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Se paragonato a grandi programmi quali Erasmus+ o i Programmi Quadro (come Horizon 2020 per il ciclo 2014-20 e Horizon Europe per il ciclo 2021-27), Creative Europe è un programma molto piccolo, e le sue dimensioni finanziarie riflettono la scarsa attribuzione concreta di priorità che la programmazione europea ancora purtroppo dà alla cultura se paragonata ad altre aree di attività. È anche vero che nei programmi più grandi i temi culturali o legati alla cultura stanno acquistando spazio crescente (ad esempio, in Horizon 2020 hanno avuto spazio notevole e nel futuro Horizon Europe un intero cluster di uno dei pilastri del programma, il secondo, sarà dedicato ai temi della cultura, della creatività e della società inclusiva). Ma va anche detto che l’accesso alle risorse in questi programmi più grandi è molto più competitivo, e anche la complessità della progettazione e la scala dei progetti rende la partecipazione molto più impegnativa e rischiosa dal punto di vista delle probabilità di successo. Per tutte queste ragioni, Creative Europe resta quindi un programma assolutamente centrale perla sostenibilità dei settori culturali europei, e lo è ancora di più in questo difficile e incerto scenario post-pandemico.

In vista della negoziazione del budget per il ciclo 2021-27, il mondo cultuale europeo si era in realtà mosso con congruo anticipo per ottenere un sostanziale incremento delle risorse destinate a Creative Europe, e per una volta il lavoro di pressione è stato efficace nel senso che ha portato effettivamente a una seria considerazione in tal senso. In realtà, il primo grande risultato raggiunto da questo vasto movimento di opinione è stato quello di salvaguardare il futuro di Creative Europe come programma autonomo, perché in una prima fase del percorso di definizione della nuova programmazione 2021-27 la possibilità di incorporate Creative Europe all’interno di altri programmi era tutt’altro che remota. Il risultato ulteriore era stato quello di arrivare, nel maggio 2018, alla proposta della Commissione Europea di assegnare al futuro Creative Europe un budget di 1,85 miliardi di euro rispetto agli 1,4 miliardi del ciclo 2014-20: un incremento non spettacolare, ma certamente significativo se riferito alle non incoraggianti prospettive iniziali e soprattutto importante nello stabilire il principio che, in una fase tanto delicata della programmazione economico-finanziaria dell’Europa dei prossimi anni, la cultura fosse uno di quei settori che meritava un livello più elevato di risorse dedicate.

Lo scoppio della crisi pandemica ha naturalmente prodotto uno shock non indifferente sugli equilibri delle scelte di bilancio faticosamente negoziate fino ad allora, e in particolare la destinazione di un ammontare inusitato di risorse comunitarie al futuro Recovery Fund (con complessità negoziali che hanno riempito al cronaca dei due mesi precedenti) ha inevitabilmente comportato ripercussioni molto serie tanto sul bilancio di lungo termine dell’Unione Europea (il Multiannual Financial Framework, MFF) che di conseguenza sui vari programmi europei, alcuni dei quali, come ad esempio lo stesso Horizon Europe – per il quale si è deciso di passare da un budget di 94,4 miliardi di euro a uno di 80,9, vale a dire un taglio di quasi dieci volte l’intero budget di Creative Europe 2014-20 – hanno dovuto subire tagli importanti. Il prossimo, delicato passaggio della riallocazione di bilancio presso il Parlamento Europeo sarà certamente soggetto a importanti e già annunciate “richieste di miglioramento”, per cui l’esito finale della negoziazione deve essere ancora definito nella sua interezza. In ogni caso, è significativo osservare come, mentre all’inizio del processo di rimodulazione del MFF fosse stata avanzata la proposta di tagliare il budget di Creative Europe a 1,52 miliardi di euro (vale a dire, una somma superiore al budget 2014-20 ma comunque significativamente inferiore, alla luce della dimensione complessiva del programma, rispetto alla proposta iniziale), anche grazie alla nuova mobilitazione del mondo culturale che aveva addirittura chiesto un raddoppio del budget rispetto a quello 2014-20 (ovvero un ammontare di 2,8 miliardi di euro), con la più che ragionevole motivazione che proprio in un contesto post-pandemico la cultura avrebbe potuto e potrà giocare un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’Europa, la decisione finale (ad oggi) è stata quella di riportare il budget al livello della proposta iniziale del maggio 2018, ovvero 1,64 miliardi di euro.

In una situazione complessa come quella appena descritta, questa soluzione va indubbiamente letta come una grande vittoria, e per quanto il riconoscimento del ruolo della cultura nello scenario di ricostruzione non sia stato sancito tanto spettacolarmente quanto avrebbe assicurato un effettivo raddoppio del budget rispetto al ciclo precedente, si tratta comunque di un risultato importante e tutt’altro che semplice da acquisire. Un risultato che dà in particolare un fondamento concreto all’idea che la cultura offre un contributo importante a varie aree strategiche dell’edificio economico e sociale dell’Unione Europea, come programmaticamente riconosciuto anche dalla Nuova Agenda Europea della Cultura, un documento strategico non ancora pienamente apprezzato nel suo valore trasformativo ma che guiderà molte scelte importanti in ambito di politica culturale nei difficili anni che ci aspettano.

Cosa ci potremo aspettare allora dal prossimo Creative Europe 2021-27? Il programma dovrà saper conciliare due comprensibili esigenze: da un lato, fornire un supporto decisivo alle reti culturali europee per fare in modo che la crisi che stiamo attraversando, e che durerà a lungo, non porti alla dissoluzione di una parte significativa dell’architettura dei sistemi europei di produzione culturale. Dall’altro, promuovere forme innovative di produzione culturale che sappiano combinare la qualità della proposta culturale con una forte capacità di impatto sociale, soprattutto con riferimento ai temi chiave della futura politica culturale europea come il benessere, la coesione sociale e la lotta alle disuguaglianze socio-economiche ed educative. Inoltre, Creative Europe dovrà offrire una forte spinta al sistema delle industrie culturali e creative europee per aumentarne la visibilità e la presenza nel contesto culturale e creativo globale, un obiettivo importante in un momento nel quale la geografia della cultura e della creatività sta rapidamente perdendo il suo tradizionale orientamento occidente-centrico in favore di una rapida e per molti versi entusiasmante proliferazione di nuove proposte culturali non soltanto dai Paesi dalle economie più solide, ma anche e soprattutto dal Sud del mondo.

Si potranno conseguire obiettivi così ambiziosi con risorse tutto sommato ancora relativamente modeste? Molto dipenderà dalla qualità della programmazione, ovvero dai temi e dai contenuti delle varie call che daranno corpo al programma. Su questo, però, si può essere ragionevolmente ottimisti, perché il percorso di elaborazione che ha portato l’Europa a dare priorità ai temi dell’impatto sociale è avvenuto in parallelo all’elaborazione del nuovo Creative Europe. I segni concreti di questa co-evoluzione non tarderanno a manifestarsi.

 

Pier Luigi Sacco, professore all’università IULM di Milano e senior researcher al metaLAB di Harvard.

ABSTRACT

Creative Europe represents a central programme for the sustainability of European cultural and creative sectors, especially in this difficult and uncertain post-pandemic scenario. After a long negotiation at European level, it was decided to bring the budget of the next Creative Europe 2021-27 back to 1.64 billion euros, same level of funding as in the initial Commission proposal of May 2018. In a complex situation like the current one, this solution is a great victory, and although the importance of the role of culture in the reconstruction process has not yet been fully recognized, it is an important result, not easy to acquire. Though hard times ahead due to the economic fallout of the coronavirus pandemic, the real effectiveness of the next Creative Europe will depend on the quality of the themes and contents in the strategic planning process and calls for proposal.

 

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