“Il Governo ha agito con tempestività ma le misure per i nostri comparti sono ancora insufficienti. Soprattutto sono destinate, attraverso il meccanismo dei Fondi emergenziali, in gran parte a ristorare le istituzioni titolari dei luoghi o le grandi Fondazioni partecipate dal pubblico, e rischiano di non arrivare agli operatori e, conseguentemente, neppure ai lavoratori”. E’ l'allarme lanciato dal mondo cooperativo che oggi ha svolto un ruolo da protagonista nel corso delle audizioni che la Commissione Cultura del Senato sta conducendo per mettere a fuoco l’impatto che il lockdown conseguente alla pandemia da Covid-19 ha avuto sulla filiera culturale. Un settore che pochi soggetti rappresentano come le cooperative: in un settore estremamente frammentato, la cooperazione può vantare un reale approccio di filiera che include turismo, spettacolo dal vivo,  attività di valorizzazione del patrimonio culturale e patrimonio naturalistico, il sistema editoriale e i giornali, l’audiovisivo e il cinema, gli eventi e la comunicazione. 

La 7a Commissione di Palazzo Madama ha ascoltato oggi Alleanza delle Cooperative, Confcooperative, Culturmedia, MediaCoop che insieme hanno indicato “alcuni punti per un Piano Strategico di filiera che garantisca innanzitutto la sopravvivenza e la continuità  in tutte le dimensioni (impresa, lavoro, domanda, qualità dell’offerta) ma anche, con uno sguardo al futuro, interventi per il rilancio di tutta la filiera”: dalla sburocratizzazione al riconoscimento dello status di impresa culturale, aspetto che non riguarda solo il Mibact ma anche il Ministero dello Sviluppo economico in quanto passo essenziale per lo sviluppo del sistema Paese. 

Un passaggio importante delle audizioni ha interessato gli interventi pubblici di sostegno per la gestione del riavvio delle attività. Si tratta di fondi specifici per il riavvio delle attività che dovranno accompagnare le fasi di ripartenza delle istituzioni e delle imprese che durerà almeno fino alla fine del 2021. Innanzitutto, occorre una “rinegoziazione delle condizioni economiche e dei contratti in essere delle concessioni come peraltro è già stato previsto per le concessioni demaniali e per quelle sportive” e quindi “rivedere i canoni di concessione e royalties”. Inoltre, serve “compensare i minori (o nulli) ricavi da bigliettazione e vendita servizi bookshop e servizi al pubblico attraverso l’utilizzo del Fondo Musei Statali e non  Statali a fronte della mancata bigliettazione inserito nel DL Rilancio”.

UN PIANO STRATEGICO DI RILANCIO

Nel corso delle audizioni, le cooperative hanno indicato alcuni punti per un Piano Strategico di filiera.

  • Misure urgenti di ristoro alle imprese: i Fondi di ristoro avrebbero dovuto essere destinati ad indennizzare le imprese, come avvenuto in Francia e in Germania: operatori dei teatri, dei musei, delle mostre, dei cinema che hanno subito le perdite di un'intera stagione e delle successive riaperture. 
  • Misure straordinarie di sostegno alle imprese (anche) a costo zero per lo Stato, atte a garantire la continuità delle imprese più colpite per i prossimi due anni.
  • Misure per la tutela  e la dignità del lavoro culturale, prolungando gli ammortizzatori sociali per tutti i settori e per tutte le tipologie contrattuali ed efficientandone l’erogazione, in vista di una specifica riforma degli ammortizzatori sociali di settore.
  • Misure di semplificazione nei rapporti con la Pubblica Amministrazione: avvio di modelli innovativi semplificati di partenariato pubblico privato per la valorizzazione di singoli luoghi o sistemi culturali.
  • Misure per la sburocratizzazione e l’adozione di un regime speciale per uno sviluppo sostenibile di aree urbane e territori, soprattutto nelle aree interne, nelle periferie e nel Mezzogiorno. 
  • Un piano di sostegno alla domanda e per l’audience development: in forma diretta promuovendo il rapporto tra il mondo dell’educazione e i luoghi della cultura (musei, biblioteche, parchi, teatri), trasformati in laboratori educativi diffusi di prossimità in cui svolgere, per il tramite delle cooperative specializzate nella didattica, programmi integrativi di educazione ambientale e storica, ma anche di familiarizzazione con i mestieri dell’arte e con l’autoimprenditorialità cooperativa.
  • Un piano di investimenti (a partire dai fondi europei del Next Generation Plan, verso i Fondi per la coesione 2021-27).  
  • Un piano di investimenti per il sostegno alla transizione digitale dei servizi offerti dalle imprese culturali e le loro produzioni editoriali e ad un percorso di crescita comune attraverso la condivisione di piattaforme cooperative digitali europee alternative ai grandi player digitali.
  • Sostegno alla internazionalizzazione.
  • Accelerare la definizione di normativa per il riconoscimento di uno status comune di tutte le imprese culturali e creative e del lavoro nel settore che porti a un disegno strategico e un confronto in sede europea sul tema del sostegno alle ICC, per permettere anche all’Italia l’accesso diretto delle ICC ai prossimi finanziamenti e l’ingresso in un regime speciale di agevolazioni/autorizzazioni/ semplificazioni, che siano finalizzate al superamento dell’emergenza e poi tramutate in forma stabile.

LE PROPOSTE PER L’EDITORIA

Mentre si stava ragionando di una riforma organica di sistema, l'emergenza Covid-19 richiede ora interventi immediati e straordinari che difficilmente si conciliano con i tempi di un progetto di riforma complessivo. Per questa ragione, in attesa che si possa procedere ad un riordino complessivo della materia, le cooperative hanno presentato alcune proposte da inserire nell’imminente percorso di conversione dei prossimi decreti legge. Tra le priorità rientra anche "la moratoria urgente per i fondi 2020 e un adeguamento successivo dei contributi per compensare le perdite subite. Il confronto con il governo su questi temi - assicurano da Alleanza delle Cooperative - è molto attento".

STABILIZZAZIONE DEI CONTRIBUTI DIRETTI - La prima questione da affrontare è quella di dare certezza alle imprese che accedono al fondo. Occorre stabilizzare il comparto e dare certezza nel lungo periodo per potere rispondere in maniera definitiva alla terribile crisi che sta attraversando settore. Ad esempio, l’incertezza nella disponibilità delle risorse ha impedito e impedisce alle cooperative di giornalisti di investire in innovazione e qualità. Questo rappresenta un grosso problema nel momento in cui i lettori si stanno orientando verso nuove tecnologie e nuove modalità di fruizione. Soprattutto, gli editori che accedono al fondo non riescono a programmare nessun tipo di investimento e attività imprenditoriale al di là del brevissimo periodo.

COOPERATIVE TRA GIORNALISTI CENTRALI NELLA TUTELA DEL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE - Mediacoop ritiene che la cooperativa tra giornalisti debba essere posta come soggetto centrale del sistema di tutela del pluralismo dell’informazione. La cooperativa, infatti, funziona secondo il principio “una testa un voto”. Ciò significa che le decisioni principali relative alla vita economica dell’azienda e l’elezione degli organismi dirigenti avvengono attraverso principi di democrazia economica. L’editore è rappresentato dai soci, che sono gli stessi giornalisti che lavorano alla produzione dei contenuti informativi. Questo garantisce indipendenza, democrazia economica e tutela delle diverse voci all’interno della redazione. 

PUBBLICITÀ ISTITUZIONALE - I ricavi pubblicitari sono appannaggio per oltre il 51% dell’emittenza televisiva, per circa il 16% dei periodici e per il 10% dei quotidiani. Secondo le coop, occorre individuare meccanismi per dirottare sui quotidiani locali e indipendenti maggiori quote di pubblicità istituzionale (enti pubblici governativi e locali) e legale (tribunali, aste giudiziarie, etc.), anche considerando che i giornali che accedono al fondo devono garantire particolari caratteristiche di eticità (no gioco d’azzardo, no uso strumentale del corpo della donna).

TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE - Le cooperative hanno poi chiesto che sia adottata il più rapidamente possibile la Direttiva europea sul Copyright ponendo inoltre il tema della trasparenza degli algoritmi di indicizzazione delle news. 

WEB TAX - I grandi motori di ricerca e i social utilizzano i contenuti prodotti da altri, anche e soprattutto delle filiera dei giornali locali e degli editori puri ma non sostengono e non concorrono ai costi per la produzione di informazione. Per evitare la dominanza delle piattaforme che prendono le notizie gratuitamente dal web, tra le esigenze da inserire nel campo dell’editoria c’è la giusta remunerazione dei contenuti editoriali e la giusta remunerazione del lavoro dei giornalisti.

I NUMERI DELLA COOPERAZIONE

I numeri totali sono significativi: circa 5.000 cooperative con circa 70.000 soci impegnati nei diversi settori sopracitati e nelle professioni più varie, spesso invisibili, ma indispensabili al grande palcoscenico culturale italiano: operatori didattici, assistenti museali, tecnici dello spettacolo, e artisti, operatori di biblioteche, archeologi e catalogatori, giornalisti, organizzatori di eventi, informatori turistici, guide naturalistiche, comunicatori eccetera eccetera. 

Solo nei luoghi della cultura  sono circa 1.400 le cooperative che con  23.000 dipendenti gestiscono la front line e i servizi al pubblico, le attività didattiche, ricreativi e culturali, i bookshop e i punti di informazione e accoglienza, l’organizzazione delle mostre e degli eventi. La loro chiusura nei mesi più importanti dell’anno ha comportato gravi perdite, nonostante gli ammortizzatori sociali, aggravate ulteriormente dalle riaperture, condizionate dalle norme di distanziamento sociali e dal calo dei flussi turistici internazionali.

 

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