William Blake, Ecate o le tre Parche, 1795, Tate Gallery Londra

“L'umanità è diventata una vera e propria comunità di destino”. Così recita, in apertura dell’ultimo paragrafo, il perentorio appello: CORONAVIRUS FOR A GLOBAL DEMOCRATIC GOVERNANCE, siglato da 117 pensatori e che include tra i primi firmatari Saskia Sassen, Columbia University e Richard Sennett, OBE FBA - London School of Economics.

L’allerta non ammette repliche, a dispetto delle geometrie gerarchiche dei flussi globalizzati e interconnessi, i 200 stati nazionali che compongono la morfometria del pianeta, devono, senza condizioni, convergere  sulla volontà di affrontare il bene comune globale. Il tempo del silenzio che abbiamo vissuto negli ultimi mesi ha aperto un vuoto abitato di domande alle quali ogni uomo ha sentito l’urgente bisogno di dare risposta.

Con l’inizio di un tempo in cui l’uomo si trova citato a giudizio, i valori universali della salute di ogni individuo, dell’equilibrio dell’ecosistema, della stabilità finanziaria e della pace tracciano il profilo degli obbiettivi dell’unico orizzonte possibile per scongiurare la fine dei tempi.

Il documento traccia le direzioni di un processo di costruzione di un sistema politico che manifesti con urgenza la propria efficacia, nella direzione di un coordinamento planetario a protezione dei valori e dei diritti costitutivi degli individui a partire dalla riforma dello statuto delle Nazioni Unite sino a rafforzare il ruolo di governo delle istituzioni regionali.    

Suggestivi gli strumenti proposti: un’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite, in grado di emanare norme sanitarie a livello globale, il potenziamento di una Corte Penale Internazionale, capace di sanzionare eventuali violazioni delle norme, e la costruzione di un'Organizzazione Mondiale della Sanità, che sia in condizione di rispondere alle prossime sfide sanitarie.

Come potrà accadere tutto questo?

L’impulso propositivo del documento apre il campo di una riflessione sul come possa realizzarsi questo processo di costruzione di capillare consapevolezza. Il drammatico monito della pandemia sino a che punto saprà scardinare le umane certezze di essere una specie potenzialmente eterna e di poter disporre a nostro piacimento degli equilibri naturali e delle risorse  del pianeta?  Saremo capaci di sfuggire all’accelerazione esponenziale delle nostre vite e dei nostri consumi?

Al pari dell’improrogabile necessità di  comprendere come l’uomo possa ristabilire un proprio equilibrio naturale con l’ambiente e tutti gli esseri viventi, dovremo interrogarci con quali strumenti contenere gli effetti e le diseguaglianze sociali di una crisi dai contorni epocali.    

La nostra civiltà può immaginare un proprio futuro a condizione che sappia affrontare un complesso cammino di guarigione dagli effetti di strategie globalmente frammentate, dalla distribuzione disarticolata delle risorse e da uno scarso coordinamento e insufficiente autorevolezza delle politiche.

Per quanto il progetto umano del XXI secolo appare ancora in una luce per noi incerta, è risultato sorprendente rilevare quanto la percezione di universalità della crisi sanitaria abbia mostrato potenzialità di cambiamento, inimmaginabili sino a poco tempo fa. È in corso un processo di riabilitazione di valori che mostra quanto siano rapidi i poteri generativi dell'umanità se opportunamente sollecitata e unita da una causa comune.

In questi mesi, se confinati nei privilegi delle nostre case, abbiamo guardato con sgomento alla condizione di chi vive senza dimora. Siamo stati una moltitudine di solitudini connesse e grazie all’improvvisa affermazione degli strumenti offerti dalle tecnologie della rete è stato sorprendente riconsiderare collettivamente i valori primari dell’abitare e la dimensione profonda del senso del domestico,

Privati della vita pubblica e della libertà di incontrare abbiamo abitato uno spazio virtuale, e imparato a varcare link come soglie di casa diventate set improvvisati di aule, palestre e sale riunioni, tutto questo mentre dalle nostre finestre, quelle reali, abbiamo osservato increduli i nostri paesaggi, diorama silenziosi  dichiarati inabitabili da qualunque forma di vita sociale. 

Paura e solitudine ci hanno consegnato la percezione di un tempo, dilatato e al tempo stesso compresso, durante il quale ciascuno ha preso coscienza di quanto sia decisivo, per le nostre vite e per i nostri luoghi, aderire consapevolmente e con generosità a una comunità di riferimento.

La crisi sanitaria offre l’occasione irripetibile di cogliere, a partire da questo ulteriore grado di emancipazione collettiva, l’opportunità di comprendere quanto la nostra capacità di visione e progetto di un possibile futuro dipenda dall’impegno consapevole e generoso di ciascun individuo.

La qualità delle nostre esistenze sono entrate irrreversibilmente in stretta relazione con la volontà responsabile e individuale di appartenere ed essere parte inclusiva  di comunità di relazione con le quali condividere e prendersi cura dei nostri desideri.

E indubbio, l'umanità è diventata una vera e propria comunità di destino. La guarigione e la cura dei malesseri della nostra civiltà richiedono il coraggio di costruire un progetto basato sulla cessione di sovranità dei singoli Stati, necessario all’affermazione di un grado di sovranità più alta. Questo ambizioso processo di rivoluzione etica non può prescindere da una trasformazione politica dal basso a concreto sostegno responsabile del valore generativo delle comunità.

ABSTRACT

The appeal CORONAVIRUS FOR A GLOBAL DEMOCRATIC GOVERNANCE, signed by 117 thinkers and which includes among the first signatories Saskia Sassen, Columbia University and Richard Sennett, OBE FBA - London School of Economics, proposes suggestive tools: a United Nations Parliamentary Assembly, able to issue health standards at a global level, the strengthening of an International Criminal Court, capable of sanctioning possible violations of the rules, and the construction of a World Health Organization, in a position to respond to health needs. How will all this happen? Our civilization can imagine its own future on condition that it knows how to face a complex path of recovery from the effects of globally fragmented strategies, from the disjointed distribution of resources and from a poor coordination and insufficient authority of policies.

 

Maurizio Cilli, Architetto, Artista e curatore di Arte Pubblica rivolge la propria ricerca verso lo studio dei fenomeni di trasformazione dei territori antropizzati e urbani, sperimentando interventi di interpretazione attraverso i linguaggi espressivi propri del contemporaneo. Tra i fondatori nel 1993 del collettivo Città Svelata, impegnato in progetti rivolti alla qualità dello spazio pubblico. Collabora dal 2010 al 2015 in qualità di ricercatore e progettista con la Fondazione Giulio Einaudi. Nel 2012 e nel 2013 Tutor Advisor per le tesi di Master in Design presso la Domus Academy di Milano. Senior professor presso università IED di Torino in Metodologia del progetto. Conduce attività didattiche e workshop sui temi della Cultura del Progetto, dell’Abitare e l’applicazione delle Arti Civiche come pratiche nei processi di rigenerazione urbana e territoriale. Attualmente è curatore del progetto BOTTOM UP! Festival dell'Architettura di Torino 2020.

 

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