Sono stati inviati oggi da AGTA Associazione Guide Turistiche Abilitate, tramite l’avvocata Antonella Anselmo dello Studio Legale Lemme, gli atti di significazione e diffida al Polo Museale Puglia e la nota all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in merito alle modalità di riapertura di Castel Del Monte.

"La riapertura del monumento dopo il lockdown, mercoledì 1 luglio scorso, ha immediatamente destato polemiche", si legge nella ricostruzione di AGTA. Infatti, aggiungono le Guide Turistiche Abilitate, "è stata applicata senza preavviso la nuova regola che prevede che le visite guidate all’interno del monumento possano essere svolte solo dal personale di Nova Apulia (il concessionario del Polo Museale Puglia). Le guide abilitate si sono viste negare l’accesso e il diritto di esercitare la professione - proseguono -. Le agenzie e i tour operator, che avevano organizzato tutto per i loro gruppi, pagando in anticipo i biglietti e prenotando le visite con le loro guide abilitate per un servizio di varie ore, hanno subito il danno di vedere i propri gruppi lasciati senza guida e senza spiegazione, a meno di non pagare un sovrapprezzo di 5 euro a persona. I gruppi che avevano prenotato e pagato i tour hanno dovuto visitare il Castello senza visita guidata".

La presidente nazionale dell’AGTA, Isabella Ruggiero, interviene sulla questione: "Facciamo chiarezza. Chi si avvantaggia da questa regola? Il concessionario perché aumenta notevolmente il numero di gruppi che prendono la loro visita guidata. Chi ci perde? Le guide abilitate, le agenzie e i tour operator, i visitatori. La nuova norma va a colpire tutte e tre queste categorie. Per le guide è facile capire il danno, sia in termini di perdita di lavoro sia di immagine professionale. Per le agenzie e i tour operator, solo chi è del settore può comprendere il problema: i tour si svolgono a giornate intere o mezze giornate, con una guida che illustra i monumenti per varie ore in tutto il territorio della regione; se l’agenzia dovesse pagare per ogni giornata una guida nell’itinerario di 6 ore più una guida specifica per Castel Del Monte il prezzo aumenterebbe notevolmente. Pensiamo a cosa succederebbe se ogni monumento pretendesse di avere le proprie guide interne: i prezzi raddoppierebbero o triplicherebbero. Infine il danno al visitatore/consumatore: non solo economico perché i costi salirebbero a dismisura, ma non sarebbe più piacevole un’escursione in cui dover cambiare guida ogni monumento e, soprattutto, un viaggio in cui il gruppo non sarebbe mai libero di scegliere quale guida avere.”

Continua la presidente dell’AGTA: “Le guide abilitate sono in prima linea nel far rispettare le norme all’interno di musei e monumenti e comprendiamo che debba essere la Direzione a stabilire le regole di ogni sito sulla base delle sue caratteristiche specifiche, quindi non contestiamo la necessità di itinerari e di tempi obbligati in questo periodo, al fine di assicurare il flusso in sicurezza dei visitatori. Le norme sanitarie però non richiedono e non giustificano la scelta di far lavorare solo le guide del concessionario. Il percorso e il tempo regolamentati possono essere coniugati perfettamente con le guide “esterne”. Lo dimostrano altri esempi in Italia, come il Colosseo, dove alla riapertura la Direzione ha organizzato itinerari e tempi molto rigidi, ma senza creare problemi alle guide".

Secondo l’avvocata Antonella Anselmo, “la nuova regolamentazione, del tutto irragionevole e sproporzionata, costituisce un ostacolo alla libera prestazione dei servizi professionali. Non è consentito al concessionario porre in essere comportamenti anticoncorrenziali che si fondino su abuso di posizione dominante o su situazioni di fatto monopolistiche. La gestione dei siti culturali deve comunque avvenire nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni di legge, anche di derivazione euro-unitaria e delle specificità dei rispettivi profili professionali.”

Conclude Ruggiero: “E’ gravissimo che la profonda crisi innestata dal COVID-19 venga esacerbata dall’esclusione della guide turistiche dai siti in cui prima lavoravano. Oltre a toglierci lavoro, la crisi rischia di distruggere completamente la nostra professione, se lo Stato non interviene immediatamente a garantire il diritto di esercitarla in tutti i luoghi pubblici della cultura: musei, aree archeologiche, mostre, chiese, ecc."

 

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