“Questo documento nasce da un dibattito interno ad AIDUSA e dall’idea che le prospettive che si aprono a partire dalla crisi Covid-19 non si possano limitare alla gestione di un’emergenza comunque temporanea ma debbano produrre valutazioni di più ampio respiro progettuale”. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso dal Direttivo di AIDUSA (Associazione Docenti Universitari Scienze Archivistiche) composto da Andrea Giorgi, Stefano Allegrezza, Giovanni Paoloni, Cecilia Tasca, Federico Valacchi.

“Riteniamo innanzitutto - prosegue la nota - che, in ragione del nostro ruolo scientifico e istituzionale, queste considerazioni contribuiscano alla definizione quanto più possibile sistematica di un progetto da sviluppare nel medio periodo. L’obiettivo è quello di aprire ulteriormente la ricerca scientifica e i suoi risultati a una molteplicità di interlocutori, mettendola innanzitutto al servizio di una comunità composita come quella archivistica. Sembra opportuno premettere che, nel rispetto delle competenze di ognuna delle istituzioni coinvolte nel complesso processo di gestione degli archivi, non riteniamo di dover entrare nel merito delle attuali modalità di gestione dei servizi erogati dagli istituti di conservazione con proposte specifiche che potrebbero risultare generiche o inadeguate alla realtà”. 

Al riguardo, “pur auspicando naturalmente una ripresa che sia la più ampia e rapida possibile, in modo da soddisfare le esigenze degli utenti di ogni ordine e grado, non possiamo che rimetterci alle indicazioni della normativa vigente. Siamo fiduciosi che tale ripartenza possa essere declinata nel rispetto degli interessi generali dagli organismi competenti, magari confidando che essi siano messi nelle migliori condizioni possibili per poter affrontare un compito tanto stringente e gravoso. Ciò anche nella consapevolezza che ogni istituto di conservazione ha proprie peculiarità organizzative e che di conseguenza al momento attuale risulta difficile procedere in maniera omogenea, visto che in gioco ci sono il rispetto delle leggi e la salute dei lavoratori e degli utenti”. 

Detto questo “vorremmo sottolineare come anche nel nostro settore la recente emergenza sanitaria e la lenta ripartenza in atto, più che creare dal nulla una improvvisa e imprevedibile discontinuità, hanno contribuito ad evidenziare criticità che erano e restano di lungo periodo. Al tempo stesso è innegabile che anche il solo impatto emotivo dei recenti fenomeni ha lasciato intravedere la possibilità di porre in essere scelte strategiche capaci di potenziare e impreziosire ulteriormente un percorso che la comunità archivistica ha del resto imboccato da molto tempo non senza concretezza. Ci riferiamo, in particolare, all’uso, sicuramente non più sporadico né rivoluzionario, delle tecnologie per il perseguimento degli obiettivi della conservazione archivistica nel suo complesso. Riteniamo un dato acquisito il ricorso a strumenti digitali destinati alla mediazione e al supporto della ricerca in genere, per quanto le risorse attualmente disponibili non possano naturalmente consentire di parlare di una dematerializzazione totale (peraltro difficilmente ipotizzabile e, in ultima analisi, nemmeno auspicabile)”. 

I grandi sistemi informativi e la progressiva ma significativa campagna di digitalizzazione degli strumenti di ricerca, insieme alla crescente qualità del web archivistico e alla disponibilità di fonti primarie digitalizzate, stanno a dimostrare “come la consapevolezza della soluzione tecnologica sia ormai data per acquisita dalla nostra comunità. Tale consapevolezza si è tra l’altro manifestata, proprio nel nostro paese, con un’indiscutibile profondità della riflessione scientifica in merito (a partire dall’intenso dibattitto in merito alla normalizzazione della descrizione archivistica) e con apprezzabile quantità e qualità applicativa. Il percorso è inevitabilmente in divenire. Si tratta di capire come governarle ancora meglio, adeguandole casomai alle crescenti disponibilità tecnologiche e alle loro stimolanti potenzialità, ma le ICT sono ormai da tempo parte integrante delle prospettive professionali degli archivisti”. 

Al riguardo “riteniamo semmai che la crescita della dematerializzazione dei servizi archivistici nel loro insieme non debba essere disgiunta da una complessiva (o almeno significativa) reingegnerizzazione dei processi di gestione del modello conservativo e dei meccanismi che regolano l’interazione tra erogatori e fruitori dei diversi servizi che gli istituti sono in grado di garantire anche attraverso soluzioni tecnologiche. Proprio nel momento in cui la ripartenza sembra incoraggiare processi virtuosi crediamo – sempre valutando la questione in un’ottica scientifica e didattica – che si imponga una riflessione capace di andare oltre interessi di ordine particolare e di portare un contributo di natura strutturale alla questione archivistica che innegabilmente si è palesata ormai da tempo”.

In questo senso “è superfluo dire che diamo per scontato l’auspicio, buono ovviamente per tutte le stagioni, di un maggior dispiegamento di risorse umane e finanziarie nel settore archivistico. Non riteniamo però che le zoppie di un sistema in affanno da molti anni, e a prescindere dall’attuale emergenza, si possano risolvere solo agendo su una dimensione squisitamente quantitativa, senza nulla togliere peraltro all’importanza dei recenti potenziamenti di organico. L’esperienza che stiamo vivendo suggerisce infatti in ogni settore, a partire dal mondo accademico cui noi apparteniamo, interventi di razionalizzazione gestionale, in una logica di utilizzo virtuoso degli strumenti disponibili”. 

Sembra che i punti fondamentali per contribuire a una discussione siano quelli sintetizzati di seguito.

  • Avvio di una riflessione di carattere politico e culturale sugli assetti attuali del modello conservativo e sulla sua oggettiva rispondenza alle esigenze contemporanee indipendentemente dall’emergenza in atto, cui faccia seguito una valutazione realistica dei profili e delle energie professionali ed economiche da mettere in campo.

  • Potenziamento delle competenze delle risorse umane coinvolte nella transizione verso la mediazione digitale, stimolando una discussione concreta e coordinata tra i diversi soggetti formatori che consenta in prospettiva di mettere in condizione i diversi soggetti coinvolti di fruire con pienezza delle ICT di dominio.  

  • Collaborazione fattiva tra le diverse componenti della comunità archivistica, con particolare riguardo ad Amministrazione archivistica statale (DG-A, Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale, ICAR), enti territoriali (regioni, province, comuni), Università, Associazioni professionali e singoli professionisti, al fine di non disperdere risorse umane, scientifiche e gestionali.  

  • Valutazione attenta, anche e soprattutto in una logica storico/culturale, della complessa articolazione del fenomeno archivistico contemporaneo. Insieme alle problematiche relative agli archivi storici sembra infatti necessario affrontare con senso di responsabilità ancora maggiore di quello manifestato sin qui anche il tema della conservazione digitale. È auspicabile che tale complesso fenomeno possa essere riportato nella sua pienezza dentro a un modello conservativo in grado di offrire garanzie analoghe a quelle che, sia pure con grande sacrificio, le istituzioni archivistiche hanno saputo dare in passato.  

  • Riflessione attenta sui criteri di selezione applicati alla digitalizzazione delle fonti primarie e sull’uso mirato dei documenti digitalizzati sospesi tra la loro funzione didattica e comunicativa e il supporto concreto agli interessi di ricerca delle diverse tipologie di utenti. 

“Siamo consapevoli che ognuno dei temi sollevati – e altri se ne potrebbero aggiungere – rivesta carattere strutturale e ponga questioni che non si risolvono nell’immediato. È però nostra convinzione che, come già detto in apertura, nel momento in cui si deve far fronte a un’emergenza non ci si possa limitare a risposte magari concrete e importanti nell’immediato ma destinate inevitabilmente a un basso profilo prospettico. Se, come dobbiamo augurarci e come sicuramente accadrà, l’emergenza nel medio periodo si esaurirà e certi problemi contingenti si risolveranno da soli, sarebbe però imperdonabile non approfittare della forzosa discontinuità venutasi a determinare per avviare una riflessione di più ampio respiro progettuale”. 

In tal senso, “coerentemente a quello che riteniamo possa e debba essere il nostro ruolo in questa lunga congiuntura, ci mettiamo a disposizione della comunità allargata che fa capo agli archivi e, naturalmente, anche alle biblioteche, agli altri ambiti della cultura e a tutti i soggetti per i quali riteniamo che possano essere valide almeno alcune delle considerazioni sviluppate qui. Riteniamo che tale approccio, che si è venuto formando a fronte di un articolato dibattito interno al nostro raggruppamento, debba essere declinato nei termini di un rilancio della ricerca scientifica intorno ai temi evocati (con le inevitabili ricadute didattiche e formative) e nella più ampia disponibilità a contribuire alla progettazione e alla realizzazione di occasioni di confronto con tutte le categorie che a diverso titolo hanno a cuore la sorte degli archivi”. 

AIDUSA crede infatti che “la risposta da dare sia articolata e figlia di ruoli istituzionali distinti ma tendenzialmente sinergici e, al tempo stesso, di competenze e passione che sicuramente al mondo degli archivi non mancano né sono mai mancate”.

 

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