 170mila grazie a le ricostruzione che sta facendo in questi giorni la Fondazione Fitzcarraldo”.

Un tema su cui Bergamo ritorna domenica con un post su Facebook. “Il Corriere della Sera di ieri ha dato spazio a queste mie parole sul lavoro culturale e le conseguenze del coronavirus, che sono durissime per oltre 1,5 milioni di persone in Italia e già oggi drammatiche per una parte importante di queste”, spiega il vicesindaco e assessore alle politiche culturali della Capitale.

“Parole che seguono l’appello e l’interlocuzione aperta con il Mibact e il Ministero del Lavoro e politiche sociali, per misure di sostegno a chi fa funzionare il sistema cultura e per il suo rilancio. Fanno parte del lavoro quotidiano intrapreso insieme ai colleghi delle altre grandi città, per amplificare la voce di un mondo produttivo che ha poca rappresentanza perché frammentato, e salvare le fonti di finanziamento destinate all'offerta culturale”.

“Lavoro che si affianca a quello che stiamo facendo a Roma, con gli strumenti disponibili per ora ai Comuni, per accelerare i pagamenti dovuti, introdurre tutte lo possibili flessibilità per riprogrammare le attività di Eureka, Estate Romana e dai bandi in generale, per offrire #laculturaincasa, per riprogrammare il lavoro delle nostre istituzioni culturali e per rilanciare la vita culturale non appena questo sarà possibile”.

 

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