© immagine di copertina per gentile concessione di Analogique, www.analogique.net

“Fabbricare fiducia al tempo di Covid19 e oltre”, in uscita nelle prossime settimane per Rubbettino editore, è un instant book a cura di Giancarlo Sciascia. Una geografia delle direzioni di senso sollecitate dall’iniziativa “Fabbricare Fiducia” lanciata dal fondatore di Farm Cultural Park, con una domanda complessa sul futuro desiderabile rivolta a 100 persone del proprio network. “Cosa (e come) potrebbe e dovrebbe diventare l’Italia e/o il Mondo non appena avremo messo il punto a questa terribile pandemia?”

Il testo raccoglie una selezione dei pensieri pervenuti dalle diverse “fabbriche della fiducia” gemmate per emulazione su altre comunità tematiche, territoriali, generazionali. Alcuni dei curatori di queste iniziative collaterali sono stati invitati a riflettere sui processi di interazione ed emersione dell’intelligenza collettiva che hanno suscitato e poi organizzato. Particolarmente ricchi gli apporti provenienti da Francesco Lipari (Fabbricare fiducia - Architettura) e Marco Lampugnani (Fabbricare fiducia – MUI, in Messico presso l’Università TEC di Monterrey). L’apporto di architetti e designer è simboleggiato dal debutto del ciclo di post, affidato alle parole dell’urbanista Maurizio Carta, “nell’era della Pandemia Climatica abbiamo l'obbligo di ripensare radicalmente il modello di sviluppo assecondandone la sua metamorfosi verso una resilienza strutturale.”

L’obiettivo del libro è di agevolare la lettura di questa ricchezza di pensiero, raccogliendola in un unico volume. Una lettura “unitaria” resta comunque complessa proprio per la capacità di questi contributi di riflettere la complessità delle trasformazioni che stiamo vivendo.

I contributi sono principalmente di due tipi. C’è chi ha preferito condividere la propria esperienza del tempo sospeso della quarantena raccontando aneddoti emblematici da elevare a chiave di lettura per interpretare il momento e attingere alla propria capacità di reagire, come Anna Spreafico, che attraverso il vissuto personale ha affermato la centralità delle relazioni nella nostra vita quotidiana. “La quarantena mi ha confermato che non affronti le difficoltà da solo. Serve una buona rete di relazioni. Hai bisogno di essere circondato da tante persone. Che ti rassicurano, che mostrano la strada da seguire, che ti consolano quando hai paura o sei triste, che ti spiegano le cose che non sai, che ti ispirano, che ti danno fiducia. Diamo priorità alla costruzione di buone relazioni”.

C’è poi chi ha indicato per punti le priorità auspicabili, i nodi irrisolti di un modello di sviluppo in transizione. Fra gli altri, in questa direzione possiamo leggere le riflessioni di Alessia Zabatino, Stefano Mirti e Pierluigi Sacco.

Covid-19 ci sta mostrando che quando l'umanità è unita in una causa comune, è possibile un cambiamento straordinariamente rapido. Nessuno dei problemi del mondo è tecnicamente impossibile da risolvere. Il potere creativo dell'umanità che agisce compatta è illimitato.

“Non sarà forse che siamo tornati a un normale ritmo di vita? Che non è il virus l’alterazione della norma, ma proprio l’opposto – che quel mondo febbrile di prima del virus era anormale? Il virus del resto ci ha ricordato qualcosa che abbiamo negato con passione – che siamo esseri fragili, costruiti della materia più delicata”, secondo Stefano Mirti.

Dovremo pensare a una nuova idea di valore meno individuale e più comunitaria. Dovremo imparare ad essere più inclusivi, a non lasciare davvero nessuno indietro. “Perché se non faremo questo, al già devastante impatto del cambiamento climatico globale, alla devastazione economica se ne sovrapporrà un altro legato ad un conflitto sociale generato da una disuguaglianza globale nella distribuzione delle risorse non più politicamente e socialmente sostenibile, a partire proprio da questioni pubbliche ormai ineludibili come la sanità, la formazione, il welfare. In poche parole, dovremo rifondare alcune delle colonne portanti della nostra organizzazione socio-economica”, afferma Pier Luigi Sacco.

Un accento particolare è stato posto da diversi “fabbricanti fiducia” sul  cambiamento culturale, necessario. Agostino Riitano tocca il tema della mediocrità al potere e Marcella Mallen si rifà a Calvino per fare un ritratto della virtù della Consistenza, contro l’Inconsistenza, il pericolo che si annida in tutto ciò che si nutre di pura narrazione, troppo spesso protagonista in questi anni di come è stata affrontata e percepita l’innovazione e, spesso, interpretata la politica.

“L’incapacità di gestire le “incertezze fabbricate”, sia a livello nazionale che globale, è il risultato della “rivoluzione anestetizzante”, quel processo che ci ha condotto, decennio dopo decennio, a posizionarci all’estremo centro, dove tutto deve essere standardizzato, nel quale la “media”, diventata norma e “mediocrità”, è stata eletta a modello. La prima lezione che abbiamo imparato […] è che è finito il tempo della “mediocrazia” al potere”, considera Riitano.

Non sono mancati i racconti da un futuro, distopico o utopico, come espediente per prender le distanze dal presente e osservarlo con attenzione. Lo studio ANALOGIQUE si è concentrato invece su un esercizio di stile, creando il bugiardino del rimedio perfetto: BAZZOCOV 1mg. Questo esempio illuminante esprime con la massima forza e riassume in sé l’invito presente in molti contributi a frequentare un uso del linguaggio capace di trasformare la realtà. Il ruolo delle pratiche artistiche come palestra di partecipazione democratica e viatico di rigenerazione urbana a base culturale, prendendosi cura insieme degli altri e degli spazi di comunità. L’arte come modalità di incontro e strumento di indagine sul presente e per progettare il futuro, secondo una prospettiva non conformista.  “The arts, as a key protagonist and an instigator of non-conformity, is surely a movement to challenge the comforts of mediocrity that keep us static sitting targets. It is time for change in every unimaginable way. We surely have to activate in new ways, rethinking how our respective industries and lives can operate and deliver in sensitive ways considering the shifting and conflicting priorities”, indica Skinder Hundal.

A fianco di questa rilettura e clusterizzazione, sono stati inseriti degli approfondimenti capaci di contestualizzare il momento storico del lockdown. Ad esempio, alla Prof. Barbara Poggio, sociologa e prorettrice dell’Università di Trento, è stato chiesto di osservare la fase attuale dalla prospettiva degli studi di genere. La sua riflessione ha messo in luce l’occasione di colmare il vuoto di cura e compensare gli squilibri esistenti, “identificando nuove modalità di lavoro, di sviluppo di nuove modalità e strategie utili ad affrontare situazioni critiche – penso ad esempio alle soluzioni telematiche per segnalare casi di violenza che sono state sviluppate in questi mesi – una occasione per tornare a riconoscere il giusto valore alle dimensioni della cura, della relazione e dell’assistenza, che nel corso del tempo sono state sempre più sacrificate a favore della produzione e della produttività”.

Fabbricare fiducia è stato osservato con particolare attenzione anche da questa rubrica, che ha dedicato un dossier ricco di approfondimenti fra cui ho scelto di inserire nel libro quello di Alessandra Rossi Ghiglione, fra i dieci promotori del neonato CCW-Cultural welfare Center che vede proprio nella Farm Cultural Park un importante partner. Il suo contributo, “un'alleanza di comunità per una cultura bene comune e risorsa di salute”, rappresenta la sintesi ideale di diversi altri spunti in questo stesso solco, come quelli del medico Antonio Liotta o di Elisa Bonacini.

Il complesso dei contributi della galassia di “Fabbricare Fiducia” presi in esame è dell’ordine delle centinaia, con complessità, prospettive e stili diversi. Ne emerge una riflessione corale capace di mostrare risorse esistenziali per il presente e di mettere in discussione priorità e modello di sviluppo in cui eravamo immersi nel pre-pandemia, suggerendo alcune metodologie e linee di tendenza utili per trasformare il laboratorio della crisi in una fucina di opportunità, attraverso uno sforzo educativo senza precedenti per porre al centro capacitazione e sostenibilità (sociale, ambientale ed economica) come obbiettivi principali e di vitale urgenza per la nostra comunità di vita.

Abbiamo vissuto in “un modello di sviluppo e di vita che in tutte le sue espressioni ha, da tanti decenni, manifestato una forma di radicale dissociazione dell’uomo dalla natura del mondo in cui vive. […] Di fronte all’azione del virus i modelli di organizzazione sociale e produttivi delle nostre città e dei nostri territori si sono quasi tutti impietosamente dimostrati obsoleti – anzi – dannosi, pericolosi. […] Dobbiamo smettere di pensare al mondo come qualcosa che ci appartiene, cominciando a renderci conto che siamo noi che apparteniamo alla vita del nostro mondo”, scrive Fabrizio Foti. Questa citazione non è l’unica che mostra, esorta e riconosce come salvifica una “spiritualità ecologica”, ossia l’assunzione di un approccio, una concezione della natura e una relazione con essa all’insegna del rispetto e della cura, dell’interdipendenza e della co-responsabilità. Ciò si riflette nell’esigenza, scoperta con stupore a causa delle misure restrittive, di rallentare, ascoltare, apprezzare il silenzio, mettere al centro la gentilezza, l’essere anziché l’avere.

Alla “fiducia” intesa come la sostanza del femminile, la fotografa Claudia Fabris ha dedicato una interessante digressione. “In matematica la phi (Φ) rappresenta la sezione aurea, o proporzione divina, il rapporto fra due lunghezze disuguali delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Ad ognuno la libertà di comprendere cosa significhi nella vita. Questa è la formula matematica per fiducia, bellezza e amore. Fidarsi è darsi una proporzione divina nella relazione con il mondo, una proporzione armonica e bella nella relazione con l’altro”.

DI CHE GENERE DI FIDUCIA SI TRATTA NEL LIBRO?

Ci sono sguardi rivolti verso la propria interiorità e consapevolezza, una fiducia in noi stessi da riguadagnare rallentando, praticando gentilezza e ponendo al centro le relazioni di cura e la vita di prossimità. C’è anche una riflessione sulla valenza della fiducia come infrastruttura immateriale per disegnare una fase ri-costituente per la cultura e più in generale per la tenuta democratica del nostro Paese, con la convinzione che se saremo capaci di riconoscere ed esprimere il potenziale esistente riusciremo a conseguire un rimbalzo economico repentino dopo l’inevitabile crollo di quest’anno.

L’occasione della pausa forzata è stata utile anche per vedere con maggiore chiarezza i problemi da risolvere e chiamare col loro vero nome le grandi domande da cui come Paese continuiamo a scappare da decenni: come rendere protagoniste le aree interne di una nuova fase di economia civile ispirata ai richiami di sostenibilità piena invocati da Papa Francesco fin dagli esordi del suo pontificato? Come coltivare il talento dei nostri giovani e far sì che li uniscano dando vita a nuove iniziative? Come garantire il diritto universale alla salute?

Rispondendo a quesiti simili affiora nei brani di Fabbricare fiducia una idea di società che pone al centro le persone e attraverso la creatività, l’educazione e la partecipazione culturale, disegna sentieri di prosperità inclusiva a partire dal Sud d’Italia, ricco di biodiversità e dotato di un patrimonio culturale inestimabile, ma soffocato da una classe dirigente diffusamente estrattiva che da tempo mantiene inalterata la predominanza dell’economia sommersa o illegale.

Ecco allora che interdisciplinarietà anziché segregazione in silos tematici, protagonismo giovanile anziché marginalità, e strategie di sviluppo rivolte ai luoghi, suggeriscono la necessità di co-costruire nuovi spazi per le comunità e riconoscere il valore della prossimità. Sono scintille di una rinascita pacata, umile, operosa, che si nutre di bellezza e agisce con cura e responsabilità, a prescindere dal ruolo e dalla dimensione del proprio impegno.

Se l’Italia della desertificazione produttiva è una grande Detroit che deve reinventarsi, queste energie segnalano più con serenità che con inquietudine le pratiche di convivenza non solo possibili ma già realizzate, ancorché isolatamente, qui e ora.

Al cuore di questo gesto collettivo di condivisione che indica un nuovo paradigma ci sono i crossover culturali, ovvero le relazioni sistematiche e sistemiche tra mondi fino a oggi debolmente interconnessi come ad esempio Salute e Cultura, sempre più considerati pilastri per politiche sanitarie, sociali, civili, ambientali all’altezza delle ambizioni dell’Agenda ONU 2030.

In altri termini, se la Cultura non acquista una dimensione civica e non diventa un elemento centrale della vita pubblica, non può produrre effetti di sviluppo di lungo periodo. Al contrario, se la Cultura diventa il cardine delle politiche territoriali, allora può portare a un profondo ripensamento e a un approccio più efficace nei confronti di tematiche chiave e al centro degli interessi e delle preoccupazioni collettive come il welfare, l’occupazione, la formazione di nuova impresa soprattutto giovanile, la sicurezza e la coesione sociale.

Le regioni e le città europee che saranno capaci di interpretare al meglio queste linee di sviluppo indicate nel 2018 dall’Agenda culturale europea si posizioneranno di conseguenza come laboratori innovativi di una nuova concezione delle politiche culturali, sia in termini di maggiore capacità di risposta alle esigenze e alle aspettative dei cittadini, che di capacità di attrazione di risorse esterne, in primo luogo dalla stessa programmazione comunitaria.

Il lavoro svolto grazie al libro parte da questa lettura d’insieme delle caratteristiche del nostro Paese e individua nei racconti di Fabbricare fiducia dei semi di cambiamento già in corso, degli esempi di avanguardie pedagogiche e il capitale relazionale da cui partire per sviluppare ulteriori iniziative di rete specie nell’ambito delle industrie creative e culturali.

Occorre aprire gli occhi e ragionare in termini evolutivi, adattarsi prima di restare travolti dagli effetti della crisi, imparare a cambiare ottica e compagni di viaggio, pensare creativamente e in maniera ecosistemica per non subire l’innovazione spinta dall’offerta di tecnologia ma, al contrario, progettare contesti di innovazione sociale che rispondano ai bisogni emergenti. Ad esempio farsi carico di migliaia di nuovi poveri, contenere gli effetti economici degli squilibri demografici, investire selettivamente sui settori più competitivi. Con questo atteggiamento culturale di fondo l’esperienza traumatica che in questi mesi ha sacrificato oltre 30 mila vite in tutta Italia, può essere trasfigurata in una lezione appresa, in un laboratorio di sperimentazione che velocizzi la PA, spostandone significativamente il focus dall’adempimento all’impatto grazie a una più ampia e diffusa cultura della valutazione.

Leggere il libro può essere un modo per allenarsi a riconoscere le varie risorse di resilienza che contengono un potenziale per la nostra ripartenza. I protagonisti ritratti configurano una comunità del cambiamento allargata, locale e globale insieme, che esplora la possibilità di costruire nuovi modelli di sviluppo che, scrivendo su una pagina bianca, si emancipano da gabbie retoriche pre-esistenti e, attraverso i linguaggi della contemporaneità che padroneggiano, indicano un percorso di crescita felice e manutenzione democratica.

Il libro, che sarà disponibile nelle prossime settimane, non contiene se non implicitamente ricette politiche o risposte ai problemi urgenti che come individui e come comunità di vita dobbiamo affrontare, e offre una fotografia molto dettagliata di come siamo stati fragili e al tempo stesso irriducibilmente capaci di trovare in noi e negli altri le energie per ripartire, la lucidità di denunciare ciò che non rimpiangiamo del pre-pandemia e il coraggio di trasformare una crisi in valore.

Per fare questo non basteranno le risorse nazionali ed europee, ma servirà una strategia comune e strumenti operativi orientati alla coesione sociale. In questa fase storica le diseguaglianze si manifestano a livello territoriale, non solo lungo il tradizionale asse Nord-Sud, ma anche con la contrapposizione tra le aree urbane e quelle rurali, e nelle zone marginalizzate delle città. La frattura sociale parte delle differenze territoriali.

L’Europa, nel vivo delle negoziazioni per stabilire gli orizzonti di senso del prossimo settennato di programmazione economica 2021-2027, si è trovata nell’occhio del ciclone Covid19 e, pur con tutta la fatica e i limiti inscritti nel perimetro delle possibilità normative, questa circostanza ha a mio avviso rafforzato il suo ruolo e rinvigorito il confronto politico. Avere una strategia significa individuare settori prioritari in cui investire.

L'indicazione che arriva dall'Ue è molto chiara: l'ambiente, ossia impostare la transizione verso un'economia pienamente sostenibile. Tradotto in politiche, significa intervenire su filiere produttive che partono dalla ricerca o talvolta da grandi imprese pubbliche. Il secondo grande capitolo è quello delle infrastrutture sociali: salute, scuola, trasporti, comunicazione.

Il libro per i neofiti di Favara potrà servire per farsi un’idea delle good vibrations di cui questo luogo trasformatosi in piattaforma di changemaking è stato ed è capace; per i fan della Farm permetterà di rispecchiarsi, riconoscersi e scoprire nuovi nodi della rete informale che, come in un bosco secolare, condivide informazioni vitali e riferimenti, intelligenza e nutrimento. Leggerlo può essere allora un buon modo per festeggiare, uniti seppure distanti, il decimo compleanno di un esperimento che nel tempo si è trasformato in un paradigma d’innovazione, in uno stato mentale.

ABSTRACT

The book “Building trust in the time of Covid19 and beyond”, edited by Giancarlo Sciascia, will be published in the next weeks by Rubbetino. Starting from the following question: “What (and how) could Italy and / or the world become and become as soon as we put the point to this terrible pandemic?”, the founder of Farm Cultural Park, Andrea Bartoli, invited more than 100 changemakers to share their visions and shape a better future. Althought it does not contain explicitly political recipes or answers to the urgent problems that we must face as individuals and as a community of life, the book offers a snapshot of how fragile we are and, at the same time, irreducibly capable of finding in us and in others the energies to start again, leaving behind what we do not regret of pre-Covid19 and learning to transform a crisis into value.

SITOGRAFIA DELLE FABBRICHE DELLA FIDUCIA

1. Fabbricare Fiducia https://www.facebook.com/fabbricafiducia/

2. Farm Cultural Park https://www.facebook.com/andrea.bartoli

3. Letture Lente https://agcult.it/a/16693/2020-03-30/fiducia-al-tempo-del-covid-19-alimentare-futuro

4. Fabbrica della Fiducia MUI https://www.facebook.com/elmuitec

5. Fabbrica della Fiducia Architettura https://www.facebook.com/france.lipari

6. Fabbrica della Fiducia Under 18 www.instagram.com/fabbricarefiduciau18

7. Fabbrica della Fiducia Erasmus Generation www.instagram.com/fferasmusgeneration

8. Fabbrica della Fiducia Under 14 www.instagram.com/fabbricarefiduciaunder14

9. Fabbrica della Fiducia Musica https://www.facebook.com/associazionezona3

10. Fabbrica della Fiducia Artigiani dell’Immaginario https://www.facebook.com/agostinoriitano

11. Fabbrica della Fiducia Arte https://www.facebook.com/domenico.pellegrino

12. Fabbrica della Fiducia Facto https://www.facebook.com/facto.land

13. Fabbrica della Fiducia I0Arch https://www.facebook.com/ioarch

 

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