Tra il 13 marzo e il 3 aprile gli attivisti dell'associazione Mi Riconosci hanno chiesto ai lavoratori del Patrimonio culturale, del Turismo culturale e delle Arti visive e performative, che avessero subito conseguenze sul loro lavoro a partire dal 21 febbraio o temessero di subirle a breve, di compilare un questionario. Hanno risposto 1889 persone da tutta Italia.

La situazione è forse ancor più drammatica di quanto si potesse immaginare, spiegano gli attivisti. Metà degli intervistati ha subito l'interruzione di ogni attività lavorativa e l'azzeramento delle entrate. Meno di un quarto racconta di poter resistere in queste condizioni più di un anno (spesso grazie ad aiuti familiari), ma quasi metà lamenta di non poter andare avanti più di due mesi, il 30% meno di un mese. Per molti degli intervistati, non solo nelle regioni del Nord, questa situazione è esplosa alla fine di febbraio, più di un mese fa.

"Solo il 22% degli intervistati ritiene adeguate le misure intraprese finora dal Governo, una percentuale costante nel corso delle settimane" spiega Daniela Pietrangelo, una delle promotrici dell'inchiesta "Gli intervistati in massima parte temono una contrazione e un crollo strutturale del settore in cui lavorano: per questo le misure pensate solo fino alla fine dell'emergenza non possono bastare".

Dall'inchiesta emerge che tra le misure più richieste dai lavoratori del settore vi sono l'estensione degli ammortizzatori sociali, più vincoli alle imprese e tutele contrattuali per i lavoratori, sgravi fiscali alle imprese del settore, investimenti pubblici.

L'analisi dei risultati sarà presentata online dagli attivisti il giorno martedì 14 aprile alle ore 18.00.

 

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