Decreto Cura Italia, riapertura delle librerie, ruolo dell’Europa. Sono i principali punti toccati dalla senatrice Michela Montevecchi (M5S) in un’intervista ad AgCult, nella quale la vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama affronta diversi aspetti culturali e politici in relazione all’emergenza sanitaria di questi giorni.

“Nel Cura Italia sono state messe delle misure che andavano prese. Chiaramente è un primissimo passo, ci si deve muovere gradualmente viste le risorse a disposizione, ma è migliorabile e alcuni punti vanno affrontati il prima possibile – esordisce Montevecchi -. Mi riferisco innanzitutto a quel sostegno spettante ai lavoratori intermittenti della cultura e dello spettacolo che, secondo quanto stabilito dalla circolare Inps uscita nei giorni scorsi, non si può concretizzare. Mi auguro che la questione venga sanata con il prossimo provvedimento del governo. Credo comunque che già nel passaggio del Cura Italia alla Camera, la deputata Alessandra Carbonaro (M5S) ritornerà sulla vicenda, visto che aveva preparato nelle scorse settimane una bozza di interpello urgente sulla materia, poi saltata con l’esplodere della crisi”.

La senatrice pentastellata auspica inoltre che venga ripreso il tema, sollevato da un ordine del giorno della senatrice Loredana Russo (M5S), di estendere l’Art bonus ai soggetti finanziati dal Fondo unico dello spettacolo. “Io mi spingerei oltre – aggiunge Montevecchi - e allargherei la misura anche a quella miriade di associazioni che da anni sono impegnate a promuovere la musica a vario titolo e in varie forme. Sul territorio, nei centri più periferici, stanno garantendo un’offerta artistica di qualità e svolgono un ruolo culturale essenziale soprattutto tra i giovani”.

Montevecchi prova rammarico, invece, per la bocciatura di un suo emendamento al decreto che, se approvato, avrebbe esteso l’obbligo dello smart working anche al settore delle fondazioni lirico-sinfoniche. “Era una proposta che mirava ad alleggerire l’aggravio sulle casse dello Stato – spiega -, perché prevedeva l’erogazione di ammortizzatori sociali ai lavoratori delle fondazioni quando proprio non se ne potesse fare a meno. Mi ha sorpreso che una delle motivazioni della bocciatura pare sia il fatto che sarebbe stato difficile somministrare un contratto di lavoro in smart working a un artista. A me ha molto sorpreso questa giustificazione, perché un artista la maggior parte del lavoro lo fa da casa quando si prepara nel mettere in scena uno spettacolo”.

Un’altra motivazione addotta alla bocciatura sarebbe stata quella che andavano messi in sicurezza i bilanci delle fondazioni. “Ma allora - commenta Montevecchi - perché scaricare solo sui lavoratori questo sacrificio? Rivolgo quindi un appello ai sovrintendenti, ai direttori artistici e a tutti coloro che ricoprono un incarico dirigenziale nelle fondazioni lirico sinfoniche. La definirei un’opera di solidarietà: valutino la possibilità di rinunciare autonomamente a una parte del proprio compenso. Nel momento emergenziale che stiamo vivendo, un gesto del genere aiuterebbe i lavoratori a non sentirsi soli nel dover sopportare questo sacrificio. Sarebbe un gesto nobile, un atto d’amore verso la propria fondazione che farebbe dell’Italia un faro nel campo della solidarietà. Fermo restando, sia ben chiaro, che dobbiamo comunque investire soldi nella cultura. La cultura non vive con la solidarietà interna, ma ha bisogno di investimenti”.

Montevecchi plaude alla riapertura delle librerie decisa dal Consiglio dei ministri. “Con le dovute precauzioni sanitarie, che sono sicura i titolari degli esercizi applicheranno, ritengo sia stata una buona idea. E’ un grande messaggio: il libro viene visto come un bene di necessità. Torniamo, insomma, al discorso precedente dell’importanza delle associazioni che fanno cultura nei piccoli centri. Le librerie indipendenti sono dei presìdi culturali e umani, di incontro e scambio di conoscenza e saperi, di cui non possiamo fare a meno, se vogliamo mantenere un tessuto sociale in continua evoluzione e crescita. Altrettanto positiva è la riapertura delle cartolerie. Pensando ai bambini è importante: il disegno è una delle forme attraverso le quali i piccoli leggono la realtà, la metabolizzano e la restituiscono”.

Nei giorni scorsi il ministro Dario Franceschini ha reclamato all’Ue più fondi per il Programma Europa Creativa in modo da sostenere la cultura nell’emergenza coronavirus. “Franceschini ha fatto bene. Speriamo metta la stessa forza nel chiedere più risorse anche a casa nostra – osserva Montevecchi -. Comunque, la battaglia in Europa è da fare per due ragioni. La prima è che i lavoratori e le industrie culturali e creative vanno sostenute adesso, perché nella fase di rilancio assumeranno un ruolo importante. Il secondo motivo è più simbolico: dare più risorse rappresenterebbe un cambio di passo, di approccio e di pensiero. Significherebbe tirare fuori definitivamente la cultura dal dimenticatoio in cui è relegata”.

“Dal punto di vista economico, insomma – rileva Montevecchi -, è folle non puntare sulla cultura, dal momento che ormai è assodata la sua capacità di restituire guadagni per ogni investimento fatto. Ma soprattutto la cultura genera quel Pil invisibile, quella ricchezza intangibile, rappresentata dall’evoluzione del nostro sviluppo intellettuale, di conoscenza e di creatività. Penso quindi che l’Europa debba investire nella tutela dei luoghi della cultura, perché è dalla fruizione di questi posti, dalla conoscenza della storia, che nasce anche inconsapevolmente la nostra vena creativa”.

La vicepresidente della commissione Cultura del Senato ribadisce infine, le proprie perplessità, esternate a più riprese nei mesi scorsi, circa la riconferma di Carlo Fuortes a sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. “Non so se, come è accaduto per il Regio di Torino, sia stato fatto un bando internazionale. Causa l’emergenza di questi giorni non ho avuto modo di seguire la vicenda – precisa Montevecchi -. Qualora non sia stato fatto, me ne rammarico perché a mio avviso si poteva seguire quel tipo di percorso. Spero che il ministro Franceschini, prima di ratificare la proposta, verifichi se sia stato fatto questo percorso ed eventualmente di suggerirlo, prima di arrivare a una nomina definitiva”. 

 

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