No a qualsiasi forma di sanatoria o condono, attenzione a ridurre i tempi dei procedimenti del ministero e urgenza di rinnovare la delega di riforma del codice dei Beni culturali. Inoltre, è assolutamente necessaria la radicale semplificazione delle norme e delle procedure per l’aggiudicazione di contratti di appalto e di concessione. Sono i caveat che il Consiglio Superiore dei Beni culturali pone nel dibattito sulle semplificazioni applicate anche al settore culturale. E avvisa: una semplificazione che non depotenzi la capacità di assolvere efficacemente alla missione istituzionale dell’amministrazione richiede che “siano sanati i vuoti ormai assolutamente inaccettabili di personale”.

La complessità della situazione, resa ancor più emergenziale dagli effetti della pandemia, richiede - scrive il Consiglio in un documento approvato all'unanimità che contiene osservazioni preliminari sulla semplificazione normativa e amministrativa in materia di patrimonio culturale - “un impegno di largo respiro, per la cui realizzazione potrebbe essere necessario il ricorso a strumenti normativi speciali, da adottarsi in nome di quella ‘eccezione culturale’ che ha già giustificato, anche a livello europeo, l’adozione di misure imprescindibili a tutela del patrimonio culturale”.

ESCLUSIONE DI SANATORIE, CONDONI E AUTOMATISMI AUTORIZZATIVI

Innanzitutto, una semplificazione che intenda perseguire un rapporto bilanciato con i compiti istituzionali di tutela, per il Consiglio superiore, “non deve e non può: a) introdurre norme o regolamenti che si traducano in sanatorie o condoni di fatto che legittimino a valle violazioni di vincoli (soprattutto in ambito paesaggistico e ambientale); b) introdurre automatismi autorizzativi (come quello del “silenzio assenso”) o meccanismi procedimentali che riducano il peso e l’efficacia della valutazione delle Soprintendenze”.

PROCEDIMENTI ACCELERATI: LIMITI NELL’ATTUALE SITUAZIONE DI CARENZA DI ORGANICO

Se si volesse poi ridurre la durata di alcuni procedimenti, il Consiglio Superiore si riserva di esaminare le singole proposte normative, ma intende sottolineare che “abbattere ‘sulla carta’ i tempi procedimentali non sanando le attuali e sempre più tragiche carenze di organico e l’insufficienza di strumentazioni informatiche significherebbe in molti casi pretendere l’impossibile dal personale”. 

LIBERALIZZAZIONI AMMINISTRATIVE E PROCEDIMENTI SEMPLIFICATI: CONDIZIONI

Il codice dei beni culturali già prevede casi di liberalizzazione amministrativa, ma “se si volesse rivedere l’ambito di tali previsioni, già esteso”, il Consiglio Superiore si riserva di esaminare “le singole proposte normative, ma sottolinea con forza che dovrebbe trattarsi di casi in cui sia comunque certa e indubbia la non incidenza degli interventi sull’assetto paesaggistico”. 

REVISIONE DEL CODICE DEI BENI CULTURALI

Infine, semplificare implica anche e soprattutto rendere più chiare le norme. “Andrebbe quindi rinnovata la previsione di una delega per la revisione del codice, con principi e criteri direttivi che riguardino soprattutto le parti suindicate”.

RADICALE SEMPLIFICAZIONE DELLE NORME E DELLE PROCEDURE DI AGGIUDICAZIONE DEI CONTRATTI

In primo luogo, è “assolutamente necessaria la radicale semplificazione delle norme e delle procedure per l’aggiudicazione di contratti di appalto e di concessione, facendo valere – più compiutamente di quanto avvenga oggi – la specialità della disciplina contrattuale nel settore del patrimonio culturale”. 

In ragione della pandemia, in particolare, si è prospettata una moratoria delle norme del codice e la possibilità di ampliare i casi di affidamento diretto dei contratti. “È una misura che potrebbe rivelarsi utile anche nel settore del patrimonio culturale, ferma restando la necessità di un controllo a campione dell’ANAC, le cui funzioni regolatorie andrebbero per il resto ridimensionate per tutta la fase dell’emergenza sanitaria”.

SEMPLIFICAZIONE DELLE NORME E DELLE PROCEDURE DI CONTABILITÀ

Altrettanto indispensabile si rivela “la semplificazione delle norme e delle procedure di contabilità (e di controllo contabile esercitato dal MEF) che troppo spesso rallentano la definizione dei bilanci del Ministero dei beni e delle attività culturali (“Ministero”) e ritardano pesantemente l’effettiva erogazione e assegnazione di risorse finanziarie agli istituti periferici, che poi si trovano nell’impossibilità di disporre la spesa nei termini temporali imposti dalla normativa contabile”.

SEMPLIFICAZIONE DEGLI OBBLIGHI INFORMATIVI ESTERNI ED INTERNI

Una terza semplificazione da realizzarsi con urgenza riguarda “l’alleggerimento degli oneri e degli obblighi informativi che gravano su tutte le amministrazioni pubbliche (in base al decreto legislativo n. 33/2013) e pesano particolarmente sul MiBACT e su tutti gli istituti di cultura che spesso non hanno personale dedicato a questi compiti”.

In definitiva, spiega il Consiglio, una semplificazione che non depotenzi la capacità di assolvere efficacemente alla missione istituzionale dell’amministrazione richiede che siano sanati i vuoti ormai assolutamente inaccettabili di personale, in particolare di funzionari e dirigenti, vuoti che stanno decretando la chiusura di interi uffici con la conseguente cessazione di ogni attività di tutela sui territori; che siano semplificati radicalmente i procedimenti contrattuali, le procedure e le norme contabili e gli oneri informativi dai quali è gravata l’amministrazione; che si forniscano agli uffici gli strumenti informatici ormai imprescindibili per poter operare; che si lavori in un’ottica interistituzionale per una ricomposizione e velocizzazione dei procedimenti che vedono coinvolte più amministrazioni (come le VIA e le Conferenze di servizi).

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