“Tutelare il diritto d’autore significa proteggere il diritto al lavoro e ad un'equa remunerazione. È una questione di onestà e coscienza e anche i miliardari del web per una volta devono essere onesti ed avere coscienza. Mi faccio quindi portavoce dell’appello della comunità degli autori e di tutta l’industria culturale italiana per un rapido accoglimento della normativa comunitaria nel nostro ordinamento che favorirà lo sviluppo dei contenuti nell’era digitale”. Lo ha detto il presidente della Siae, Giulio Rapetti Mogol, nel corso di un’audizione presso la commissione Politiche Ue del Senato. “Il diritto d’autore è stata una grande conquista della Rivoluzione francese, adesso occorre fare in modo che non diventi un passo indietro sul piano della civiltà a causa della rivoluzione digitale”.

“La nostra battaglia – ricorda Mogol - è iniziata in Europa, ero lì insieme al direttore generale Blandini nei passaggi decisivi di voto del Parlamento europeo sulla direttiva, fino alla straordinaria vittoria finale: abbiamo lottato nel cuore di un’Europa che si è confermata culla di civiltà, anche se non è stato facile ottenere quel risultato. In quei mesi è stata infatti messa in piedi una massiccia campagna di disinformazione sulla fine di internet e della libertà d’espressione: si tratta di un concetto distorsivo di libertà che equivale al Far West. Noi chiediamo semplicemente equità e giustizia. Loro hanno i miliardi, noi abbiamo ragione”.

“Mai come in questo momento il lavoro dei creativi è sempre più in sofferenza, non c’è tempo da perdere. Stiamo combattendo questa battaglia per dare ai giovani la possibilità di vivere del loro lavoro. Mi auguro quindi che anche nel nostro paese le norme contenute nella direttiva diventino presto legge. La battaglia per il riconoscimento del diritto d’autore è un discorso di coscienza che non ha colore politico”, ha concluso il presidente della Siae.

 

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