L’associazione “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” lancia una protesta diffusa in tutta Italia per denunciare “lo stato di abbandono e disinteresse che sta colpendo i luoghi della cultura e le centinaia di migliaia di lavoratori del settore. A tre mesi dall’esplosione dell’emergenza COVID-19, moltissimi musei, archivi, biblioteche, parchi archeologici e naturali sono ancora chiusi. Il MiBACT dichiara che solo il 15% degli istituti statali ha riaperto, spesso con servizi molto ridotti. La situazione è ancora più difficile per gli istituti non statali. Non a causa delle misure di sicurezza, ma a causa di mancanza di fondi, personale, e spesso normative chiare. La stessa situazione si presenterà a giugno con cinema e teatri, ancora chiusi per legge, ma rischia di restare tale a lungo o di peggiorare”, si legge in una nota.

È stata quindi proclamata una protesta diffusa che a partire dal 27 maggio punta “ad invadere lo spazio pubblico fisico e virtuale, dalle piazze ai luoghi della cultura, con lo slogan ‘Senza Cultura Nessun Futuro’ e con il simbolo della protesta, un occhio con uno 0 barrato al posto della pupilla. Una protesta - spiegano gli attivisti - aperta a tutti i lavoratori e le lavoratrici del Patrimonio culturale e dello Spettacolo, e a tutti i cittadini che hanno a cuore il destino degli spazi culturali. Per urlare al Governo un’emergenza che non può essere ignorata ancora a lungo”.

“La situazione è drammatica e urgente, eppure il Ministero dei Beni Culturali sembra non averne coscienza - afferma Daniela Pietrangelo, educatrice museale e attivista di Mi Riconosci  -. Molte grandi società del settore stanno puntando a tagliare il personale e trasferire i servizi online. Su 55 miliardi del DL Rilancio, molto meno dell’1% sono dedicati all’enorme settore Cultura e Spettacolo: decine di migliaia di istituti non riceveranno un solo euro. In queste condizioni, centinaia di migliaia di persone che avevano perso il lavoro dalla fine di febbraio rischiano di non rivederlo, e tanti altri rischiano di aperderlo. Migliaia di teatri, musei, biblioteche, cinema, potrebbero non riaprire mai più”. “Per la cittadinanza, essere privati della Cultura in un momento tanto delicato può avere conseguenze disastrose, facendo aumentare le diseguaglianze e l’esclusione sociale, mettendo a rischio le nostre comunità e la nostra democrazia. Un rischio inutile, che stiamo correndo solo per mancanza di pianificazione e lungimiranza” concludono gli attivisti.

 

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