“Questo recupero è avvenuto perché nel Nucleo Tpc di Udine è stato effettuato un monitoraggio del web e su un sito era in vendita questo oggetto. I Carabinieri si sono resi conto del suo valore e hanno chiesto prima una consulenza all’Università di Udine; quindi abbiamo richiesto informazioni all’Iraq e le autorità ci hanno fornito indicazioni circa l’appartenenza a una civiltà mesopotamica Halaf, sviluppatasi nel periodo compreso tra il 5.900 ed il 5.100 a. C. Gli elementi sono stati ritenuti sufficienti dall’autorità giudiziaria e la Procura della Repubblica di Udine ha disposto il sequestro e la restituzione del bene all’Iraq”. Lo ha dichiarato il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), a margine della cerimonia di restituzione al governo iracheno di una statuetta muliebre raffigurante “Dea Madre”. Presenti il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini e l’Ambasciatrice irachena in Italia, Safia Taleb Al-Souhail. “I Carabinieri Tpc – ha ricordato - sono in Iraq dal 2003; dal mese di luglio sono stati impegnati in attività dirette sul territorio con il recupero di 1636 oggetti archeologici e l’arresto di 53 persone per scavi clandestini. Abbiamo contribuito a catalogare nella nostra banca dati delle opere da ricercare oltre 4000 beni sottratti al Museo nazionale iracheno di Baghdad”. 

Il raro e prezioso manufatto, di piccole dimensioni (cm 9x3), era stato individuato dai Carabinieri del reparto specializzato nella prevenzione e nel contrasto dei crimini commessi in danno del patrimonio culturale, nel dicembre del 2017, nel corso del quotidiano controllo del web, su una piattaforma commerciale on-line dove era stata posta in vendita da un privato. La statuetta veniva descritta nell’inserzione come “rarissima”, “da museo”, di origine mediorientale, risalente a 7.000 anni fa. I preliminari accertamenti esperiti anche attraverso la consultazione dei bollettini ICOM (International Council of Museums), hanno consentito ai militari di richiedere l’emissione di un decreto di perquisizione e sequestro del bene culturale alla Procura della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine che ha concordato con le risultanze prodotte dai militari operanti.

Eseguito il sequestro, la figurina di terracotta è stata sottoposta a valutazione tecnica de visu al Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine, che ha certificato la provenienza mesopotamica del bene ascrivibile alla cultura Halaf risalente al periodo ricompreso tra il 5.900 ed il 5.100 a. C., verosimilmente esportato illecitamente dal Medio Oriente. L’illecito detentore è stato pertanto deferito in stato di libertà per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato (art. 176 d. lgs 42/2004), ricettazione (art. 648 C.P.) e contrabbando (art. 292 dpr 43/1973). Anche le competenti autorità irachene, informate del recupero dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma, hanno riconosciuto formalmente il raro manufatto come appartenente al proprio patrimonio culturale nazionale, rivendicandone la proprietà e invocandone la restituzione. 

 

Articoli correlati