Foto dalla pagina Facebook di Matteo Lepore

Diritti dei lavoratori, cultura online e sviluppo digitale. Sono alcuni dei temi che l’emergenza coronavirus ha posto sul tavolo nelle ultime settimane e che aprono scenari a cui non eravamo abituati. Se l’Italia li saprà affrontare in maniera attiva e innovativa potranno rappresentare, una volta terminata la crisi, un’occasione di rilancio per il nostro Paese. Ne è convinto Matteo Lepore, assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Bologna, che ne ha parlato in un’intervista ad AgCult.

Pochi giorni fa Lepore, insieme ad altri assessori alla Cultura, si è confrontato con il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini e del Lavoro, Nunzia Catalfo, per analizzare la crisi del settore e richiedere misure specifiche di sostegno. “Sono rimasto soddisfatto dall’interlocuzione avuta con i due ministri perché hanno raccolto la priorità che avevamo loro prospettato: quella relativa ai lavoratori del settore culturale e le ricadute occupazionali e del reddito – spiega l’assessore -. E’ emersa la sensibilità di assicurare misure a sostegno del reddito anche dei lavoratori atipici e intermittenti”.

“Il settore culturale è importante e strategico per il Paese – rileva Lepore -, ma per quanto riguarda gli aspetti dei lavoratori non è mai stato al top nell’agenda politica. Da questo punto di vista, finalmente, Franceschini e Catalfo hanno dato delle prime risposte. Mi sembra che si vada verso un reddito di emergenza e questo sarebbe sicuramente il segnale più notevole”.

Per il futuro cosa ci attende? “L’unica certezza è che il settore culturale è stato il primo a chiudere e sarà l’ultimo che ripartirà – risponde Lepore -. In Italia e a Bologna in particolare, siamo famosi per la socialità, per gli eventi nelle piazze. La scorsa estate, grazie anche ai cinema all’aperto, nella nostra città abbiamo fatto due milioni di presenze in quattro mesi. Quest’anno inevitabilmente sarà diverso. Ho chiesto agli operatori culturali di fare squadra e di mettersi a progettare”.

“Il 2020 non sarà un’estate di festival e grandi eventi, ma l’anno in cui dobbiamo prenderci cura della nostra comunità e pensare a quando potremo tornare ad abbracciarci – afferma l’assessore -. La cultura si deve far trovare pronta per quell’occasione di gioia. Insomma, il mio invito è quello di utilizzare questi mesi di attesa per costruire idee e progetti. Poi, il 2021 sarà il vero anno della ripartenza per il settore culturale”. 

Ora, in questa fase, “dobbiamo sperimentare e immaginare i musei del futuro e le opportunità delle piattaforme digitali – rimarca Lepore -. Oggi stiamo vedendo molta cultura online, ma è cultura gratuita e questo significa che il lavoro non è pagato. Si tratta di un aspetto con cui dover fare i conti: da un lato ci sono le istituzioni pubbliche, penso alle biblioteche digitali, che offrono un servizio pubblico che è giusto sia gratuito e accessibile a tutti; dall’altro, invece, c’è l’artista che va online e che per impegno civile fa un’esibizione, ma se pensiamo a questo come il futuro della cultura del nostro Paese ci stiamo sbagliando. Online si può andare se si lavora e se quel lavoro è pagato. Questo comporterà l’apertura di questioni quali la sostenibilità, la tutela del copyright e la fattibilità di progetti che sappiano cogliere un’audience. Perché non tutto quello che viene portato online è interessante e raccoglie pubblico”. 

Aggiunge Lepore: “Fino a tre settimane fa il digitale era il ‘nemico’ del lavoro degli artisti e la battaglia consisteva nel superare le piattaforme di sharing che drogano il mercato e i cui proprietari risiedono negli altri continenti. Adesso, in tre settimane, lo scenario è totalmente cambiato: forse ora anche noi abbiamo l’occasione di progettare piattaforme digitali. Non è detto che dobbiamo necessariamente servirci di oligopoli americani o di altri paesi. Ci sono diversi player italiani che ci stanno seriamente pensando. In meno di un mese la globalizzazione ha subito una botta molto forte e quindi si apre un varco che può portare a nuovi scenari. Il campo culturale può essere tra i primi a entrare in questo varco”. 

Lepore cita l’esempio del cinema. “E’ vero che c’è Netflix e ci sono le serie televisive americane. Ma ci sono anche le cineteche, le Film Commission, i produttori locali. Innanzitutto, sarebbe interessante capire se l’Italia riesce a fare qualche operazione industriale per recuperare il ritardo sullo sviluppo digitale. Adesso, con la necessità di stare a casa, si è formato un pubblico per il cinema in streaming. Forse si può provare a fare qualche operazione remunerativa per chi investe, ma anche legata a un prodotto italiano e a un mondo produttivo dei nostri territori. Questi, secondo me, sono ragionamenti che vanno fatti se vogliamo riflettere sul digitale come un orizzonte e non come uno strumento usa e getta che tra due mesi buttiamo via”. 

Per Lepore, l’attuale crisi “non è una pausa, ma trasformerà diversi aspetti”. Da qui l’invito a “essere attivi e non passivi. Dobbiamo provare a fare innovazione in quei settori dove eravamo più in ritardo. Nelle politiche nazionali sulla cultura eravamo più indietro rispetto ad altri paesi. Ora, però, visto che tutti sono tornati indietro ai blocchi di partenza, per l’Italia c’è l’occasione di provare a essere più coraggiosa”.

 

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