ICOM - l'organizzazione internazionale che rappresenta i musei e i suoi professionisti - ha pubblicato il suo rapporto annuale che raccoglie risultati, attività e progetti realizzati nel 2019. I dati del rapporto raccontano un’organizzazione che durante lo scorso anno ha visto crescere la sua base associativa del 9,5%: oggi ICOM riunisce 48.931 membri provenienti da 142 paesi e territori, inclusi i 118 comitati nazionali. I membri registrati nei comitati internazionali hanno visto un aumento annuo del 20,1%, per un totale di 22.794. Lo scorso anno, inoltre, sono nati due nuovi comitati internazionali, dedicati a “Disaster Resilient Museums” ed “Ethical Dilemmas”. Nel rapporto si ripercorre un anno di “sforzi volti a garantire una rappresentanza globale efficiente di musei e professionisti museali”, a iniziare dalla conferenza generale di Kyoto - nel settembre 2019 - che ha riunito 4.590 partecipanti in rappresentanza di 120 paesi e territori. Il tema della conferenza (“I musei come hub culturali: il futuro della tradizione”) “ha ispirato ampie riflessioni, discorsi e discussioni su come i musei stanno rispondendo alle mutevoli aspettative della società garantendo la vivacità del patrimonio culturale che ospitano”, si legge nel rapporto che ripercorre anche il dibattito accesosi intorno alla nuova definizione di museo.

L’estate scorsa arriva infatti la proposta ICOM di una nuova definizione di museo, alternativa a quella attuale adottata nel 2007 ma alcuni Comitati nazionali si dicono contrari (ICOM Italia - che guida il gruppo di chi vorrebbe una discussione più ampia sul tema - la ritiene “inadeguata a definire il museo”). Inizia così una discussione serrata che approderà proprio a Kyoto dove si decide il rinvio del voto. Una differenza di opinioni - secondo quanto appreso da AgCult - alla base delle recenti dimissioni di Suay Aksoy da presidente di ICOM. La riflessione sulla nuova definizione di museo “ha massimizzato con successo l'inclusione, tenendo conto della sorprendente diversità delle voci ICOM”, scrive Aksoy insieme al direttore generale Peter Keller nell’introduzione al rapporto datata 17 giugno 2020: qualche giorno dopo rassegnerà le dimissioni e ICOM nominerà l’italiano Alberto Garlandini alla guida dell’organizzazione internazionale. A lui il compito di mediare tra le posizioni in campo.

 

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