“Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale” è il secondo libro del Forum Disuguaglianze Diversità, a cura di Fabrizio Barca e Patrizia Luongo, pubblicato da Il Mulino lo scorso maggio, a poca distanza dalla pubblicazione del primo libro del Forum intitolato “15 proposte per la giustizia sociale”.

Il Forum Disuguaglianze Diversità unisce otto organizzazioni di cittadinanza attiva e decine di ricercatori con lo scopo di proporre politiche pubbliche e azioni collettive finalizzate all’aumento della giustizia sociale nel nostro Paese.

In questa seconda pubblicazione, le quindici proposte per la giustizia sociale presentate nel primo Rapporto vengono riprese, dettagliate, spiegate in modo più divulgativo e ne viene raccontata anche l’evoluzione della “messa a terra” grazie a Pubbliche Amministrazioni, università, organizzazioni e gruppi informali che si sono alleati per passare dalle proposte teoriche alla pratica.

ESSERE PIÙ GIUSTI. ESSERE DIVERSI

Ridurre le disuguaglianze e aumentare la giustizia sociale non vuol dire divenire tutti uguali, ma vuol dire avere la libertà di essere tutti diversi. Quest’affermazione può risultare un po’ spiazzante, eppure è connessa “al pieno sviluppo della persona” di cui parla l’art.3 della nostra Costituzione e al pensiero di Amartya Sen per il quale la giustizia sociale è la capacità di ciascuno di fare le cose alle quali assegna valore senza compromettere la possibilità delle future generazioni di avere la stessa libertà. Nell’epoca in cui viviamo però moltissime persone non hanno la possibilità di poter sviluppare pienamente le proprie capacità, perché ci sono enormi e crescenti disuguaglianze economiche e sociali ovvero di reddito, di ricchezza, di condizioni materiali, di accesso e di qualità del lavoro; ci sono disuguaglianze di accesso ai servizi fondamentali e alla ricchezza comune; ci sono evidenti disuguaglianze di riconoscimento, ossia c’è chi viene considerato dalla collettività e dalle politiche, ma c’è anche chi rimane invisibile. Ci sono disuguaglianze di genere pervasive e spesso sottovalutate. Ci sono alcune di queste disuguaglianze che riguardano in maniera particolare alcuni pezzi del nostro Paese, disegnando la geografia delle disuguaglianze territoriali. E, secondo le analisi del voto, sono proprio gli abitanti di questi territori che votano in massima parte, sostenendo la deriva autoritaria. Il senso di ingiustizia e la rabbia si incanalano infatti prevalentemente in una fascinazione per politiche populiste e autoritarie.

SMONTARE I MECCANISMI PER CAMBIARE GLI INGRANAGGI

Il libro dedica ampio spazio ai meccanismi di formazione delle disuguaglianze, in particolare quelle di ricchezza privata e comune che influiscono su ogni altra disuguaglianza. Andare a fondo su come nascono queste ingiustizie è fondamentale per allontanare l’idea di una presunta ineluttabilità della situazione e per capire come invertire la rotta.

I meccanismi individuati di formazione delle disuguaglianze di ricchezza sono tre: il cambiamento tecnologico, l’equilibrio di potere tra lavoro e impresa, il passaggio generazionale.

Quali benefici per tutti porterebbe il cambiamento tecnologico se non accentrasse, come ora accade, conoscenza e benefici nelle mani di pochi? Cosa potrebbe succedere se recuperassimo una sovranità collettiva sui nostri dati? Cosa potrebbe succedere con regole sui salari e contratti che garantiscano la dignità di tutti i lavoratori? Cosa significherebbe avere dei consigli dei lavoratori e della comunità locale che hanno voce in capitolo sulle scelte aziendali? Cosa succederebbe se si cambiasse un sistema di tassazione che oggi favorisce chi ha di più? Quale vita vivrebbero i giovani se, raggiunta la maggiore età, ricevessero una eredità universale dallo Stato, finanziata da un sistema di tassazione più giusto, che sgancia il loro destino da quello della situazione economica e sociale della famiglia di origine?

Il libro spiega i meccanismi di formazione delle disuguaglianze di ricchezza, gli scenari che determinano oggi, gli scenari nuovi che potremmo vivere se si attuassero le proposte per la giustizia sociale promosse dal Forum Disuguaglianze Diversità.

Rimando al libro per una trattazione più completa delle quindici proposte, che ho accennato in parte attraverso le domande di cui sopra. Dedico invece lo spazio che segue ad una riflessione personale sul ruolo del settore culturale in questa transizione possibile verso un mondo più giusto.

IL SETTORE CULTURALE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

Tra le Pubbliche Amministrazioni, le organizzazioni e i gruppi alleati del Forum Disuguaglianze Diversità per la “messa a terra” delle proposte per la giustizia sociale, il mondo culturale non è molto presente.

Eppure ci sono diverse convergenze spontanee tra il campo d’azione del Forum e quello del settore culturale, come per esempio la narrazione di scenari possibili e lo sviluppo di territori marginali.

Il libro “Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale”, definisce in modo molto chiaro quali potrebbero essere gli scenari alternativi e futuri nel caso in cui si perpetuasse la situazione presente o venissero fatte scelte diverse e più giuste sul cambiamento tecnologico, sull’equilibrio di potere tra lavoro e impresa, sul passaggio generazionale.

Il potere dell’immaginazione è una fortissima leva per il cambiamento, visualizzare scenari alternativi aiuta a comprendere, a sentire nel profondo la reazione del proprio essere a ciò che si osserva, le parole e le immagini spesso contribuiscono al cambiamento di norme sociali e assetti mentali. Sono affermazioni che ben comprende chi lavora nel mondo culturale, chi vive e ama la cultura, perché sono la base di gran parte delle motivazioni e delle reazioni alla produzione artistica e culturale.

Ecco allora spiegato perché il mondo culturale è un importantissimo alleato della transizione verso un mondo più giusto. Molti operatori e operatrici culturali, molti artisti e artiste favoriscono l’azione per un mondo meno diseguale attraverso la costruzione di immaginari, attraverso la visualizzazione e la narrazione con strumenti e pratiche artistiche di ciò che ci aspetta se nulla cambia, di ciò che potrebbe essere la nostra vita se le cose cambiassero, se quei meccanismi di formazione delle disuguaglianze girassero in altro modo.

Chissà cosa potrebbe venir fuori se qualche artista lavorasse sugli scenari possibili e alternativi disegnati dal Forum Disuguaglianze Diversità...

Oltre alla produzione di contenuti, c’è un altro campo di azione importante per la giustizia sociale sul quale è già molto attivo il settore culturale: lo sviluppo dei territori marginali.

Una delle quindici proposte per la giustizia sociale riguarda le politiche di sviluppo territoriale, le quali, secondo il Forum Disuguaglianze Diversità, dovrebbero essere co-progettate attraverso un confronto aperto, acceso, ragionato e informato tra tutti gli abitanti, e dovrebbero innovare i servizi essenziali come pre-condizione per lo sviluppo economico, sul modello della metodologia utilizzata per la Strategia Nazionale per le Aree Interne.

Il ruolo del settore culturale nell’innovazione dei servizi e nell’attivazione delle comunità locali è ormai riconosciuto e incentivato, meno sostenuto da politiche pubbliche, più sostenuto da fondazioni di erogazione, ma rimane comunque un campo di sperimentazione estremamente vivo e fertile.

Il welfare culturale come forma di cura del singolo e della comunità, l’innovazione dei paradigmi educativi che rende più attrattiva e contemporanea l’offerta formativa, la creazione di nuovo senso per gli abitanti che crea anche attrazione turistica: sono dei campi di azione cross-settoriali dove molti operatori e operatrici culturali sono già in azione e dove diverse sperimentazioni hanno già degli impatti evidenti e dimostrati.

Sullo sviluppo territoriale dei territori marginali il mondo culturale sta già facendo moltissimo e potrebbe fare ancora di più se le politiche di sviluppo permettessero più libertà d’azione e mettessero a disposizione più risorse.

UNA CONCLUSIONE APERTA

Il metodo con il quale sono state elaborate le quindici proposte per la giustizia sociale si basa sull’interdisciplinarietà e il confronto interno, tra i membri del Forum, ed esterno, pubblicando materiale e lasciandolo aperto al commento e alla modifica, generando discussione e consapevolezza su un determinato tema, cercando la compiutezza solo dopo la pubblicazione.

Questa prima riflessione sulle convergenze possibili tra il mondo culturale e il lavoro del Forum Disuguaglianze Diversità, sul ruolo della cultura in un processo di pensiero e azione collettiva per la giustizia sociale, viene pubblicata così, ancora in stato embrionale, incompiuta, sperando che da queste parole sorga una discussione e dunque un’attivazione.

Nell’epoca in cui viviamo l’arte e la cultura non possono rinunciare alla loro componente politica, non possono non essere di parte. Nell’interdisciplinarietà necessaria al tema della giustizia sociale, la cultura può avere un ruolo fondamentale.

Parliamone di più e agiamo di conseguenza.

 

Alessia Zabatino è un’economista dell’arte, progettista e analista di politiche pubbliche per lo sviluppo territoriale, attivista per i diritti umani. Collabora con Fondazioni, ONG e PA per il miglioramento della qualità di vita in territori marginali. È membro del Forum Disuglianze Diversità.

ABSTRACT

Forum Disuguaglianze Diversità is an alliance between researchers and eight active citizenship organizations with the aim of proposing collective actions and public policies to increase social justice and to decrease inequalities. The article reviews the latest ForumDD's book titled "Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale" [A fairer future. Anger, conflict and social justice], defining the concept of social justice, the taxonomy of inequalities in Italy and the mechanisms that lead to economic inequalities. The article proposes a personal reflection about the role of the cultural sector in the transition to a fairer world.

 

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