Nell’ambito delle audizioni che si sono svolte in Senato, presso la Commissione Istruzione pubblica e beni culturali, in merito all’impatto del Covid-19 sul settore della cultura, è stata ascoltata nel pomeriggio l’Associazione Guide Turistiche Abilitate, AGTA.

La presidente nazionale, Isabella Ruggiero, dopo avere sottolineato che le guide sono state colpite molto duramente dalla crisi dovuta al Covid-19 in quanto, oltre alla fragilità dei liberi professionisti, presentano la debolezza della stagionalità propria del turismo, e dopo avere velocemente elencato i fattori che impediscono la ripresa della categoria, che secondo le stime più realistiche riprenderà a lavorare nella primavera del 2021, si è concentrata su due problematiche che, ha detto, “rischiano non solo di aggravare ulteriormente la crisi lavorativa ma si spazzare via la categoria”.

“Una prima problematica è l’impedimento di svolgere la professione nei musei e monumenti pubblici. L’esclusione delle guide dai siti è un fenomeno che sta progressivamente avvenendo negli ultimi anni. Appena prima dello scoppio della pandemia la nostra associazione era pronta a partire con una serie di azioni legali che si sono bloccate a causa del lockdown, ma la situazione lavorativa era già estremamente pesante: dalle mostre in cui era necessario pagare un certo numero di biglietti ai musei in cui era richiesta una sorta di ‘tassa’ per parlare al proprio gruppo, fino a tanti divieti e impedimenti. Purtroppo, la riapertura dei musei con le norme sanitarie ha dato l’occasione di mettere in pratica ulteriori limitazioni. L’ultimo esempio, particolarmente doloroso, si è verificato proprio ieri: Castel Del Monte, dove alle guide abilitate è stato impedito l’accesso e dove, senza neanche avvisare in anticipo, è stato deciso che le visite guidate possono essere svolte solo dal gestore”. 

AGTA non contesta “il diritto dei Direttori di decidere in autonomia le norme relative agli itinerari, ai tempi di percorrenza, al numero di persone che possono entrare in ogni sala: le regole devono essere stabilite sulla base dei parametri specifici di ogni sito. Nessuna norma sanitaria però giustifica la scelta di riservare tutte le visite alle guide di una società e di avvantaggiarsi della posizione dominante. Le norme sanitarie non devono portarci, oltre che alla crisi, anche a distruggere i principi di libertà economica, il diritto di svolgere il proprio lavoro e le figure professionali”.

AGTA ha poi brevemente sottoposto alla Commissione un’ulteriore problematica, legata alla chiusura - parziale o totale - di tanti musei e monumenti. Conclude Ruggiero: “Ci si è lamentati per anni delle folle di turisti, durante il lockdown in tanti hanno rivendicato la necessità di tornare alle forme di un turismo lento e responsabile, verso itinerari alternativi, lontano dai luoghi famosi e affollati. Ora che però ci sono solo Italiani e residenti, cioè il tipo di pubblico che più di ogni altro potrebbe apprezzare itinerari alternativi, quasi tutti i musei poco noti sono chiusi e hanno riaperto solo i monumenti più famosi. Per portare i pochi turisti attualmente disposti a visitare qualcosa dobbiamo mettere le croci sui fogli, come quando si giocava alla battaglia navale, per capire cosa è aperto e cosa è chiuso, dove possiamo spiegare e dove no. Allora, cosa si vuole proporre ai turisti? Quali luoghi della cultura? Come e dove potrebbe lavorare una guida turistica in Italia?”.

 

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