ROCK programme (immagine tratta dal Report “Culture, Cities and the COVID-19 Pandemic”)

La crisi generata dalla pandemia COVID-19 ha squassato la vita culturale delle città, con effetti devastanti anche in termini di disuguaglianze di accesso, partecipazione e contributo alla cultura, accesso agli spazi pubblici, sostenibilità finanziaria, flusso di beni e di servizi culturali. Un bilancio dell’impatto di medio e di lungo periodo è prematuro, ma la violenza e la pervasività dei fenomeni lasceranno sicuramente un segno profondo.

Biblioteche, centri sociali, musei, gallerie e luoghi della cultura sono stati chiusi tutti e per molto tempo. Concerti, spettacoli, festival, mostre e molte altre attività culturali sono stati annullati dall’oggi al domani. Ancora oggi, le misure di distanziamento fisico e le restrizioni della mobilità impongono la sospensione di eventi culturali e spettacoli e di progetti anche di grande rilevanza. I numeri sono impressionanti: al 22 aprile 2020, Il 95% dei Paesi di tutto il mondo aveva chiuso i propri musei al pubblico, e 128 Paesi avevano congelato completamente tutte le loro istituzioni culturali. Al 20 maggio 2020, quasi tutti i musei del mondo avevano ridotto le loro attività in conseguenza della pandemia, quasi un terzo aveva ridotto il personale. Si stima che più di un decimo sarà costretto a chiudere definitivamente.

È questo il contesto nel quale è stato prodotto il Rapporto dell’United Cities and Local Governments (UCLG) sulle misure adottate dalle città in risposta alla pandemia e sulle prospettive per la ripresa.

L’UCLC, creata nel 2004, rappresenta i governi locali e regionali e ne difende gli interessi sulla scena globale. Attualmente rappresenta il 70% della popolazione mondiale, ed è l’associazione tra città con il maggior numero di membri e con la maggiore capacità di influenza nei confronti delle Nazioni Unite.

Il Comitato Cultura dell'UCLG è una piattaforma globale unica di città, governi locali, associazioni, organizzazioni e reti che collaborano e promuovono il ruolo della cultura nelle città sostenibili. La missione del Comitato della Cultura dell'UCLG è promuovere la cultura come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile attraverso la diffusione internazionale e l'attuazione locale dell'Agenda 21 per la cultura, e promuovere e rendere più esplicito il rapporto tra politiche culturali locali e sviluppo sostenibile con interventi nelle città sui diritti umani, sul buon governo, sullo sviluppo incentrato sulle persone e sulla co-creazione.

Fin dallo scoppio della pandemia COVID-19, l’UCLG ha prodotto una serie di strumenti per sostenere le città e i governi locali a indirizzare le loro politiche, e in particolare le politiche culturali, in risposta all’emergenza. Nel mese di marzo è stata inaugurata la pagina web CULTUREcovid19. Nei mesi successivi è stata la volta del Decalogo della Presidenza dell'UCLG per l'era post covid-19 (con un capitolo dedicato interamente alla cultura “Culture as an antidote for the secondary effects”), della Dichiarazione della campagna #culture2030goal “Assicuriamoci che la cultura possa esprimere tutto il proprio potenziale in risposta alla pandemia Covid-19”, e della esperienza di apprendimento dal vivo #beyondtheoutbreak sulla mobilitazione culturale.

L’8 giugno 2020 è stato pubblicato il Rapporto di cui parliamo qui, un tentativo di documentare le iniziative e le misure iniziali avviate e attuate dalle città e dai governi locali, al fine di affrontare l’impatto della crisi nella loro vita culturale. Il documento tratteggia anche alcune delle principali condizioni che possono garantire che la cultura sia al centro della risposta alla crisi causata dal Covid-19. Il documento è stato reso disponibile il 18 maggio come bozza, aperta a commenti, osservazioni e suggerimenti fino al 1° giugno 2020.

Il lavoro si concentra soprattutto sulle misure attuate dalle città di tutto il mondo, finalizzate alla creazione di nuove possibilità di accesso al patrimonio e alla conoscenza, alla tutela dei settori e degli attori culturali con misure economiche, allo sviluppo di modelli di creazione, produzione e consumo più sostenibili, al ridisegno delle componenti fisiche e spaziali dei luoghi e delle attività culturali, alla tutela dei diritti culturali, nel quadro delle nuove, più profonde disuguaglianze sociali.

Queste misure, nell’era post-COVID, rappresentano strumenti indispensabili, oltre che per fare della cultura un antidoto contro gli effetti secondari della devastazione, anche per consolidare la cultura come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile.

Aarhus ha trasformato un concerto di musica in un evento drive-through in un locale di nuova costruzione alla periferia della città. La città di Gabrovo sta preparando una delle sue feste principali, il Carnevale, riadattandolo al confinamento e alla sfera virtuale, con nuovi premi pensati per le nuove circostanze (verranno premiati balconi, cortili o finestre, famiglie e animali domestici in maschera da carnevale). Bogotá, con la strategia "Asómate a la Ventana" ("Affacciati alla finestra") ha portato librerie e letteratura in movimento, seminari dal vivo, balli, musica e film nei quartieri più vulnerabili della città.

Circa le nuove possibilità di accesso, il Rapporto consente di comparare le diverse soluzioni digitali adottate da un gran numero di città. Sullo sfondo, resta, inquietante, il peso sempre più insostenibile del divario digitale.

Una breve sezione del Rapporto, che speriamo si arricchisca in futuro anche con risorse operative, è dedicata alle proposte di organizzazioni internazionali e locali per fare del patrimonio culturale uno strumento di resilienza. Il tema è di importanza cruciale, ed è auspicabile che lo sforzo di intelligenza collettiva consenta presto di passare dalle dichiarazioni alle soluzioni. Più orientato in questa direzione è il capitolo che raccoglie le esperienze di ripensamento e di riorganizzazione della dimensione fisica e spaziale della cultura, che significa, oltre che dematerializzazione, anche invenzioni di modalità nuove (drive-in o drive-through) e soprattutto, capacità di ridisegnare gli spazi pubblici urbani, tenendo conto dei fattori climatici e urbanistici.

Una rassegna di misure economiche e finanziarie adottate dalle città documenta quanto sia stata sollecita e pronta la loro risposta, che va dal sostegno dell’offerta con sovvenzioni straordinarie alla fiscalità di vantaggio, dal sostegno ai lavoratori della cultura ai cambiamenti nella programmazione culturale, fino alla formazione e alle iniziative di capacity building degli operatori. Altre misure sono invece state orientate a collaborazioni inter-istituzionali e internazionali.

Monitoraggio, dati di impatto e analisi sono anch’essi misure per rispondere alla crisi. Fin dai primi giorni di confinamento è emersa la necessità di monitorare le strategie di risposta immediata, soprattutto a livello locale, soprattutto quelle che potrebbero mitigare il rischio e garantire la sostenibilità dei mezzi di sussistenza degli artisti e dei professionisti della cultura.

Ricerca e raccolta di dati sull'impatto economico della crisi e sulle sue ricadute si sono dimostrati cruciali per trovare alternative adeguate durante il periodo di de-confinamento e oltre, e per consentire una migliore pianificazione di nuovi percorsi per la cultura. Indubbiamente, quella del 2020 è la pandemia più investigata e memorizzata attraverso indagini sociali flash della storia.

Il Rapporto si interroga sulla sorte dei diritti culturali durante la fase più acuta dell’emergenza. Alcune città hanno risposto approfondendo anche in piena crisi alcune questioni di principio; altre, accanto alla tutela e alla promozione dei diritti culturali, hanno mostrato un maggiore impegno a lavorare sui servizi pubblici culturali, anche alla luce delle disparità a livello cittadino che la crisi ha svelato.

Non sorprendentemente, il Rapporto si conclude con una rassegna di contributi – prevalentemente teorici, e noti ormai ai nostri lettori – sul rapporto fra cultura e sviluppo sostenibile e cultura, benessere e salute.

Abstract (Extracted from the Report)

“COVID-19 crisis has affected the cultural life in cities extraordinarily, with implications for the existing inequalities to access, participation and contribution to culture, access to public spaces, and the financial sustainability and the flow of cultural goods and services. The impact of the crisis on the values that constitute our societies are impossible to calculate at this stage. This crisis has led to the mass closure of libraries, community centres, museums, galleries and cultural venues, and the cancellation of concerts, shows, festivals, exhibitions and many other cultural activities. Similarly, due to physical distancing and travel restrictions, cultural events and performances have been suspended and projects have been put on hold. The numbers speak for themselves: by 22 April 2020, 95% countries around the world had closed or partially closed their museums to the public, and 128 countries had entirely closed down all their cultural institutions. By 20 May 2020, almost all museums around the world had reduced their activities because of the consequences of the pandemic, nearly one third of them had reduced staff, and more than one tenth may be forced to close permanently”.

The UCLG Report focuses on documenting the Initial Measures and Drafting Challenges Ahead at city level. In the production the report, UCLG’s focus has been on initiatives and measures related to creating new possibilities to access heritage and knowledge, advocating to protect the cultural sectors and actors with economic measures, providing opportunities for more sustainable models of creation, production and consumption, rethinking the physical component of culture, protecting cultural rights, considering a broader framework of inequalities in society, and consolidating culture as the fourth pillar of sustainable development.

United Cities and Local Governments (UCLG) is the world organisation created in 2004 which represents local and regional governments and defends their interests on the world stage. It currently represents 70% of the global population, and it is the association of cities with most members, and with the greatest capacity of influence before the United Nations.

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