Durante le ultime due settimane, Culture Action Europe - la più grande rete europea che si occupa di politiche culturali - ha conversato con i suoi membri con l’obiettivo di identificare le principali sfide che la cultura europea e i settori creativi si trovano ad affrontare in questo periodo di crisi. Il colloquio con organizzazioni culturali, associazioni, reti di piccole, medie e grandi dimensioni, nonché artisti indipendenti e operatori culturali ha fornito una panoramica sostanziale delle questioni urgenti e delle preoccupazioni del settore. Secondo CAE “non riuscire a sostenere la cultura in questo momento di crisi comporterà una perdita potenzialmente irreversibile per creatori, artisti e professionisti della cultura, oltre a danneggiare molte organizzazioni culturali. Senza un sostegno specifico, ci sarà un notevole deterioramento della ricchezza e della diversità in tutte le manifestazioni della cultura”.

È l’incertezza, sia a breve che a lungo termine, a pesare di più sul settore. Il futuro preoccupa e questo - sottolinea CAE - rende quasi impossibile una pianificazione e una programmazione. In un settore caratterizzato da lavoro autonomo, la perdita di reddito nei prossimi mesi rappresenta una minaccia per artisti e operatori culturali, già alle prese con una situazione precaria ben prima dell'attuale emergenza. Le questioni relative alla mobilità e all'internazionalizzazione sono anche tra le sfide più frequentemente menzionate - riporta CAE osservando che il settore culturale nell'est e nel sud dell'Europa sta affrontando conseguenze più gravi rispetto alle controparti nell'Europa occidentale e settentrionale. Mentre la trasformazione digitale è stata una soluzione applicata da molte istituzioni e organizzazioni culturali per continuare a operare durante il lockdown, anche la digitalizzazione ha sollevato una serie di preoccupazioni. Oltre al fatto che per molte forme d'arte (in particolare le arti dal vivo), la digitalizzazione è solo una soluzione temporanea e non può essere una soluzione a lungo termine, solleva anche questioni più fondamentali relative alla gratuità dei contenuti digitali a cui si è avuto accesso in questo periodo. Inoltre - spiega Culture Action Europe - ci sono opinioni divergenti sul ruolo delle piattaforme commerciali digitali come Netflix, YouTube, Spotify e sul ruolo dell'intelligenza artificiale. Il collegamento interrotto con il pubblico e il calo atteso della partecipazione culturale - a causa di nuove norme o recessione economica - sono un altro argomento problematico per il settore.

 

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