Cosa c’è da rimediare oggi? Le stesse cose che erano da rimediare già da molti decenni. Abbiamo continuato a percorrere, nei paesi cosiddetti ricchi, modelli di sviluppo in ambito economico, ambientale, sociale che hanno generato ingiustizie, ineguaglianze, distruzioni, povertà.

Ambiente, alimentazione, welfare, medicina, cultura, media, economia, tecnologie, salute, in tutti gli ambiti si è reso evidente come tale modello non sia più sostenibile e percorribile.

Nel testo Rimediare Ri-mediare: saperi, tecnologie, culture, comunità, persone, edito da FrancoAngeli, un gruppo di 27 esperti in diversi ambiti esprime le proprie riflessioni sui seguenti temi: il modello di sviluppo occidentale, l’impoverimento continuo di alcune fasce di popolazione; l’accrescimento delle ricchezze di ristrette élite; i rischi dei processi di disintermediazione in ambito economico, politico, culturale e informativo; la cancellazione del welfare; la riduzione del sostegno alla ricerca, all’educazione e alla formazione; la necessità di coniugare attentamente lo sviluppo delle tecnologie con il bisogno di contatto, socialità e comunità; la continua messa in crisi degli esperti e il non riconoscimento delle competenze e dei saperi; le derive del populismo e le luci e le ombre di molte pratiche di engagement; le forti accentuazioni dell’individualismo e delle differenze contro il senso di comunità e di appartenenza; la distruzione dell’ambiente.

Le analisi vengono condotte non soltanto in riferimento alla propria disciplina, ma anche attraverso visioni d’insieme interconnesse.

Un lavoro corale, cominciato 3 anni fa e tuttora in corso, che cerca di superare i singoli specialismi (comunque necessari) per affrontare la complessità odierna. Ne scrivono Gianmaria Ajani, Giulia Allegrini, Simone Arcagni, Lucio Argano, Alessandro Bollo, Roberto Burlando, Annalisa Cicerchia, Stefano Colmo, Norma De Piccoli, Saura Fornero, Aldo Garbarini, Alma Gentinetta, Maurizio Grandi, Marta Maddalon, Francesco Maltese, Ezio Manzini, Alice Mulasso, Roberta Paltrinieri, Anna Maria Pecci, Ugo Perone, Matteo Pessione, Carlo Petrini, Renato Quaglia, Francesco Remotti, Agostino Riitano, Ludovico Solima, Fabio Viola.

Come sosteneva Edgar Morin “non basta inscrivere ogni cosa ed evento in un quadro od orizzonte. Si tratta di ricercare sempre la relazione e le interrelazioni tra ogni fenomeno e il suo contesto, le relazioni tutto-parti: come una modifica locale si ripercuote sul tutto e come una modifica del tutto si ripercuote sulle parti” (tratto da: Edgar Morin, “La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero”, Raffaello Cortina 2000, pp. 19,20).

E proprio oggi il rimediare nei suoi due significati di cercare soluzioni, cure, rimedi e del riformulare, riprogettare, ripensare non può che avvenire, pena il fallimento, in un’ottica di trasformazione complessiva e sistemica. Ad esempio aver cura dell’ambiente vuol dire necessariamente cambiare la mobilità, la produzione industriale, il turismo, l’agricoltura, l’alimentazione, ecc. Così come in qualsiasi altro ambito che è stato troppo “compartimentato”.

Queste tematiche, a causa dell’emergenza Covid19 sono oggi ampiamente dibattute. Ma era già ben evidente in tutti gli scorsi decenni quanto stesse accadendo. Tre anni fa quando con gli autori dei contributi ci siamo interrogati su questi temi, vi erano altrettanti segnali di situazioni di crisi e disagio. Alcuni episodi di intolleranza, di violenza, l’uso delle fake news, i linciaggi sui media verso chi proponeva idee differenti, il razzismo, l’assalto al mondo della scuola e dell’informazione segnalavano condizioni di precarietà e di esasperazione, ma anche di rottura di equilibri, relazioni sociali e comunitarie.

Cosa era successo e cosa stava succedendo?

La società si stava polarizzando sempre più, come sosteneva Christopher Lasch si andava sempre più verso una società bipolare dove “pochi privilegiati avrebbero monopolizzato i vantaggi della ricchezza, dell’educazione e del potere”[1] con la conseguente accentuazione della povertà e della disoccupazione, della crisi della classe media, del verificarsi di manifestazioni di violenza, tribalismo, razzismo e tutto ciò che è successo in ambito finanziario, immobiliare, industriale.

Altri fenomeni importanti, che nel volume vengono analizzati, sempre muovendosi nell’ottica che ognuno è a sua volta causa ed effetto, riguardano l’accentuazione della distanza tra politica e cittadini, tra élite e popolazione, tra individuo e comunità, perché si stava generando un distacco così ampio, tra esperti e cittadini e comunità sino a giungere in più occasioni al non riconoscimento di competenze, esperienze, conoscenze.

Pratiche errate di audience engagement in più ambiti, una retorica della partecipazione, processi partecipativi spesso limitati a proclami, interazioni banali e strumentali hanno provocato sfiducia, generato attese e disatteso aspettative, confuso ruoli e responsabilità. Ma anche da parte dei cosiddetti “esperti” spesso non vi è stata una declinazione del proprio ruolo e delle proprie professioni in modo appropriato, a volte ci si è arroccati nelle discipline, nei propri linguaggi, nei propri entourage.

Sempre in questo contesto hanno interagito processi economici, produttivi, media e tecnologie (l’infosfera e l’onlife di cui parla Floridi[2]) producendo e facilitando tra l’altro anche quei processi che oggi definiamo con il termine disintermediazione: la scomparsa o la non necessità di mediatori in più ambiti dalla cultura alla salute, informazione, turismo, commercio, ecc.

Fenomeni diversi, pratiche errate, declinazioni disfunzionali rendono necessario oggi ripensare e riprogettare le politiche per la partecipazione, i modelli partecipativi, gli istituti di partecipazione.

Un altro elemento fondamentale del volume Rimediare e del dibattito odierno è la comunità. Negli ultimi decenni si è resa sempre più evidente la perdita del senso di appartenenza, condivisione e responsabilità verso le comunità di cui facciamo parte. Si sono sviluppati conflitti e in più occasioni vi sono state manifestazione di violenza e razzismo. Si sono contrapposte due idee di comunità una più inclusiva, partecipativa, aperta, l’altra tendente a rafforzare il senso di stretta appartenenza e identità con il risultato di chiusura ed esclusione.

La crisi delle agenzie di mediazione e dei cosiddetti corpi intermedi ha ulteriormente aggravato la situazione. Si sono infatti ridotti e in altri casi scomparsi gli “spazi” dove i diversi bisogni e istanze dei cittadini possono essere ascoltate, messe a confronto e rappresentate, costruendo così comunità più solidali e inclusive.

Il testo Rimediare prende in esame anche altri aspetti inerenti l’attenzione dovuta alla persona e alle comunità in ambiti quali: la sanità, l’istruzione, la cultura, la legge, l’abitare, l’alimentazione, la salute psico-fisica e come si siano trasformati il linguaggio e i sistemi di comunicazione culturali e transculturali.

I diversi autori propongono strategie e percorsi per Rimediare alle problematiche che anche l’emergenza da Covid19 ha messo ulteriormente in evidenza.

In una logica e con un atteggiamento che combattano il dominio incontrastato dell’immediatezza “come mito onnipervasivo dominante delle nostre società... La mediazione è bandita, il presente diventa attimo nella sua neutra istantaneità, non conosce più la consistenza del tempo, né dispone di relazione con il passato o il futuro e neppure, propriamente, contiene la relazione con l’alterità delle persone e delle esperienze”[3].

La cultura nella sua più ampia accezione può e potrà giocare un ruolo centrale ed essenziale, progettando come dice Arjun Appadurai “il futuro come fatto culturale”[4]. La cultura è un dialogo tra aspirazioni e tradizioni sedimentate. Bisogna riprendersi il futuro considerando le aspirazioni come capacità culturali.

Note e riferimenti bibliografici

[1] Christopher Lasch La rivolta dell’élite. Il tradimento della democrazia, Neri Pozza, 2017, p.36.

[2] Luciano Floridi, La quarta rivoluzione, come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina Editore, 2017.

[3] Ugo Perone, in Rimediare, Ri-mediare, saperi, tecnologie, culture, comunità, persone, a cura di F. De Biase, FrancoAngeli Editore 2020 (p.331).

[4] Arjun Appadurai, Il futuro come fatto culturale,Raffaello Cortina, Milano, 2014.

Rimediare, Ri-mediare, Franco Angeli, 2020 - Euro 35

ABSTRACT

Our development model is under discussion once again. The current crisis highlights the urgency of a broad confrontation across different topics, which are explored in this book by a pool of experts in a number of fields: the inequality and injustice of the Western society; the impoverishment of certain demographic groups; the increased accumulation of wealth by the elites; the concerns connected with the disintermediation of economical, political, cultural and informational relationships; the annihilation of the welfare state; the dwindling investments in research and education. Furthermore, the authors analyse the challenge of connecting technological developments with the social needs of community and human contact; the role of experts and the appreciation of the value of knowledge; the extremes of populism and the contradictions of some engagement practices; the risks that an increased individualistic approach brings to community and common values' creation; and finally the impact of all of these aspects on the environment. The book is a contribution in order to debate and mediate, recommending options and works towards a sustainable future.

 

Francesco De Biase, dirigente dell’Area Attività Culturali della Città di Torino. Direttore della collana Pubblico, Professioni e Luoghi della Cultura, edizioni FrancoAngeli. Ha pubblicato diversi saggi e articoli in merito alla progettazione e all’organizzazione culturale, all’audience engagement e alle professioni culturali.

 

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