Se da un lato il lockdown forzato ha generato serissimi problemi di sostenibilità (tutt’altro che archiviati), dall’altro ha fatto scoprire una ‘seconda anima’ di broadcaster culturale capace di generare oltre 14 milioni di contatti in poche settimane e di far ripensare anche per il futuro la proiezione fisica e digitale del museo. Sono la notizia cattiva e quella buona che Giovanna Melandri, presidentessa della Fondazione Maxxi, illustra ad AgCult nel giorno in cui il museo romano riapre al pubblico le proprie sale. Si comincia intanto con la mostra ‘Gio Ponti. Amare l’architettura’ allestita al terzo piano dell’istituto per arrivare in modo graduale al 18 giugno con il Festival A Story for the Future in occasione del decennale del museo. Un festival che sarà online e in presenza come a ricucire quella doppia anima che, per via del lockdown imposto dal Covid-19, ha forzatamente trasferito online la produzione culturale del Maxxi. 

LA VOCAZIONE SOCIALE DEL MAXXI

In realtà il complesso che ospita il museo del contemporaneo aveva riaperto già martedì consentendo l’accesso alla biblioteca, nell’edificio posto di fronte al museo dall’altro lato del parco che normalmente accoglieva numerose famiglie, bambini, ragazzi e chiunque volesse ritagliarsi una pausa dal caos cittadino. La biblioteca, a cui si può accedere solo su prenotazione, al momento ha una capienza massima di 38 persone nel rispetto delle misure di sicurezza imposte per la tutela della salute. La scelta di ripartire dalla biblioteca ha un senso preciso: è quello di “rafforzare la nostra vocazione sociale. L’obiettivo è incrementare l’offerta formativa, far diventare il Maxxi un luogo in cui i ragazzi si sentono a casa”. Ed è anche in nome di questa missione che il museo ha previsto un ‘biglietto solidale’ in vendita a 5 euro fino al 31 maggio e che sarà utilizzabile (una sola volta) fino al 31 dicembre 2020.

LA CATTIVA NOTIZIA: UN DANNO ECONOMICO ENORME

Tornando alla Fondazione in generale, la presidentessa spiega la ‘notizia cattiva’:  “Ovviamente il danno è stato enorme in termini economici. Abbiamo un problema grande di sostenibilità dell’istituto e quantificare l’entità di questo danno è ancora difficile perché è ancora in corso. La metà dei visitatori del Maxxi erano internazionali e su questo pubblico l’istituto aveva investito molto. L’auspicio è che il governo ci sostenga come è giusto che venga sostenuto tutto il sistema cultura. I primi sforzi sono stati fatti, ma in prospettiva serve qualcos’altro”. 

SOSTENERE LA DOMANDA CULTURALE CON LA DETRAZIONE DEI CONSUMI

Bisogna andare oltre l’emergenza. La crisi non finirà in tempi brevi ed è necessario pensare interventi in grado di accompagnare il Maxxi e tutte le istituzioni culturali nei prossimi mesi, anni. Melandri pensa quindi a delle misure con un orizzonte più ampio. A partire da una misura di sostegno alla domanda, con una forma di detrazione fiscale per la spesa culturale degli italiani pensando a un plafond all’interno del quale far confluire i biglietti di ingresso di musei, teatri, aree archeologiche, etc. 

COSTRUIRE UN PERCORSO TRA LA SCUOLA E IL SISTEMA DEL CONTEMPORANEO 

Al fianco di questo intervento, la presidentessa del Maxxi vede necessario “un intervento serio sulle scuole”: costruendo una via privilegiata con il “sistema del contemporaneo”. Bisogna comprendere, chiarisce Melandri, che il Maxxi - come altri istituti - è una struttura di ricerca e come tale i Ministeri dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca devono agevolare e sostenere questo rapporto con il mondo dell’educazione e della formazione”.

“Vorrei vedere i gruppi di giapponesi, americani, cinesi che hanno attraversato queste sale negli anni passati con comitive e scolaresche di ragazzi, di giovani, studenti, ricercatori. A loro non dobbiamo offrire la visita al museo, dobbiamo piuttosto offrire un’esperienza con laboratori, con un lavoro con noi, con gli artisti, con gli informatici che lavorano qui. Questi spazi sono spazi di ricerca in cui gli artisti lavorano con scienziati, con gli ingegneri informatici”.

LA BUONA NOTIZIA: 150 CONTENUTI DIGITALI, 14 MLN DI CONTATTI

La buona notizia, invece, è che “in questi mesi abbiamo fatto un’esperienza incredibile grazie soprattutto al team digitale e alla comunicazione. In pochi giorni ci siamo trasformati in un vero e proprio broadcaster. E non solo con la visita alla nostra collezione, ma abbiamo prodotto oltre 150 contenuti digitali veicolati sui social grazie alla generosità degli artisti, architetti, filosofi, ricercatori con cui abbiamo parlato. Ebbene, la mole di produzione originale per il lockdown ha avuto in questi tre mesi oltre 14 milioni di contatti”. 

E da qui si apre l'opportunità che è anche una sfida: “Adesso il Maxxi deve avere due anime: i contenuti sono quelli di un grande laboratorio di ricerca, ma abbiamo ora un doppio binario. E’ per questo che adesso si apre la mostra ‘Gio Ponti. Amare l’architettura’, il 2 giugno apriamo i giovani artisti (Real_Italy, con i lavori dei 13 vincitori del programma Italian Council 2017), il 18 giugno questa mostra che ripensa la casa (‘At Home. Progetti per l’abitare contemporaneo’). Sempre il 18 giugno lanciamo il nostro Festival per il nostro decennale che sarà online e in presenza. Un evento che farà quindi da ponte tra l’esperienza di queste settimane e la programmazione che piano piano riattiviamo sarà questo decennale”, conclude la presidentessa.

ENTRO IL 2020 APRE MAXXI L’AQUILA

Quanto all'apertura del Maxxi L’Aquila, Melandri è sicura: “Aprirà entro l’anno. Speriamo il prima possibile, forse in autunno, ma entro la fine dell’anno il Maxxi L’Aquila apre”. Al momento, prosegue Melandri, “non abbiamo avuto ancora la consegna del cantiere. Teoricamente non abbiamo ancora la titolarità dell’edificio. Noi pensavamo di inaugurare a giugno ma è chiaramente impossibile, slitta tutto”. 

Al di là dei tempi, comunque, la presidentessa del Maxxi è convinta che l’apertura della sede abruzzese “può essere una grande sfida: si sta parlando tanto di decongestionare le città e L’Aquila è un territorio molto interessante con delle potenzialità fantastiche. C’è l’Istituto di Fisica Nucleare, c’è il Science Institute, c’è un’Università molto vivace, ci sono istituzioni culturali pronte a collaborare con noi. Noi non arriviamo come un’astronave aliena: siamo consapevoli che esiste un sistema culturale ricchissimo e molto importante con cui vogliamo collaborare. Mi piacerebbe molto portare a L’Aquila il rapporto tra arte e scienza che ha caratterizzato il lavoro del Maxxi di questi anni”.

 

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