Nasce il primo centro interdisciplinare per promuovere lo studio, la ricerca, la costruzione di competenze, l’accompagnamento delle politiche e il rafforzamento delle pratiche che hanno al proprio cuore la Cultura per il Benessere delle Persone e la Salute delle Comunità. Dieci professionisti, pionieri del welfare culturale e compagni di lungo corso, provenienti da tutta l’Italia, dai mondi culturale, sociale, sanitario, educativo, economico uniscono le proprie forze per dare un contributo sistemico all’altezza delle sfide della contemporaneità. Sedi operative in due luoghi di innovazione sociale: a Torino, nel Barolo Art for Community-Distretto Sociale Barolo e in Sicilia, al Farm Cultural Park di Favara. 

La #Culturacura è stato uno dei temi e degli hashtag ricorrenti durante la crisi Covid 19. La pandemia che ha sconvolto il mondo ha messo in evidenza quanto sia importante il contributo della Cultura e delle Arti alla nostra salute mentale e alla nostra capacità di coesione sociale. Senza il nutrimento culturale di libri, film, webinar, senza la partecipazione sociale attiva attraverso canti e performance dai balconi e molto altro, il costo umano del lockdown sarebbe stato incalcolabile. 

Lo scenario attuale è quello di una società che deve ripensarsi per ripartire, affrontando la ripresa con le ferite di un disordine post-traumatico da stress e del radicale cambiamento di stile di vita. Una società in cui la faglia delle disuguaglianze si è ampliata ed espone le persone vulnerabili al pagamento del prezzo più alto in termini economici, sociali, umani e di salute.

In Italia, si contano ormai numerose pratiche culturali e artistiche per il benessere e la salute dagli esiti felici, ancora poco note, ma che coinvolgono interi gruppi sociali e comunità, da Nord a Sud. Le Arti entrano negli ospedali ad umanizzare e integrare la cura. Nei luoghi della Cultura, dai musei alle biblioteche ai teatri, sempre più orientati allo sviluppo e al coinvolgimento dei pubblici (audience development ed engagement), prendono corpo attività per l’inclusione sociale e per il benessere e la salute delle persone. L’innovazione sociale a base culturale ha assunto la dimensione di fenomeno tra i più interessanti nei processi di rigenerazione umana, nelle periferie urbane come nelle aree interne e montane.

In Medicina, fin dagli albori della nostra storia europea, è nota l’importanza delle Arti e della Cultura come risorse per la Salute per tutto l’arco della vita. Un corpus crescente di evidenze, consolidate quanto poco note, accumulate negli ultimi trent’anni lo attesta e converge con le ultime frontiere delle ricerche scientifiche. L’OMS ne dà conto nel Rapporto dedicato al “Ruolo delle Arti nel miglioramento della Salute e del Benessere”, presentato nel novembre 2019. Il rapporto sottolinea quanto la partecipazione culturale e le pratiche artistiche possano influire positivamente sul Benessere e sulla Salute, dalla promozione primaria ai percorsi di cura e indica come nella definizione delle politiche sanitarie sia oggi centrale e prioritaria l’integrazione con quelle sociali, educative e culturali. Anche l’Agenda Europea 2030 per la Cultura rilancia la dimensione dei cross over culturali, ovvero le relazioni sistematiche e sistemiche con altri ambiti di policy, come pillar nelle politiche sanitarie, sociali, civili, ambientali delle prossime decadi. 

Oggi la relazione tra Cultura, Salute, Educazione e Sociale può diventare un’alleanza strategica per la ripartenza del Paese. Dentro a questa grande crisi, è possibile e urgente lavorare a una nuova idea di welfare. Coinvolgendo attori e portatori di interesse pubblici e privati, lavorando in un’ottica multidisciplinare, multilivello e intersettoriale è possibile con l’Arte e la Cultura generare un autentico contributo a un nuovo welfare. I tempi sono dunque maturi per un cambio di paradigma su una scala mai sperimentata in precedenza. 

Per un coordinamento strategico, ha preso avvio il CCW-Cultural Welfare Center, che nasce da una chiamata di Catterina Seia - manager da sempre al lavoro sul valore della Cultura come asse trasversale alle diverse politiche -, in stretta collaborazione con Alessandra Rossi Ghiglione, esperta di pratiche artistiche community based e la pronta adesione di alte professionalità provenienti dai mondi culturali, sanitario, sociale, economico ed educativo che da lungo tempo collaborano in questa direzione. Il comitato promotore annovera infatti Annalisa Cicerchia, Giuseppe Costa, Luca Dal Pozzolo, Elisa Fulco, Enzo Grossi, Pierluigi Sacco, Irene Sanesi e Flaviano Zandonai. Una knowledge community che coopterà altri esperti nelle scienze umane, sociali e pratictioner, il primo dei quali è Andrea Bartoli, fondatore di Farm Cultural Park. 

Manca un amico. Il Centro nasce il 15 maggio, data della scomparsa del Maestro Ezio Bosso, mentore che ha alimentato fin dalle prime discussioni e continuerà ad alimentare con la sua visione socratica della musica e della vita le riflessioni del CCW, asserendo che “l’Arte è terapia sociale”.

Come primo atto il CCW, in collaborazione con DORS-Centro di documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte, su autorizzazione di OMS, mette a disposizione in open source la traduzione in italiano della ricerca “Le arti per il miglioramento del benessere e della Salute” e vara un blog, che si trasformerà in una piattaforma digitale, attraverso il quale condividere risorse di conoscenza. Un rapporto annuale darà conto dell’evoluzione del fenomeno.

Approfondimenti

L’impegno del www.culturalwelfare.center 
In questa grande crisi, il CCW metterà a sistema le migliori competenze per
•    dare valore e rafforzare in termini metodologici le esperienze in atto che adottano l’arte e la cultura nei processi di cambiamento;
•    creare un ecosistema di dialogo e scambio tra practitioner, ricercatori, policy makers e cittadini; 
•    sviluppare e sostenere la ricerca interdisciplinare e intersettoriale;
•    accompagnare con approcci crossover la formazione di competenze ai diversi livelli di ingaggio e professionalità;
•    promuovere la diffusione di pratiche replicabili e misurabili, in grado di garantire impatto sociale, visibilità e durata al fenomeno; 
•    nutrire politiche che mettano in atto questa visione.
 

 

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