Insieme alla comunità internazionale, ICOM e ICOMOS esprimono “preoccupazione in merito alla decisione delle autorità turche di modificare lo status di Santa Sofia da un museo a una moschea e le ripercussioni che ciò può avere in termini di conservazione e accessibilità di questo eccezionale patrimonio artistico e culturale”. “ICOM - afferma il presidente Alberto Garlandini - sostiene da decenni il ruolo dei musei come luoghi di incontro aperti a tutte le persone senza distinzione, uno spazio creativo in cui le persone possono interagire con il patrimonio culturale in tutte le sue dimensioni, collegando passato, presente e futuro”. “ICOMOS - sottolinea il presidente Toshiyuki Kono - spera che le opere artistiche continueranno ad essere accessibili”. ICOM e ICOMOS condividono l'opinione secondo cui conservazione e accessibilità devono continuare a essere al centro della gestione di Santa Sofia, indipendentemente dalla sua futura funzione e giurisdizione.

Pur funzionando come museo, Santa Sofia è stata anche un luogo di educazione e ricerca, beneficiando dello scambio di conoscenze tra curatori, studiosi e specialisti. Le continue discussioni che riuniscono esperti turchi e internazionali certamente arricchiscono la comprensione del monumento e supportano gli sforzi di conservazione per mitigare gli effetti del tempo sulla struttura. Le discussioni tra esperti devono anche continuare soprattutto per garantire la cura futura di Hagia Sophia in ogni aspetto della sua conservazione. “ICOM spera che la funzione di Santa Sofia come museo continuerà, sottolineando l’importanza della sua conservazione e continua accessibilità al pubblico e agli esperti”, afferma Peter Keller, direttore generale ICOM. Secondo ICOMOS Turchia “questo magnifico monumento di storia dell'architettura mondiale può continuare a ispirarci come simbolo di fratellanza interreligiosa e pace nel mondo”.

 

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