“Contro la paura di questi giorni, le uniche armi sono la cultura, la conoscenza, i saperi. Terminata l’emergenza coronavirus, si ricomincerà dalla voglia di conoscere e assisteremo a un nuovo Rinascimento”. Parte da questa considerazione ottimistica Ines Pierucci, assessore alle Politiche culturali e turistiche del Comune di Bari, nell’analizzare, in un’intervista ad AgCult, il presente e il futuro del mondo culturale.

“Intanto registro un primo risultato positivo: la cultura finalmente è stata associata alla parola lavoro, cosa che prima non accadeva mai”, spiega Pierucci che nei giorni scorsi, insieme ad altri assessori, ha presentato ai ministri dei Beni Culturali, Dario Franceschini e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una serie di misure specifiche per sostenere il settore. “Da parte dei ministri c’è stata una apprezzabile apertura in merito alla richiesta di equiparare i diritti dei lavoratori del mondo della cultura a quelli delle altre tipologie che stanno subendo una grave crisi economica”. 

Tra pochi giorni il confronto si sposterà sull’altro comparto di competenza dell’assessore. “Assieme ai colleghi al Turismo delle principali città - anticipa Pierucci - abbiamo creato una rete per dialogare con il ministro Franceschini. A breve gli presenteremo un piano condiviso che stiamo mettendo a punto in queste ore”.  L’obiettivo “è arrivare a una comunicazione congiunta, di sistema turistico unitario e nazionale, consapevoli comunque che ogni regione ha una peculiarità nel promuovere il proprio territorio. Adesso si avvicinano i mesi estivi, serve una proposta turistica che non sia solo richiedere soldi, ma anche indicare come spenderli”.

Dal punto di vista culturale quale sarà la principale eredità che lascerà l’emergenza di questi giorni? “Una maggiore riflessione - risponde Pierucci -. Le persone si stanno abituando a cercare la qualità nelle informazioni. In questo momento non c’è più spazio per bufale e fake news, perché le persone vogliono conoscere i fatti. Per questo dico che contro la paura l’unica arma non è il coraggio ma la cultura. Si ripartirà dalla voglia di sapere e di conoscere”. 

Ma, sottolinea ancora Pierucci, “alla parola cultura bisogna cominciare a dare una definizione più estesa. Si deve cominciare a dire che è cultura anche leggere semplicemente un giornale. Dobbiamo, insomma, avvicinare alla parola cultura un significato più concreto per dimostrare alle nuove generazioni che è un modo di affrontare la vita. La cultura non è solo intrattenimento, come la definisce l’Istat, ma per chi la fa è lavoro, è produzione, è parte integrante del Pil dei territori”. 

“Da quanto sta accadendo in questi giorni – osserva Pierucci – bisognerà soprattutto pensare all’innovazione tecnologica come a un fattore di cui non si può fare a meno. E’ vero che la cultura dal vivo non va cancellata, ma ci sono forme di fruizione e di contenuti che ci spingeranno a guardarla con occhi diversi. I libri non moriranno mai, ma non possiamo fare finta che non esistano nuove modalità come gli audiolibri o i podcast. Si tratterà di assecondare queste novità e capire cosa di buono ne verrà fuori. Adesso è difficile saperlo. Sicuramente la lezione trasmessaci dall’emergenza coronavirus è che si avrà meno paura delle cose che si conoscono”.

 

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