La grande macchina pescatoria: così Gabriele D'Annunzio descriveva il trabocco in una pagina del Trionfo della morte. Nelle immagini realizzate grazie alla collaborazione di Nicola Genovesi, Giuliano Vernaschi e Gian Piero Consoli pubblicate sul canale YouTube del Mibact, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell'Abruzzo fa conoscere queste "macchine da pesca" che caratterizzano il paesaggio della costa abruzzese.

"Dal 2018 - spiega la Soprintendente Rosaria Mencarelli - abbiamo costituito un Comitato Tecnico Scientifico con i Comuni e le istituzioni del territorio allo scopo di porre in atto azioni congiunte di tutela e valorizzazione dei trabocchi della costa teatina". Undici di questi sono stati riconosciuti dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell'Abruzzo come beni di interesse culturale per il loro valore testimoniale ed iconico dell’intera regione.

"Lu travocche", come viene chiamato in dialetto abruzzese, è un'imponente costruzione realizzata in legno di pino d’Aleppo tipico delle zone del medio Adriatico, modellabile, capace di resistere alla salsedine e alle forti raffiche di maestrale che battono l’Adriatico. E' costituita da una piattaforma protesa sul mare, ancorata alla roccia da grossi tronchi dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall’acqua, due o più lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un’enorme rete a maglie strette: la“bilancia”.

 

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