I musei ai tempi del Coronavirus, cosa fare per salvarli? Come immaginare il loro futuro? E soprattutto come trasformarli in nuovi soggetti produttivi? A questi interrogativi hanno risposto i massimi dirigenti della cultura europea, e non solo, in una video conferenza nell’ambito dell’incontro “Coronavirus e musei: impatto, innovazioni e pianificazione per il post-crisi” organizzato dall’Ocse in collaborazione con Icom e in partnership con la Commissione Europea, World Cities Culture Forum, nesta, Fondazione di Venezia e Unioncamere Veneto.

Sono intervenuti, fra gli altri, Mattia Agnetti (Fondazione Musei Civici di Venezia-MUVE), Peter Kelller (direttore generale Icom), Antonio Lampis (Dg Musei del Mibact), Ekaterina Travkina (Ocse), Natalie Bondil (Montreal Museum of Fine Arts), Inkyung Chang (Founding Director Iron Museum, Republic of Korea), John Davies  ( Economic Research Fellow, nesta and Creative Industries Policy and Evidence Centre), Joan Roca (Director MUHBA-Barcelona History Museum, Spain).

Lampis ha portato al meeting il saluto del ministro italiano Dario Franceschini e ha tenuto una lectio magistralis sul come l’Italia immagina il futuro dei propri musei: “Il museo è un'istituzione permanente, che negli ultimi anni è reputata sempre più cruciale per lo sviluppo culturale e che più di altre forme del ‘fare cultura’ ha recentemente evidenziato un impegno planetario rivolto all’adattamento ai rapidi mutamenti della società contemporanea, spostando, in estrema sintesi, le attenzioni del museo dalle cose alle persone”.

Il Dg Musei sottolinea quindi che “nel passaggio ‘dalle cose alle persone’ l'Italia avuto indubbiamente un ruolo di traino. Nello spirito di un nuovo umanesimo le recenti norme che hanno condotto alla maggiore autonomia dei musei e alla riforma della loro organizzazione hanno messo al centro delle attenzioni i temi della leadership e della governance, così come è divenuta centrale la relazione con i visitatori per la grande attenzione dedicata alla loro sicurezza e al tema dell’accessibilità, anche a quella cognitiva”.

Per il Direttore generale lo snodo fondamentale del cambiamento è stato il lavoro della commissione per i livelli di qualità dei musei condotto con il costante coinvolgimento di tutti livelli istituzionali e sociali da una commissione insediata presso il Ministero per i beni culturali. Oggi i nuovi standard museali pensati per l’Italia sono disponibili in molte lingue e non solo in italiano, ad uso di studio per altre realtà.

Le norme italiane sui musei sottolineano la necessità di offrire al visitatore “effettive esperienze di conoscenza”, in risposta al formidabile bisogno di conoscenza emerso in tutte le generazioni, soprattutto in quelle giovani e giovanissime. I musei hanno dimostrato di saper usare in modo sorprendente i social media, i videogames e altri ambienti digitali. Tali strumenti sono indispensabili per stimolare il riconoscersi nel patrimonio culturale e per individuare nuove modalità di proporne la conoscenza sia alle nuove generazioni, sia a chi crede di cercare il diletto, considerando quanto sia oggigiorno estesa una domanda inespressa e talvolta inconsapevole di conoscenza, spesso mascherata da ricerca di svago.

Ma cosa faremo domani, quando la pandemia da Coronavirus sarà finalmente passata? “La nuova confidenza con i processi di innovazione – spiega Lampis – rende ragionevolmente più realizzabile la prospettiva di poter finalmente offrire nuovi ambiti di lavoro alle nuove imprese creative e ai giovani che hanno scelto di dedicare gran parte della loro vita allo studio della storia dell’arte, dell’archeologia e delle altre materie umanistiche a fondamentale supporto della vita dei musei. I musei hanno in corso un rinnovato impegno per una revisione degli allestimenti ed il rinnovo del racconto che sappiano parlare anche alle nuove generazioni e anche nelle nuove tecnologie, ben consci che la catalogazione del sapere nelle menti più giovani è ormai completamente differente da quella che si è a lungo sedimentata in altre fasce d’età ed è inarrestabile il desiderio dei nati dopo il duemila di capire la filiera dell’organizzazione dei messaggi e i perché delle scelte curatoriali”.

“Nella seconda metà del 2020 – azzarda quindi Lampis - dovrà crescere l’impegno per la creazione di contenuti digitali di maggiore qualità e utili alle diverse piattaforme, per la conversione delle biglietterie ai sistemi di pagamento contactless e poi nello stile amazon-store”. Naturalmente per il Dg Musei serviranno tecnologie sostenibili per il contingentamento degli accessi, l’incremento degli abbonamenti, delle campagne di comunicazione.

“Il museo dei prossimi anni vedrà una forte alleanza con televisione e teatro, serviranno sceneggiatori ed esperti dello scrivere, per raccogliere storie e saperle produrre: una specie di Netflix dove andare a vedere e sentire sempre qualche nuovo racconto, ricco di connessioni con l’esperienza di vita di chi ascolta”.

“Il brillante adattamento ai mutamenti sociali che i musei hanno saputo realizzare può ragionevolmente fortificare la convinzione che l'attuale crisi e anche quelle future, che purtroppo vanno previste come ricorrenti, vedranno il museo come saldo e convinto protagonista”, ha concluso Lampis.

 

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