“La musica come tutte le altre arti non finirà mai, perché è la colonna sonora della nostra vita; tuttavia chi la crea deve ricevere una giusta remunerazione perché noi non siamo solo quelli che fanno divertire la gente. Quella della cultura è un’industria che nel nostro Paese crea quasi 2 milioni di posti di lavoro e crea anche bellezza e resilienza”. Si conclude così la lettera che il presidente della Siae, Giulio Rapetti Mogol, ha inviato al direttore di Repubblica Maurizio Molinari in risposta all’articolo “Siae, la musica è finita. Prestito da cinque banche e immobili in vendita”. “E’ stata proprio la musica insieme al cinema, al teatro, alla letteratura e alle altre arti ad aver dato, nel durissimo periodo del lockdown, un grande contributo a far restare a casa tanti cittadini”, evidenzia.

Entrando nel merito dell’articolo, Mogol rivendica “l’estraneità assoluta e totale della gestione economico finanziaria della Siae al comparto della finanza pubblica. Non gestiamo né amministriamo neanche 1 centesimo di euro dell’Erario dello Stato. La vigilanza cui fa riferimento l’estensore dell’articolo è riferita al fatto che Siae fino al 2017 operava in un regime di monopolio di legge ed in tal senso era sottoposta all’alta vigilanza di varie amministrazioni dello Stato. Il monopolio come noto è cessato, l’alta vigilanza per ora resta in attesa di una modifica organica della normativa riferita al Diritto d’Autore e alla nostra Società”. “Non riceviamo né amministriamo risorse pubbliche ma gestiamo solo e soltanto i diritti privati dei nostri associati autori ed editori”. La Siae, prosegue, “è la 6° Società di collecting al mondo e più e meglio di tutte ha reagito all’emergenza con i propri mezzi senza ricevere, ripeto per l’ennesima volta, neanche 1 centesimo di euro dallo Stato ed ha attivato azioni straordinarie non solo per sostenere i suoi associati ma anche per mantenere i livelli occupazionali dei dipendenti e dei suoi agenti mandatari”. Negli ultimi 10 anni “la Società ha compiuto una forte trasformazione organizzativa, tecnica e tecnologica e per 10 anni consecutivi abbiamo avuto bilanci in attivo; abbiamo un importante patrimonio netto e un altrettanto importante patrimonio immobiliare che stiamo valutando se utilizzare come leva per superare questa gravissima crisi solo e soltanto con le nostre forze”.

“Abbiamo problemi di liquidità? Si certamente come oltre il 90% delle imprese di questo Paese e quindi legittimamente stiamo dialogando con il sistema bancario esplorando tutte le possibili migliori soluzioni per la Società e per gli Associati. Anche l’attività di razionalizzazione del nostro patrimonio è un’attività pienamente legittima e gestita in assoluta trasparenza, ma anche autonomia, da Sorgente SGR e dal suo Commissario straordinario”.

“Dispiace anche che sia sfuggito come uno dei problemi della liquidità di Siae deriva dalla mancata implementazione nell’ordinamento italiano della Direttiva Copyright, sulla quale come noto stiamo facendo una legittima battaglia per far sì che i grandi internet service provider, corrispondano un equo compenso agli autori e agli editori di contenuti con i quali loro fatturano miliardi di pubblicità, non riconoscendo agli autori ed editori nessun compenso e pagando tasse irrisorie nel nostro Paese. Come pure abbiamo la spiacevole sensazione che articoli come questo escano quasi ad orologeria, nel momento in cui sono attesi da parte del Parlamento provvedimenti determinanti, come l’implementazione della Direttiva Copyright, che invece sono determinanti per sostenere i legittimi diritti del lavoro di autori ed editori”.

 

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