Cirko, con  la K della parola greca kinesis, kinema, del montaggio cinematografico, del fattore K.” Così come nel cinema una sequenza di immagini statiche viene trasformata attraverso l’ingegno umano, la capacità del regista e del montatore in una narrazione, il nostro Cirko è  creazione d’arte. Assomiglia nel linguaggio all’opera lirica,  vera contaminazione, messa in sintesi dei linguaggi dello spettacolo dal vivo, cioè  il movimento coreutico, la danza, il teatro, il canto, l’acrobazia sia al suolo che aerea”. Si apre così la conversazione con Paolo Stratta, Direttore generale della Fondazione Cirko Vertigo che incontriamo per comprendere le sfide post pandemia sullo spettacolo dal vivo.

Vertigo è un’Accademia di Arte Contemporanea. Cura la trasmissione dei saperi, in un contesto protetto, volta al riconoscimento del valore della qualità, dell’identità della comunità artistica, ancor prima che nell’incontro con il pubblico, al proprio interno. La Fondazione occupa sessanta persone,  tra dipendenti a tempo indeterminato e collaboratori.
Questa chiusura forzata ha spezzato un filo di pratiche. Non è certamente l’esercizio del  danzatore o dell’artista nella propria casa a dare continuità allo sviluppo del lavoro artistico. “Occorre  tornare in teatro, in sala”. Ma il flusso della riflessione e della  progettazione, non si è mai interrotto. Grazie all’idea di Caterina Mochi Sismondi, la regista che lavora tra il teatro, la danza e i linguaggi del circo contemporaneo, provenendo da una formazione solidissima sia di danza classica, sia di creazione artistica all’interno dell’Accademia Paolo Grassi di Milano, è nato un progetto “Solo in Teatro”, ”che va nella direzione della salvaguardia della possibilità degli artisti di poter tornare a lavorare e ne abbiamo fatto un percorso di sviluppo organizzativo”. Non un evento isolato. Dall’idea artistica è partita in parallelo la progettazione organizzativa, cioè la realizzazione di una piattaforma che resterà nel patrimonio gestionale organizzativo della Fondazione e che permetterà prima archiviare e poi rendere disponibili tutti i reperti video e fotografici delle creazioni degli ultimi venti anni. Una piattaforma che permetterà servizi di formazione artistica e l’alta formazione, come  università online, con la possibilità di fruire contenuti in diretta o registrati  legati a tutto l’ambiente dello spettacolo dal vivo. “Solo in Teatro” è un ciclo di appuntamenti realizzati  al Teatro Caffè Muller di Torino  che oggi può ospitare 30 spettatori sui 140 di sua capienza. Non è tout court uno spettacolo in diretta streaming, ma è un concetto di secondo livello, nell’ottica della riproposizione di contenuti di spettacolo dal vivo, ma anche di creazioni di monografie, di puntate che stanno tra il documento filmato e  lo svelamento di aspetti che in teatro non sono fruibili, quindi dietro le quinte, la creazione dello spettacolo e che resteranno nel patrimonio anche dell'artista stesso. Un’operazione che certamente è mirata al raggiungimento di un pubblico, ma soprattutto al racconto a 360° della vita artistica, professionale, creativa del performer.
Un intervento che va nella direzione della democratizzazione  della cultura. “Esistono enormi fasce di pubblico che, non solo per motivi geografici, socio-economici, sanitari, non possono o non potranno andare a teatro. Un servizio che non sia minato da stilemi televisivi piuttosto insostenibili, piuttosto che demagogie di fondo filtrate da editori che impongono linee, ci sembra un atto importante di diffusione e divulgazione della cultura su cui crediamo molto. Lo streaming di “Solo in Teatro” consentirà di estendere all’infinito la capienza del teatro. Restituirà al pubblico ciò che la negazione della presenza fisica può permettere a distanza, cioè la visione di contenuti realizzati durante la settimana di residenza dell'artista e quindi  la preparazione”.

La relazione con lo spettatore è un elemento portante dello spettacolo dal vivo e se in questo periodo 
abbiamo maturato una maggiore confidenza con il digitale, iniziamo ad avvertire  una saturazione nei confronti di queste modalità di dialogo. Le disuguaglianze nell’accesso alla cultura non si sono appiattite, anzi questo periodo del lockdown ha messo in evidenza l’ampia faglia digitale, una realtà direttamente connessa con la povertà educativa. L’enormità di contenuti prodotti digitali for free ovviamente ci porrà di fronte a considerazioni su contenuti a pagamento, sul riconoscerne il valore e  dare sostenibilità a questi contenuti. Il progetto non si pone in alternativa all’ esperienza insostituibile della relazione diretta tra artista e pubblico, ma  vuole trarre beneficio da un handicap, trasformare veleno in medicina. Riportare e portare spettatori in teatro. “Se scartiamo i flussi di spettatori dei musical, dell'opera lirica, dei format di spettacolo afferenti allo show business mainstream, scopriamo che il pubblico che frequenta i teatri è infinitamente inferiore al pubblico che va al cinema, al pubblico che fruisce delle mostre. Con l’ingresso digitale intendiamo far arrivare il teatro a persone che non lo hanno mai frequentato, lo incontrano e ne vengono conquistati. Per ritornare in teatro più numerosi. Oggi lo  spettacolo dal vivo in teatro va a beneficio in generale di una élite di persone.  Vorremo rompere l’assioma fruizione-fascia di reddito agiata. Il 90% delle persone, anche cosiddette a rischio sociale, dispongono di uno smartphone e la possibilità di pagare a €3 la fruizione di un contenuto, prezzo che per una famiglia di 4 persone diventa assolutamente simbolico. E’ un gesto ritengo di grande apertura, molto più accessibile dei pacchetti famiglia delle stagioni.” 

Spettacoli creati per una fruizione phigital. Non una mera trasposizione di contenuti analogici sul digitale. “Siamo in un certo senso un apripista. La realizzazione di un progetto di questo genere è complessa non solo da un punto di vista degli investimenti, ma soprattutto per la progettazione. Abbiamo dovuto  studiare, metterci al passo con l’innovazione tecnologica, dalla  programmazione informatica, alle questioni della fibra, dal back-end al front-end. I 25 artisti teatrali, eccellenze nazionali,  che hanno aderito al progetto, intendono misurarsi con il mezzo, come solo gli artisti sanno fare. Nella  storia dello spettacolo dal vivo gli artisti hanno saputo adattarsi a periodi in cui  teatri sono stati chiusi, anche per decenni e hanno dovuto utilizzare spazi alternativi. Hanno creato via via  condizioni di comunicazione diverse. Gli uomini hanno dovuto interpretare personaggi femminili,  quando alle donne non era consentita questa professione. Hanno creato, non fingendo che tutto fosse come prima, ma immergendosi in una realtà nuova. Ovviamente il desiderio è tornare a teatro, ma con l’ambizione di farlo per uno spettatore o per centomila. Fuori da ogni arroccamento ideologico che si ferma alla relazione fisica. Non possiamo far fallire un intero settore produttivo nazionale per un vezzo di forma. Dobbiamo sostenere le professioni, l'arte e anche la modernità, nella continua formazione di nuove generazioni di artisti e di pubblico”.

L'Accademia è riconosciuta come ente di  ricerca  e formazione. I bilanci degli ultimi cinque anni hanno fluttuato tra il milione e i due milioni di euro, in relazione alle dinamiche di mercato. Il  valore delle   entrate commerciali- sbigliettamento e vendite di spettacoli da bilancio 2018, l’ultimo approvato-   è stato  intorno ai 550mila euro. Nell’aprile  2019 il fatturato segnava 70mila euro. Zero nell’aprile 2020.
Il bilancio di quest'anno 2020 sarà leggermente superiore al milione di euro con un quasi totale azzeramento delle entrate commerciale. “La sostenibilità 2020 viene garantita dai nostri enti sostenitori che hanno compreso la bontà del progetto di riconversione digitale tecnologica e hanno inteso reindirizzare parte o tutte le risorse che erano destinate al Festival Internazionale “Sul Filo del Circo”, che quest’anno avrebbe dovuto battere il diciannovesimo compleanno con spettacoli che da gennaio hanno iniziato a essere annullati dall'Australia, dal Canada …..”. Le istituzioni- pubbliche come la Regione Piemonte e private come le Fondazioni Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, le imprese come Banca Azzoaglio e IREN e la città di Grugliasco - hanno compreso che la premessa per il mantenimento dei posti di lavoro era legata alla trasformazione organizzativa e quindi hanno convertito l’indirizzo dei loro investimenti al core support piuttosto che ai progetti. “Anche il Ministero dei Beni Culturali sta immaginando di riorientare una gran parte delle risorse del FUS riceveranno l' 80% per sostenere le organizzazione piuttosto che le attività e premieranno le  organizzazioni che non avranno attinto in toto  al fondo integrazione salariale o alla cassa integrazione. La Regione Piemonte non ha evidentemente ancora deliberato il contributo perché  secondo la nuova legge per la cultura, l’esito finale delle istruttorie sarà tra ottobre-novembre. Nelle more l’orientamento è passare dal sostegno alle attività al sostegno alle organizzazioni.  Quando lo  scenario si  sarà stabilizzato  intendiamo ritornare ad intercettare anche  sponsor privati che possano associarsi a singoli contenuti, piuttosto che a delle programmazioni più ampie di stagione”. Con questo approccio, la Fondazione Cirko Vertigo è una delle pochissime realtà ad aver  presentato una stagione invernale, che potrà essere flessibile sul digitale in relazione al contesto esterno, con una programmazione che arriva a dicembre del 2021. Molte realtà di spettacolo popolare stanno  cercando di realizzare eventi più piccoli, in luoghi più piccoli, con costi minori. Questo non aiuta la creazione dello spettacolo in maniera dignitosa. Come organizzatori abbiamo voluto evitare di mantenere in maniera muscolare delle manifestazioni chiedendo agli artisti di piegare la loro quotidianità, la loro artisticità, al servizio delle mascherine e dei fluidi igienizzanti. Dall'altro lato, come compagnia, stiamo valutando di non fare a tutti i costi le manifestazioni che non mettano al centro la dignità dell’evento, ma lo vogliono utilizzare ad ogni costo come mero strumento di attrazione turistica. “Per noi l’opera deve essere accolta, sostenuta in quanto tale e così diventa attrattore turistico. Lo spettacolo come fondale di animazione all'aperto non ci appartiene più da più di 10 anni, non ci apparterrà più. Non si tratta di  essere snob, ma di smascherare le operazioni che strumentalizzano la cultura”.

Quanto siamo lontani dallo stereotipo del circo, che tende a ghettizzare delle forme di spettacolo dal vivo che abbattono gli  steccati tra teatro, danza, musica. Paolo Stratta che è il presidente nazionale del settore a livello AGIS, ritiene “che anche il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) dovrebbe avere un approccio contemporaneo, andando oltre le categorizzazioni. Dovrebbero essere sostenuti, proposti, co-prodotti, accompagnati percorsi di creazione di spettacoli dal vivo per poi comprenderne ex post un eventuale categorizzazione, che dura e pura,  non ha mai fatto bene all’arte e alla creazione artistica”. Con la volontà di far riconoscere il circo contemporaneo come arte a 360°, la Fondazione ha preparato un progetto da inviare all'Unesco per il riconoscimento nei beni intangibili del circo contemporaneo.”

Per i giovani che alla riapertura della scuola si esprimono così: “I sogni non si fermano. Troveremo il nostro  posto nel mondo facendo il lavoro che amiamo”.

ABSTRACT

Vertigo is an Academy of Contemporary Art. It takes care of the transmission of knowledge, aimed at recognising the value of the quality and identity of its artistic community. The Foundation employs sixty people, including permanent employees and collaborators. The forced lockdown has broken a thread of practices. But thanks to the idea of Caterina Mochi Sismondi, who works between theater, dance and contemporary circus, and has a very solid training in both classical dance and artistic creation, the "Solo in Teatro" project was born. The artistic idea was then completed by a new platform that will remain in the organisational management assets of the Foundation. The platform  will allow first to archive and then make available all the video and photographic materials coming from the creations of the last twenty years.

 

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