Da destra - Antonio Bisaccia, Antonio Ligios, Giovanna Cassese, Gaetano Manfredi, Giuseppe Soriero

Il Ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha avviato il “tavolo permanente”, recentemente costituito, con i cinque presidenti delle Conferenze nazionali di Accademie di Belle Arti, Conservatori e Isia. Del tavolo fanno parte Antonio Bisaccia, Presidente della Conferenza dei Direttori delle Accademie di Belle Arti, Giovanna Cassese, Presidente della Conferenza dei Presidenti e Direttori Isia, Giovanni Floris, Presidente della Conferenza dei Presidenti dei Conservatori di Musica, Antonio Ligios, Presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica, Giuseppe Soriero, Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Accademie di Belle Arti, più tre alti funzionari del Ministero dell’Università e della Ricerca.

I presidenti delle Conferenze Afam, a loro volta, stanno studiando la costituzione di un soggetto unico che le ricomprenda tutte. Il tavolo permanente ha il compito di occuparsi, a livello istruttorio, della proposizione di un innovativo modello di architettura normativa in grado di correggere e superare la legge di settore e tutto quello che di negativo ne è derivato sotto forma di regolamenti.

Lo strumento tecnico individuato è la “legge delega”, che costituirà la cornice della riforma. Il tavolo, in questa prospettiva, è allora uno strumento fondamentale perché, per la prima volta, i soggetti facenti parte del sistema Afam vengono coinvolti nel processo decisionale. Strategico sarà il palinsesto dei temi da trattare e fondamentale la costruzione della squadra che si occuperà dell’Afam. Entro il 15 agosto saranno nominati finalmente i direttori generali, mentre è stato già nominato chi si occuperà del reclutamento, il Dott. Covolan.

Prima di affrontare questa sfida, dovranno essere risolte diverse emergenze: dalla questione della seconda fascia alla ripartizione delle nomine dei docenti, dalle procedure dei trasferimenti fino all’emanazione del DM per la formazione delle graduatorie nazionali dei docenti in possesso dei requisiti di cui all’art. 1, comma 655 della legge n. 205 del 27 dicembre 2017, cosi come modificato all’art.3 quater, comma 3, della Legge n.12 del 5 marzo 2020, etc.

Il Ministro Manfredi, sul tema della risoluzione immediata dei problemi, ha comunicato che sono state assegnate risorse significative sul piano investimenti. Esse saranno usate anche per soddisfare le istituzioni rimaste fuori dal finanziamento riguardante l’edilizia (c’erano solo 16 milioni di euro e i progetti esecutivi approvati necessitavano di circa 22 milioni) ma comunque presenti in graduatoria per gli interventi  ex DM n.1146 del 2019. In un momento in cui gli spazi e la sicurezza sono nodi difficili da affrontare questa prospettiva risulta vitale.

Ci sarà, inoltre, il coinvolgimento dell’Afam sui fondi europei e si procederà – dopo l’estate – a costruire il percorso, dopo venti anni di attesa, dei “dottorati Afam”. La questione dei dottorati Afam è stato per gli studenti da sempre un vulnus che ha pressoché annientato il futuro di almeno due generazioni di allievi. I temi da sviluppare nel tavolo permanente per la nuova riforma, che si spera essere radicale, sono davvero tanti. Si va dalla governance al reclutamento (s’interverrà  sul decreto approvato ma attualmente sospeso), dal consolidamento e sviluppo delle istituzioni all’autonomia della “capacity building” che deve riformare l’organizzazione interna delle istituzioni, dal necessario ampliamento dell’organico (non potrà cioè essere una riforma a costo zero) fino all’internazionalizzazione, come strumento per ricollocare – in senso lato – anche il destino del Made in Italy: formazione artistica e musicale, insomma, come strumento principe per valorizzare le eccellenze.  Il Ministro Manfredi ha sottolineato con forza l’uso dello strumento della valutazione. Ovvero, se da un lato il ministero interverrà concretamente per rilanciare il sistema (con tutte le cose che languono da anni…), dall’altro cresceranno le aspettative nei confronti del settore, il quale dovrà entrare in un serio meccanismo di valutazione e auto-valutazione: i cui criteri vanno costruiti, però, con i soggetti che conoscono il settore e non come modello astratto (che produrrebbe solo sterili discrasie). Questo consentirà alle eccellenze di emergere e alle situazioni in sofferenza di migliorare.

 

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