Sono tre le tipologie di politiche che il ministero dei Beni culturali sta mettendo in campo per fronteggiare la crisi legata al Coronavirus: le politiche “emergenziali” come il Fondo da 130 mln di euro previsto dal decreto Cura Italia; le politiche “per la ripartenza” e quelle “più ambiziose” per il lungo periodo. Sempre con la bussola orientata verso la “principale priorità del ministero, ovvero la tutela dei lavoratori”. E in quest'ottica rientra il lavoro che il Collegio Romano sta portando avanti con le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali per "colmare quelle aree che sono rimaste scoperte" nel decreto di marzo. 

Ad illustrare le misure che il ministero ha approntato a sostegno dei settori della cultura e del turismo è stato il Capo di Gabinetto del Mibact, Lorenzo Casini, nel corso del webinar sul tema “Fase 2 per la cultura? Quali politiche a sostegno del settore“, al quale sono intervenuti anche Paola Dubini (Professoressa associata di Management all’Università Bocconi), Carlo Fuortes (Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma), Angelo Miglietta (Professore ordinario di Economia e Management della Cultura e Pro Rettore Vicario all’Università IULM) e Filippo Cavazzoni (Direttore editoriale dell’Istituto Bruno Leoni).

“Il quadro – ha spiegato Casini – è molto articolato, direi che possiamo sintetizzare le politiche di sostegno che il Mibact ha cercato di mettere in campo sin dall’inizio della crisi in tre tipologie: la prima è quella del sostegno veramente emergenziale legato alla situazione non solo di crisi che stiamo vivendo dal punto di vista sanitario e sociale, ma anche dal punto di vista economico. Quindi gli interventi immediati che sono stati adottati con il decreto legge di sostegno, come il Fondo da 130 mln per lo spettacolo, il cinema e l’audiovisivo”. Un Fondo, ha sottolineato, “che per noi è decisivo proprio per andare sostenere tutti quegli organismi che non 'pescano' dal Fus”.

“STIAMO LAVORANDO PER TUTELARE TUTTI I LAVORATORI”

Nell’intervento emergenziale, ha ricordato, “sono apparse quelle che sono le situazioni purtroppo non coperte già dal legislatore: mi riferisco a quella che è la principale priorità per il ministero nei settori cultura e turismo, ovvero la tutela dei lavoratori. Questi sono settori dove una serie di rapporti atipici, di lavoro intermittente o di forma precaria, si sono visti immediatamente venire a mancare qualsiasi forma di sostentamento. Tutti gli ammortizzatori sociali messi in campo sono stati una prima risposta, non sufficiente, tant’è vero che già nel prossimo decreto legge verranno arricchiti. Noi siamo in costante dialogo con le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali, proprio per lavorare insieme per colmare quelle aree che sono rimaste scoperte perché mancavano delle forme di tutela specifiche per questi tipi di lavoratori”.

A questa fase si accompagna una seconda tipologia di politiche, “che sono quelle per la ripartenza immediata, che si spera possa arrivare presto. In costante contatto con le associazioni e i gruppi di lavoro, e in particolare con il Comitato tecnico-scientifico, si sta già lavorando sulle condizioni e le modalità con cui sarà possibile riprendere nel breve: parliamo quindi del dotare di disposizioni di protezione individuale tutti i soggetti coinvolti, degli strumenti di distanziamento, etc”.

“C’è poi un terzo tipo di politiche che è il più ambizioso, cioè guardare come questa crisi ha messo in luce la necessità di ripensare certe forme di intervento, di ripensare anche lo stesso modo in cui si interagisce con il patrimonio culturale, sull’opportunità che questa offre per mettere in primo piano l’educazione, la scuola, la ricerca, come strumenti fondamentali per costruire generazioni che vivano il patrimonio culturale in un modo consapevole”.

FONDO PER LA CULTURA

Casini interviene quindi sulla proposta lanciata da più parti di costituire un Fondo per la cultura, spiegando che “l’ipotesi di un Fondo che emetta titoli ci lascia un po’ più freddi, perché sarebbe un’altra forma di indebitamento. A questo punto è forse preferibile costruire un Fondo che garantisca una liquidità, magari con meccanismi di prestito molto agevolato per i settori delle imprese culturali – e questa è la proposta arrivata da Federculture – oppure anche avere contributi a fondo perduto da parte dello Stato su interventi che possono essere di promozione d’investimenti. Ovviamente per noi sono esclusi investimenti di tipo immobiliare, lo dico per chi ha paventato il rischio di svendite o messa in vendita del patrimonio, sono ipotesi che non sono state prese minimamente in considerazione”.

Il capo di Gabinetto del Mibact ha quindi risposto ad alcune domande arrivate nel corso del webinar: dall'iter del Codice dello spettacolo all'art bonus, dai criteri di riparto del Fus alla composizione della task force del Governo guidata da Vittorio Colao. 

CODICE DELLO SPETTACOLO

Il Codice dello spettacolo, ha spiegato, “è in agenda, una delega è stata già approvata nel 2017, purtroppo poi non c’è stato il tempo di attuarla”. Ora una delega "è stata riproposta in Parlamento e doveva essere approvata in Consiglio dei ministri poco prima che esplodesse la crisi del coronavirus”.

ART BONUS

"In questi giorni - ha sottolineato Casini - è emerso che molti non sapevano che l’art bonus già copre la maggior parte delle ipotesi degli operatori dello spettacolo, grazie all’ampliamento fatto nel 2017. Adesso prenderemo questa occasione per completare ed inserire quei pochi soggetti che erano rimasti ancora esclusi”.

CRITERI FUS

Per quanto riguarda il Fondo unico per lo spettacolo, Casini ha spiegato che c’è un emendamento della maggioranza che prevede che “per il 2020 sia possibile per gli organismi che sono finanziati dal Fus erogare immediatamente un anticipo dell’80 per cento del contributo; contributo che verrà automaticamente considerato come quello dell’anno scorso. Con delle condizioni: che questo contributo sia usato per la tutela dell’occupazione e dei lavoratori. E che si spinga verso una riprogrammazione di quello che è saltato, per evitare che ci siano dei soggetti colpiti ancora di più”.

TASK FORCE DEL GOVERNO

Infine una replica alle critiche arrivate negli scorsi giorni in merito all’assenza di un esperto di cultura e turismo all’interno della task force guidata da Colao. “E’ stato scelto di non avere un rappresentante della cultura perché il ministero lavora 24 ore al giorno su queste tematiche, sente tutti gli operatori e poi si confronterà con il Comitato di Colao proprio per vedere insieme quali sono le modalità. E’ una scelta diversa, ora sta andando bene, nulla esclude che in futuro si possa anche ricorrere a una specifica task force per la cultura, ma in questo momento, grazie al lavoro di consultazioni, ascolto e dialogo – con il ministro in prima fila – ci sembra che stiamo riuscendo a programmare tutto senza particolari difficoltà”, ha concluso Casini.

 

Articoli correlati